Cultura Scicli

CasaMarte: il frizzante esperimento nel cuore di Scicli

Il contenitore protagonista

Scicli- Freschezza e fermento. Questo si avverte visitando la particolare mostra/galleria/performance di Casa Marte a Scicli. Marte Casa d’artista è il progetto nato dalle fervide menti di alcuni ragazzi dell’Accademia di belle arti di Catania, tra le quattro mura domestiche di quella che più che un’abitazione sembra un laboratorio. L’idea portante è di esporre le opere in casa, luogo della quotidianità, e di aprirne le porte 24h/24, invitando chiunque a varcare la soglia e dare un’occhiata all’interno. Il progetto, nato circa tre anni fa a Catania, intorno a Marta Nigro, trova voce nel centro storico di Scicli in un’abitazione privata (gentilmente concessa ai ragazzi) nella scorse vacanze pasquali.

Lo strano connubio di pubblico e privato spiazza un po’ il visitatore: da un lato è infatti invitato a visitare la mostra, ma per farlo deve ‘violare’ l’intimità di una casa (compresi cucina, bagno e camera da letto) in cui gli autori vivono.

L’allestimento non è sempre di facile lettura: non c’è infatti un tema dominante ma, al contrario, è il ‘contenitore’, la casa appunto, col suo arredamento originale, ad aver indirizzato la scelta e la suddivisione delle opere. Anche in questo caso però, accanto all’asse oggettivo dello stile dell’arredamento, si affiancano criteri oggettivi e personali. Numerosi aneddoti fanno da ‘fil rouge’, scandendo il percorso con tappe poco chiare, come l’accostamento di sale e latte in ricordo di una colazione sbagliata, brani di canzoni e telefonate, candele della festa di Sant’Agata e così via. A primo acchito, tutti dettagli inutili, di scarsa rilevanza e interesse per chi guarda ma, svelato l’intento, ovvero ricreare quella quotidianità di mura domestiche, in fondo coerenti al progetto. Ciò che fa sorridere è infatti la freschezza, mista a un pizzico di ingenuità, di questi ragazzi, che con candore invitano proprio a ‘ficcanasare’ nel loro ambiente, seguendo le didascalie delle opere (prive di nessi tra loro) scritte su ‘pizzini’, così li chiamano loro, ovvero post-it attaccati alle pareti perché ‘in ogni casa universitaria si comunica per post-it’.

Casamarte quindi lascia piuttosto perplessi, spiazza, proprio perché raro caso in cui contesto e progetto prendono prepotentemente il sopravvento sulle opere, in un percorso che, se non spiegato, ha la pecca di essere poco chiaro e leggibile, pronto ad attirare critiche e scetticismo se non parafrasato.

Per quanto riguarda le opere (tantissime, troppe) la varietà è tanta ma disordinata: se l’obiettivo era ricreare il fermento di quella casa, è stato raggiunto. Tuttavia spiccano personalità più forti e mature, artisticamente come in qualsiasi gruppo di amici: su tutti prevale Daniele Paolino, dal tocco, o forse sarebbe meglio dire colpo, sicuro. Figure scheggiate, tagliate e taglienti, che sembrano riprendere qualcosa di Schiele o collocarsi sulla scia dell’espressionismo tedesco. Bene anche le sorelle Gallaro: Sara, più definita e matura, svela uno sguardo attento, affascinato ma anche scanzonato dietro la macchina fotografica, e Adriana (ideatrice del progetto assieme a Marta Nigro e pochi altri), più acerba e ancora in piena ricerca, tra tecniche e temi diversi. Interessante l’incontro-scontro tra analogico e digitale (allestito in bagno) in cui compare anche Giulio Nifosì. Sulla scia sperimentale di Adriana Gallaro si colloca anche Giorgio Gieri, le cui opere, molto legate ad episodi aneddotici catanesi (quindi di non facile lettura) tuttavia si impongono e catturano lo sguardo. Interessanti le fusioni di musica-pittura di Ignazio Giurdanella, le foto cristalline e morbide di Chiara Modica, nonché le vignette della mano decisa e matura di Salvatore Piazza.

Il rischio di cadere in una sorta di ‘giornata dell’arte’ c’è senz’altro ma bisogna riconoscere la bravura e l’impegno di questi ragazzi (ed esserlo è proprio la loro forza) nel calare il visitatore in una ‘casa-contenitore' che sembra essere fuori dal tempo e dallo spazio: incuriosiscono, sorprendono, spiazzano, provocano, deludono e affascinano, sulle note di un giradischi, in un contesto frizzante, il cui fermento, fresco e a volte ingenuo, attrae decisamente.

Post-it: non riescono a garantire l’apertura 24/24h, come dicono, e la forzatura della foto all’uscita infastidisce un po’ (meglio un gentile invito, anche se magari verrà declinato).

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