Cultura Modica

Modica, il bello? Un esercizio critico

Il problema non sono le statue

Modica - Statue brutte in posti belli.

Statue belle in posti brutti.

Ormai da mesi sembra questo l’assillo dei modicani, tormento che annebbia la vista su altre e più urgenti questioni urbanistiche. L’idea di bellezza nella città – oltre che soddisfare lo spirito - ha l’ambizione di sfidare il tempo: offrendo un valore per l’eternità.

La città di pietra barocca, durerà in eterno con le sue bellezze.

La città odierna fondate sulle convenienze tecniche, economiche, speculative….è un funzionale senza qualità. La città tutta, non è un’opera d’arte. Il dibattito attuale a Modica riguarda – spesso in modo superficiale – la dialettica tra il bello apparente e il brutto arbitrario, ma solo se il soggetto del dibattere è un tema collettivo.

Siete capaci – da qualsiasi formazione provenite - ad osservare oltre la semplice forma? Bisogna dirigere l’interesse verso la dimensione del vivere e non solo sull’estetica. Bisogna sostenere e verificare l’idea che ogni singolo angolo di Modica rispecchi fedelmente la varietà delle persone che ci vivono e questo non è certo una questione di bellezza. Chiedo: è possibile attuare – senza alzare la voce – la partecipazione democratica alla realizzazione concreta della rappresentazione di sé, della propria appartenenza alla cittadinanza?

I temi collettivi a Modica abbondano: piazze, palazzi, strade, monumenti, statue chiostro e porticati, questi sono e devono essere i terreno dell’esperienza critica collettiva, comune e condivisa, oltre ogni esternare sentenziante.

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I principi estetici della storia dei luoghi - nel corso del tempo - hanno prodotto a Modica regole e attenzioni da riconsiderare come ispiratori nelle trasformazioni urbane odierne. Una possibilità espressiva ancora essenzialmente estetica con la quale si esprime il senso della cittadinanza, l’orgoglio di essere parte di un luogo. A Modica necessita un rinnovato e cosciente senso di partecipazione alle scelte oltre i personalismi, i protagonismi e i paludamenti accademici, come antidoto ai disastri che – specie nella periferia – la speculazione del Novecento ha prodotto.