Scuola Ragusa

La bidella fa la guerra a chi marina la scuola

La "salata"

Ragusa - Ho appreso – con molta soddisfazione – di una recente novità introdotta in moltissime scuole italiane. Novità della quale sono venuto a conoscenza personalmente: trovandomi in una aula di una scuola media ragusana, intorno alle 9 del mattino, la bidella è entrata in aula chiedendo all’insegnante chi fossero, se ce ne fossero, gli assenti di quel giorno.

La professoressa ha risposto fornendo il cognome dell’alunna assente, cognome riportato dalla bidella in un registro. Ho quindi chiesto alla mia amica insegnante di cosa si trattasse. “Semplicemente dell’attività di rilievo degli assenti. La bidella fa il giro delle aule – mi ha spiegato la professoressa – e raccoglie i nomi degli assenti. Poi li comunica alla segreteria che provvede a inviare un messaggio sul telefonino dei genitori dell’alunno assente. Se i genitori sono informati dell’assenza, finisce lì, in caso contrario….”

Ho gioito al pensiero che la moderna tecnologia permette un controllo di questo tipo. Utilissimo, ho subito pensato: se il ragazzo intende marinare (mi pare in italiano si dica così) la scuola, i genitori ne sono subito informati e prenderanno (volendolo) i giusti e necessari provvedimenti. Bello, bellissimo (ecco un utilizzo intelligente dei telefonini). Ma poi ho ragionato su quanto avevo visto.

Ed ho pensato che in questa maniera ai ragazzi di oggi è de facto impedito quello che ai miei tempi era la classica “salata”. Chi non andava a scuola la “salava”. Non so se ancora oggi si dica così, e del resto il verbo potrebbe estinguersi con la mia generazione, posto che i moderni studenti non potranno salare, controllati come sono. Ed è un bene. Ma con una punta di tristezza.

Perché se è vero che si salava per il terrore dell’interrogazione di matematica, è altrettanto vero che sovente la salata – specie quella di ottobre e quella di giugno – non era sempre e solo per evitare il due sul registro, ma anche per puro sport, per raggiungere il fiume Irminio o le cascate del Mastratto e fare il bagno in costume adamitico in acque gelide e limpide (non erano ancora le inquinatissime acque che oggi il Comune di Ragusa ha seri problemi a gestire).

Quanti fidanzamenti, quante liti, quante amicizie, quante gioiose risate, quanti scherzi, quanti sensi di colpa, quante lacrime, quante cazziate per quelle salate, singole, di coppia, di gruppo.

Oggi questo non è più concesso agli studenti tecnologicamente avanzati. Pazienza. Del resto, per comunicare c’è facebook. E se al fiume o al Mastratto si vorrà andare, basterà pagare le guide superspecializzate che ne hanno fatto un bellissimo – ed invidiabile – lavoro. Ma dovremo chiamarla “visita d’istruzione”, non più salata, la fermo colle scarpe da trekking e non scalzi, e non potremo mai perderci tra i ruvetti, perché se anche le giovani guide dovessero dimenticare il sentiero, ci salverà il GPS.

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