Cultura Scicli

I Manno e la pala d’altare della chiesa della Consolazione di Scicli

Una famiglia di pittori vissuta nel 700

Madrid - Prendo spunto dall’articolo di Paolo Nifosì “Gioia e Madonna VasaVasa. I due volti della Pasqua”, apparso su “La Sicilia” e su RagusaNews, relativo alla “tela dell’altare centrale della Chiesa della Consolazione, opera di uno dei Manno alla fine del Settecento” a Scicli.

I Manno, Antonio, Vincenzo, Francesco e Salvatore, furono quattro fratelli palermitani, pittori, che operarono in Sicilia e a Malta nella seconda metà del Settecento. Una bottega a conduzione familiare quasi, la loro, che soddisfaceva le richieste sempre più pressanti ed esigenti di una ricca committenza siciliana aristocratica e religiosa.

Antonio, che fungeva da capofamiglia, dopo un apprendistato nella bottega di Vito D’Anna a Roma, alla morte del pittore (1769), ritornò in Sicilia e assieme a Vincenzo intercettò numerose commesse che gli assicurarono una serenità economica e riconoscimenti artistici non indifferenti.

La prestigiosa elezione di Antonio ad Accademico di S.Luca nel 1788 ha molto a che fare con l’amicizia personale che legava il pittore palermitano a Pompeo Batoni, di cui spesso replicava temi pittorici e stilemi, alla bottega del quale affiderà nel 1786 la formazione artistica del fratello Francesco.

L’opera dei Manno non fu mai originale. Spesso riproduceva pedissequamente soggetti ed elaborazioni della scuola romana di metà Settecento, scuola che si riconosceva dapprima nel Maratta ma che aveva ricevuto col Conca, col Giaquinto, col Mengs, col Batoni, una vera e propria consacrazione internazionale.

Per questo, soprattutto con l’arrivo di Francesco nella Capitale, vi fu una vera e propria fuga di cartoni, disegni, bozzetti e tecniche dalle migliori botteghe di Roma verso la bottega dei Manno di Palermo. Cartoni, disegni e bozzetti che spesso venivano replicati infinite volte nell’esecuzione di tele anche di dimensioni notevoli.

Perché ho creduto opportuno scrivere questa lunga introduzione?

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Per due motivi fondamentali.

Il primo per riportare quanto già pubblicato dal sac. Ignazio La China nel suo prezioso testo “Appunti per una storia della pietà popolare a Scicli”.

Il secondo per esprimere un sospetto che potrebbe anche nascondere una verità.

A pagina 209 del lavoro del La China, alla nota 239, si legge questo testuale documento tratto dall’Archivio della Chiesa della Consolazione di Scicli (a proposito della “tela che rappresenta il Cristo Risorto che incontra la Vergine Madre alla sua uscita vittoriosa dagli inferi da cui trae Adamo ed Eva, San Giuseppe, Abramo e Davide):

“Discarico del Procuratore del capitolo della Consolazione pella Costruzione del Cappellone d’essa Chiesa, 1781-1789: [Anno 1786, senza indicazione di giorno] “Pagati al Signor Don Luigi Zisa per il modello, ossia disegno venuto da Roma del Quadro da farsi nell’Altare Maggiore, onze 8,26”.

Sappiamo da diverse fonti che l’architetto Venanzio Marvuglia aveva ricevuto proprio in quegli anni l’incarico di redigere un progetto riguardante la Chiesa di Santa Maria la Nova, progetto che l’architetto presenterà intorno al 1790.

Il Marvuglia, com’è noto, amava selezionare gli artisti e i collaboratori fra quelli più vicini alle correnti classicheggianti dell’epoca. Per questo più volte aveva segnalato Antonio Manno a suoi diversi committenti proprio negli stessi anni in cui il celebre architetto riprogettava la Chiesa di Santa Maria la Nova di Scicli.

E allora, il sospetto che il Marvuglia abbia potuto indirizzare la committenza sciclitana nei confronti di Antonio Manno è davvero pesante.

Resta però aperto il dilemma riguardo al bozzetto dell’opera o a un cartone preparatorio che, come ora sappiamo, fu eseguito a Roma.

Da chi?

Se la pista dei Manno fosse vera, Francesco Manno e la bottega prestigiosissima di Pompeo Batoni sarebbero la risposta. Il Batoni, in quel tempo, era, infatti, considerato il migliore pittore italiano.

Il Batoni morì improvvisamente purtroppo il 4 febbraio del 1787. Il biglietto rinvenuto dal La China non indica, disgraziatamente, con precisione né un giorno né un mese bensì solo l’anno.

Francesco Manno, dopo la morte del maestro, entrerà a far parte della bottega di Francisco Preciado de la Vega, un pittore di origine sivigliana, più famoso come membro dell’Academia de Bellas Artes de San Fernando di Madrid o come Segretario dell’Accademia di San Luca, di cui il fratello Antonio era membro, che non come artista vero e proprio.

“Pintor de càmara” di Carlo III di Spagna, morirà anche lui nel giro di un paio d’anni. Ma io escluderei, in tutta onestà, un eventuale coinvolgimento della sua bottega.

Tirando un po’ le fila della mia riflessione, senza per questo volere smentire il Nifosì, la grande pala d’altare della Chiesa della Consolazione di Scicli potrebbe essere frutto della collaborazione tra una bottega romana importante (verosimilmente quella di Pompeo Batoni, grazie all’intermediazione di Francesco Manno) e l’altra, meno accreditata di Antonio Manno, che alla fine avrebbe trasferito solo manualmente il bozzetto su tela come usava spesso a quei tempi.

La discesa di Cristo al Limbo, un quadrone custodito nella Chiesa di Sant’Orsola a Palermo, recentemente attribuito da diversi critici proprio al pennello di Antonio Manno, potrebbe essere un valido e utile termine di paragone per la pala d’altare della Chiesa di Santa Maria della Consolazione di Scicli.

CREDITI:

Voce Enciclopedia TRECCANI, Manno Antonio di Barbara Mancuso

Dizionario Biografico degli Italiani –Volume 69(2007), Manno Francesco di Rosella Carloni

Enciclopedia Italiana (1930), Batoni di Placido Campetti

Francisco Preciado De La Vega, Cándido de la Cruz Alcañiz, Universidad de Castilla-La Mancha, 2010

Appunti per una storia della pietà popolare a Scicli, sac. Ignazio la China, 2008

L’oro di Busacca, Giuseppe Barone, 1998

  

      

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