Cultura Riti

Gioia e Madonna Vasa Vasa. I due volti della Pasqua

L’origine delle due processioni

Scicli - La festa del Cristo Risorto oggi è la più partecipata da parte dei cittadini di Scicli. Si vorrebbe conoscere quanto è antica, ma dare una risposta non è facile, tenendo conto, oltretutto che le feste religiose cambiano nel tempo per partecipazione e per devozione. Nei vari secoli è cambiata la religiosità popolare ed una sua storia resta problematica. Padre Ignazio La China scrive che "la rappresentazione della resurrezione a Scicli è attestata nella chiesa di Santa Maria La Nova nel Seicento" e viene citata nel 1688 come "operetta" rappresentata davanti all'altare maggiore (I. La China, Appunti per una storia della pietà popolare a Scicli, Ragusa, 2008, pp. 202-203).
Due notizie penso che possano contribuire a saperne di più della festa di Pasqua nella chiesa di Santa Maria la Nova e della culto del Cristo Risorto nella chiesa della Consolazione in quel secolo. Due documenti, uno del 1635 e uno del 1642 ci dicono di un incarico dato da parte dei procuratori della chiesa di Santa Maria la Nova, tra cui si ricorda il Sac. Don Giuseppe Vona Manenti, allo scultore Pasquale Siracusa di Scicli per " fare la scena magistralmente fatta per la matina di Pasca dentro la detta chiesa con lo trabucco ancora per la discesa della Resurrezione e lo trabucco per cantare l'angeli la Regina Celi magistralmente fatti".
Nello stesso contratto il Siracusa s'impegna, inoltre, a "fare lo trabucco per la festa di San Guglielmo". Il Manenti s'impegna a fornire al maestro Siracusa tutto il necessario per la "scena" e cioè tavole, legni, chiodi e carta. Nel contratto del 1642 si legge che la scena deve essere fatta come negli anni precedenti. Il costo previsto è di nove onze. Ed un analogo contratto si documenta nel 1635 col costo di undici onze. Non si parla di altro. Certamente doveva esserci una statua del Cristo Risorto che doveva scenograficamente manifestarsi, e vogliamo pensare (ma è solo un'ipotesi) che quella rappresentazione possa essere analoga a quella attuale, in un contesto absidale alquanto diverso da quello attuale. Quella scultura non ci rimane, mentre ci resta quella che nel 1796 lo scultore catanese Pastore realizzò (ancora non mi so spiegare la notizia del Cataudella relativa all'attribuzione al Civiletti di quest'opera).
Ma la celebrazione della Pasqua è da segnalare anche nella chiesa di Santa Maria della Consolazione, dove ancora sono presenti le sculture del Cristo e di Maria (trasferite da qualche anno presso la chiesa del Carmine). Di quel gruppo scultoreo il Cristo, una scultura di media qualità formale, potrebbe riferirsi a quegli anni, e comunque a non molti anni prima, e potrebbe essere opera dei due capimastri-scultori Filippo Mastretta e Antonino Calisti di Vizzini che nel 1637 sono incaricati da Vincenzo Bonvento, un devoto della chiesa di Santa Maria di Betlem di Modica, "a fare un'immagine della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo incarnato e deorato e accalorato con due sgabelli, uno plano e uno frixiato, ornato di serafini, benfatto et magistralmente e secondo domanda l'arte qual immagine detti Mastretta e Calisti s'obbligano dare spedita e incarnata deorata e accalorata e spedita di tutto punto a detto Bonvento per tutto li 15 del mese di marzo prossimo…quale immagine deve essere di più bella forma del sopradetto della chiesa di Santa Maria di lo Cunsulo della terra di Scicli". Il prezzo pattuito è di onze diciotto. Il Bonvento, che dovrebbe essere un commerciante, devoto al Cristo Risorto, è tra coloro che finanziano l'urna reliquiaria della chiesa di Santa Maria di Betlem e sua è la volontà di inserire l'immagine del Cristo Risorto in bassorilievo che si trova sul coperchio in lamine d'argento dell'urna suddetta. Quel Cristo di Filippo Mastretta e di Antonino Calisti nel Seicento doveva essere quello con cui si celebrava la Pasqua unitamente al simulacro della Madonna (la Madonna vasa-vasa) che il Baldanza (Raniolo) nel 1645 realizza sempre per la chiesa di Santa Maria di Betlem. Il Bonvento, altresì partecipa anche finanziariamente alla realizzazione dell'urna reliquiaria con lamine d'argento della chiesa di San Pietro chiedendo di includere il tema della Resurrezione sul coperchio dell'urna. Nel contesto della cultura artistica del Seicento e non solo del Seicento è interessante notare come i capimastri scultori operavano sia nell'esecuzione di opere architettoniche e sia nell'esecuzione di sculture lignee o di di cartapesta.
Nel tempo la venerazione dei simulacri della chiesa della Consolazione è scomparsa, mentre ancora rimangono centrali le due feste di Pasqua della Madonna "vasa-vasa" di Modica e del Cristo Risorto di Scicli. Non ci resta, con ogni probabilità il Cristo dei maestri Mastretta e Calisti, non potendo collocare cronologicamente la scultura attuale, posta in una nicchia che si trova di spalle all'organo della chiesa di Santa Maria di Betlem.
La celebrazione della Resurrezione la riscontriamo in area iblea già nel Cinquecento e ricordiamo una delle tavole del polittico del Niger nella chiesa di San Giorgio di Modica (1573) e un tondo dei misteri gaudiosi della tavola con la Madonna del Rosario nell'omonima chiesa di Modica, un tondo dei misteri della Madonna e Santi della chiesa di Sant'Anna di Ispica. Una Resurrezione ancora non datata la troviamo nel polittico in calcare nella chiesa di San Rocco di Ragusa, mentre un'altra Resurrezione è quella che si trova nell'altare a sinistra del transetto della chiesa dell'Annunziata di Ispica riferita agli anni trenta del Settecento. Il tema continua ad essere riproposto in alcune pale d'altare del Settecento e del primo Ottocento. Una tela è quella da attribuire a Stefano Ragazzi nella chiesa del Santissimo Salvatore di Modica ed un'altra tela si trova nella volta dell'abside della chiesa di Santa Maria la Nova, opera di Tommaso Pollace.
Mentre il tema della Consolazione lo riscontriamo nella tela del 1600 nella chiesa del Carmine di Modica (opera di Daniele Monteleone) e in una copia nella chiesa di Santa Maria di Betlem ed a Scicli nella tela dell'altare centrale della chiesa della Consolazione, opera di uno dei Manno alla fine del Settecento.

La Sicilia

Ph. Luigi Nifosì

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