Cultura Ragusa

Maria Occhipinti, il film

Di Luca Scivoletto

Ragusa - Quella sua anima ribelle, Ragusa non l'ha mai dimenticata. Ma oggi la vede in modo diverso. Maria Occhipinti non è più la donna da ripudiare ma è la donna da ringraziare perché con il suo eroico coraggio ha fatto germogliare la protesta del "Non si parte" del 1945. Un film documentario, con la regia di Luca Scivoletto (a sinistra durante le riprese), e con gli inserti di numerose immagini d'epoca grazie alla collaborazione con l'Istituto Luce, ne raccontano adesso la vicenda e lo fanno con l'aiuto di tre donne speciali e protagoniste al tempo stesso rispetto alla storia e alla vita di Maria Occhipinti, nata nel 1921 e scomparsa nel 1996. Si tratta della sorella Rosina, della nipote Lorenza e di Marilena, figlia di quella "donna ribelle" che ha scosso le coscienze.
"Con quella faccia da straniera", il titolo del documentario prodotto da Giorgio J. J. Bartolomucci per Pinup, racconta dunque le tante sfaccettature di questa "donna di Ragusa". La Occhipinti comunista, poi anarchica, antesignana del femminismo, pacifista, apolide per necessità prima e per scelta poi. Il suo essere ribelle rispetto alla nuova chiamata alle armi nel '45, la spinge, incinta di cinque mesi, a gettarsi davanti alle ruote di un camion militare per bloccare il rastrellamento dei giovani renitenti alla leva. Per questa plateale protesta sarà incarcerata, confinata, schedata dalla polizia come sovversiva, condannata senza appello dalla famiglia e dagli amici del Partito comunista. Costretta a lasciare Ragusa e girare per il mondo insieme a sua figlia, tornerà nella sua Ragusa ormai anziana, dopo aver scritto due intensi romanzi autobiografici, "Una donna di Ragusa" e "Una donna libera".
Il documentario racconta dunque tutti questi aspetti, ma senza mai cadere nel facile tranello della semplice e per certi versi scontata ricostruzione, ma sviluppando piuttosto una serie di riflessioni grazie alle interviste realizzate e a stralci di un'intervista alla stessa Occhipinti, trasmessa più volte dalla Rai. Per il regista Luca Scivoletto girare questo suo terzo documentario ha significato mettersi sulle tracce di una figura nascosta e dimenticata della storia siciliana, nell'obiettivo di farne il simbolo del riscatto sociale e del processo di emancipazione femminile in Italia negli ultimi sessant'anni. Tante le testimonianze. Non solo i familiari più vicini ma anche i racconti di amiche ed estimatrici della "ragusana ribelle": la giornalista e leader femminista Adele Cambria, la critica letteraria Adriana Chemello, la pacifista Annaluisa L'Abate. Infine, i contributi dello storico Giuseppe Barone e della studiosa ragusana Laura Barone.
Il film, riconosciuto di interesse culturale nazionale e realizzato con il contributo del ministero per i Beni e le Attività Culturali, è stato prodotto da Giorgio J. J. Bartolomucci per Pinup, in collaborazione con Argo Software e con il sostegno del Comune di Ragusa, della Camera di Commercio, Industria e Artigianato di Ragusa e della Banca Agricola Popolare di Ragusa. Il soggetto è stato scritto da Maria Grazia Calabrese e Luca Scivoletto, la fotografia è di Clarissa Cappellani, il montaggio di Alice Roffinengo.

La Sicilia

Nella foto, Scivoletto con figlia, sorella e nipote di Maria: Marilena, Rosina e Lorenza

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