Cultura Scicli

Pilar, la musica cucita addosso

Ilaria Patassini e la sua pasqua iblea

Scicli - Se voi cherchez la femme, troverete Pilar, al secolo Ilaria Patassini. Autrice, cantante, interprete, assolutamente "fuori catalogo", come lei stessa ama definirsi, resistendo alla tentazione di sentirsi inscatolata dentro un "genere" o peggio ancora di dovere soggiacere supinamente alle regole del mercato. E non è un caso se il suo ultimo lavoro canoro ha titolo "Sartoria italiana, fuori catalogo". Ovvero buona fattura riconoscibile ad occhio, pardon ad orecchio. E del resto Pilar è autenticamente così, perché la meravigliosa femme canora, non è il "talent" dell'ultima ora, ma, diplomata in Conservatorio e in Repertorio da camera e vincitrice di innumerevoli concorsi musicali, vanta la collaborazione con autori come Bungaro (colui che firma le canzoni di Mannoia, Vanoni, etc..) ed è voce preferita dall'Orchestra in rivolta. Pilar, donna d'origine romana, è anche affetta da "sicilitudine". Ed è lungo i percorsi della Pasqua iblea, dal Cristo alla Colonna di Ispica al Venerdi Santo di Vittoria a "U Gioia" di Scicli, che abbiamo trovato la femme.
Perché la Sicilia?
"La Sicilia, sempre e comunque, dove torno appena posso. In questa terra i sensi si acuiscono, tutto è estremo. O meraviglioso o terribile. Persino la fatiscenza di certi luoghi, la loro decadenza, esercitano un fascino irresistibile, una sensualità disperata. E in Sicilia mi sento a casa, quando la casa è il posto a cui sentimentalmente si decide di appartenere al di là di ogni legame di sangue".
Qual è l'aspetto più suggestivo delle festività pasquali?
"L'orgoglio delle appartenenze che sono custodite e tutelate dalle diverse confraternite e dai vari ordini religiosi. Ognuno di loro ha una sua singolarità che viene esternata dal vestiario, dal corredo di riti. Tutto ciò è straordinario in un tempo di omologazioni".
Ed esattamente come la Sicilia sei "fuori catalogo"…
"Con questa terra, la sua gente, c'è sicuramente una tantitudine che ci accomuna. Una propensione per la complessità che, come nell'esercizio della mia voce, mi spinge ad usarla come uno strumento per riuscire a cogliere più cose nello stesso tempo".
Nel definirsi una sartoria italiana della musica c'è una nota polemica?
"E' la volontà di riconoscersi dentro quello stesso mondo artigianale della piccola e media impresa che ha costituito la ninfa vitale del paese Italia. Un'eccellenza di qualità, una ricerca del gusto che cerca la bellezza affinata dalla cultura e dall'arte e, parafrasando Massimo Gramellini, credi che fino a quando non torneremo ad essere il paese della bellezza, non saremo un paese".

La Sicilia

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