Cultura Goethe al femminile

Le donne viaggiatrici: I siciliani? Di bell’aspetto e cortesi

Il racconto di Emily Lowe

«In Sicilia, come in Norvegia, potevano viaggiare tranquillamente donne sole senza accompagnatori». Lo affermava nel 1857 orgogliosamente e con grande soddisfazione, da vera pioniera, la viaggiatrice inglese, Emily Lowe, che la percorse per ben due mesi. Da quel momento altre viaggiatrici di varie nazionalità la seguirono.
La Sicilia offriva alle donne viaggiatrici un'interessante combinazione di avventura, arte e paesaggi, ma i loro sguardi si posero anche sul maschio siciliano, a cui ispiravano certamente - scrive nel 2007 Maria Carla Martini - una galante cortesia e una cavalleresca ospitalità. «I siciliani - affermava nel 1799 Ellis Cornelia Knight, figlia di un capitano della marina inglese - mi sembrano un popolo attivo e intelligente; vi era qualcosa nella forma e nel colore dei loro occhi, nella regolarità dei tratti e nell'espressività dei volti, che indicava l'origine greca; si potevano anche osservare tracce della conquista normanna nella loro carnagione chiara e nei capelli biondi che, così rari nel sud Italia, qui non erano affatto infrequenti». La razza normanna si conservava ancora e le viaggiatrici incontravano per le strade giovanottoni con gli occhi azzurri, i capelli castano chiari, la barba bionda, con stivali, speroni, calzoni di velluto nero, tabarro nero, mentre in altri i capelli neri e crespi, gli occhi brillanti, la carnagione bruna, le membra sottili e nervose, rivelavano invece il sangue arabo.
Condividevano con i colleghi viaggiatori maschi l'idea di una popolazione dolce e affabile, con un'apertura di spirito e di cuore che le lasciava sorprese e ammirate. Il siciliano si presentava ai loro occhi con una cortesia naturale, abbastanza raffinata; ne lodavano le qualità intellettuali, in particolare la finezza, la penetrazione, la prontezza e il dono poetico: atutto il popolo si diletta di poesia e perfino i contadini compongono versi, ed un uomo fa male la corte alla sua amata quando non è capace di celebrarne le doti».
Li descrivevano alti, vigorosi, con un bell'aspetto, un'aria pacifica e contenta. Osservavano i contadini che tornavano dal mercato e i pescatori che correvano con un carico di polipi sulla testa. aErano adatti a fare da modelli per uno scultore - scriveva la naturalista e pittrice inglese Marianne North - e sarebbe difficile trovare corpi più belli in qualsiasi posto; erano persone simpatiche, intelligenti e civili con cui conversare, nonostante la vita dura». Erano belli da vedere «quei pastori dall'aspetto nobile, con lunghi capelli che scorrevano sulle spalle, cappellini appesi in bianco e nero, camicie bianche di lana e pantaloni neri, pieni alla cintura, ghette nere e sandali».
I siciliani si mettevano completamente a disposizione delle illustri ospiti, oltre ogni ragionevole immaginazione. «E' sorprendente, se delle signore appaiono incapaci e innocenti - affermava Lowe - come la gente cada nel tranello, e si sforzi di servirle; le viaggiatrici non possono far di meglio che attenersi alla vecchia combinazione delle qualità della serpe e della colomba».
Anche il dialetto conservava qualcosa del linguaggio degli arabi e dei normanni. La gente lo conserva nella sua purezza, nelle sue costruzioni sottili, nelle sue finezze e sostiene che la sua pronunzia sia più dolce dell'italiano e che essa sia adatta straordinariamente alla conversazione intima e si presti perfettamente alla musica. «E finché le vostre orecchie non hanno sentito un siciliano che grida - sottolineava agli inizi del novecento la scrittrice e giornalista Norma Lorimer - non vi renderete conto pienamente di ciò che la lingua latina possa fare; egli inizia il suo grido con grande chiarezza ed eloquenza teatrale, per apprezzarne la cadenza e ammirarne la voce».
Orientale era l'isolamento in cui venivano tenute le donne dai mariti il cui atteggiamento era «di ossessività gelosa e protettiva mista ad un cavalleresco rispetto» e permanevano in Sicilia - secondo la giornalista americana Isabel Emerson - le mentalità saracene e normanne. «Noi del nord diciamo che i focosi siciliani mancano di costanza: invece quando sono toccati nel cuore, nessuno più di loro è capace di sacrificarsi con tanta determinazione; dopo averli conosciuti in questo lungo viaggio - concludeva Emily Lowe - pur pieni di difetti come sono, possiamo senza esitazione ripetere ciò che si dice, cioè che i siciliani sono più sinceri dei francesi, più cortesi degli inglesi e più raffinati dei tedeschi».

La Sicilia

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