Cultura Modica

Quando Marianne North visitò Cava Ispica

Dopo Noto, la viaggiatrice scese finchè non passò sotto la rupe su cui era arroccata l’antica Spaccaforno

Modica - Marianne North: La prima donna viaggiatrice a Cava Ispica. Arrivò in Sicilia nel 1870 con l'idea del suo personale approccio alle bellezze del mondo visibile, e con i suoi colori vivaci con cui dipingeva i fiori in un paesaggio, che non erano dei semplici studi floreali per un salottino da signora né diagrammi botanici. Marianne North (1830-1890), figlia primogenita di un parlamentare britannico, proprietario terriero e uomo di cultura, era colta, aveva una bella voce di contralto e un carattere forte. Grande viaggiatrice, decise per realizzare il suo sogno, di viaggiare per il mondo dipingendo la flora dei paesi esotici. Si recò in Canada, Stati Uniti, Giamaica, Brasile, dove passò lunghi periodi nella foresta, Australia, Tenerife, Giappone, Borneo, Giava, Ceylon, Africa, India.
Dopo Noto scese finché non passò sotto la rupe su cui era arroccata Spaccaforno. L'hotel in cui doveva alloggiare le assomigliava proprio a una posada spagnola e il siracusano Politi, che accompagnava gli illustri ospiti, era in preda alla disperazione, perché nessuno sembrava disposto a fare qualcosa per loro, e tutto era coperto di polvere. "Tuttavia - scrisse Marianne - a forza di moine alternate a rimprovero, hanno finalmente trovato le chiavi delle camere, e Politi andò in giro per sistemarle, mentre il padrone di casa sedeva alla porta, e sua moglie faceva conversazione, nel frattempo il nostro amico aveva spazzato la stanza, e, infine, (credo) cucinato la cena con le proprie mani, portandolo in seguito, a noi per mangiare".
Riuscirono quindi ad alloggiare e a mangiare in attesa della visita alle cave: "Il vino era buono - commentò - e il caffé ancora più eccellente (portato da un'altra casa), e abbiamo avuto ancora del buon pane da San Paolo, e quindi non abbiamo avuto motivo di lamentarci del cibo, anche per il vecchio Bernardo, che sedeva al suo solito posto dietro la porta".
Furono procurati dei muli, che dovettero cavalcare nello stile maschile perché selle femminili non ce ne erano, ma la faticosa spedizione ne valse la pena. La compagnia era piuttosto allegra, i mulattieri avevano cantato per tutta la strada, e un povero ragazzo sordomuto li aveva seguiti, ed era stato coccolato da tutti, e sembrava perfettamente in tono con tutto il resto della selvaggia scena. "È stata una corsa al caldo, con molti chilometri di strada difficile e terreno accidentato, prima di raggiungere le famose grotte di Ispica, una crepa stretta ma profonda di due miglia di lunghezza, con un flusso chiaro sul fondo, e dei precipizi da entrambe le parti con grotte a nido d'ape o grotte, una sopra l'altra, a volte fino a cinque piani, con fori comunicanti da una all'altra; è di moda dire ora che queste grotte erano solo i recipienti per i morti, ma credo che la vita si sia riposta in quegli stessi fori".
Non trovò iscrizioni, ma vide i pastori, che ora vivono tra queste grotte: "Quei pastori erano figure dall'aspetto nobile, con lunghi capelli che scorrevano sulle spalle, cappellini appesi in bianco e nero, camicie bianche di lana e pantaloni neri, pieni alla cintura, ghette nere e sandali". Tutti vivevano ancora in gran parte allo stesso modo semplice con cui potrebbero forse aver vissuto prima del diluvio, e il luogo offriva tante immagini senza fine per la sua mano di pittrice "e la gente sembrava dolce e gentile". Camminarono per due o tre miglia "attraverso boschetti di oleandri, iris gialli, palme nane, e splendidi fiori selvatici, le pietre su entrambi i lati sempre pieni di grotte, e con edere appese, clematide, fico selvatico, e mesembryanthemum Antirrhinum, e seguita per il resto del nostro ritorno a casa tra i carrubi, mandorli e ulivi". Un paesaggio che ancora oggi mantiente intatte le stesse sensazioni: "Paesaggio unico nel suo genere, paesaggio naturale e particolare che racconta la storia di una civiltà antica, la storia del paese e di come vivevano la gente che abitava nelle piccole grotte e nelle caverne. Lo testimonia una chiesetta che porta ancora i segni di una civiltà che rivela la religiosità di chi ci ha preceduto".
Sono sul web, e sono le parole di un viaggiatore dei nostri giorni che in realtà poco si discostano da quelle dedicate alla Cava da Marianne North. Lei, che non si soffermò di più a Spaccaforno, e ripartì per Noto per fare un po' di compere. Era l'equivalente dello shopping ordierno, ma i prodotti da portare e, spesso, da importare nel proprio paese erano alquanto diversi.
A Noto, infatti, Marianne e i suoi accompagnatori comprarono una prelibatezza per la gola: fragole alpine. Si spostarono per dormire. E andarono ad Avola. Al suo ritorno dai lunghi viaggi, a Londra mise in mostra alcune delle sue opere, il successo ottenuto la incoraggiò e, nell'agosto del 1879, offrì la sua collezione ai Royal Botanic Gardens di Kew, impegnandosi anche di costruire un padiglione apposito. La costruzione dell'edificio, progettato da James Ferguson, iniziò in quello stesso anno e nel 1882 fu aperto il suo padiglione a Kew con ben 832 quadri da tutto il mondo. Su suggerimento di Darwin nel 1880 si recò in Australia e Nuova Zelanda dove trascorse un anno.
Morì all'età di 59 anni ad Alderly nel Gloucestershire il 30 agosto 1890. A Marianne North sono dedicati il genere Northea e quattro specie: Areca northiana, una specie di palma, Nepenthes northiana, una pianta carnivora del Borneo, Crinum northianum, e Kniphofia northiana.

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