Cultura Scicli

1523. Il gran rifiuto della suora di Scicli

Coraggio di donna, e di suora

Scicli - Un episodio alquanto singolare, di 490 anni fa, nella Scicli rinascimentale e con non pochi riferimenti all'attualità. Non foss'altro che per l'immediato rimando ai tanti dibattiti sulla possibilità che il nuovo Papa, Francesco, conceda o meno deroghe verso l'apertura al sacerdozio femminile. Un episodio, quello del 1523, che dimostra come già allora, e certamente ancora oggi, le donne organiche al clero cattolico non mancassero di spirito di iniziativa. E nello specifico episodio anche di una notevole risolutezza, ai limiti della ribellione.
Accadde infatti che il Monastero di Valverde a Scicli (che all'epoca era però nell'area attualmente occupata dalla bellissima chiesa di San Michele Arcangelo nella celebre via Mormino Penna, mentre l'attuale convento dove vivono ancora le suore di Valverde, che si trova nella omonima via, traversa della via Colombo, è stato costruito in epoca settecentesca, comunque dopo il terremoto del 1693) visse da protagonista una vicenda carica di tensione e dai pericolosi risvolti anche di ordine diplomatico. Era, il celebre convento sciclitano, il quarto fondato in ordine di tempo in Sicilia, solo dopo il convento principale di Messina (fondato nel 1200), quello di Avola (nel 1297) e quello vicino e collegato di Ragusa, fondato non sappiamo esattamente quando ma certamente prima del 1346; almeno a quell'anno risalgono i primi documenti archiviati che fanno riferimento al monastero ragusano, che secondo alcuni storici è invece possibile collocare molto vicino alla fondazione di quello avolese, quindi intorno alla fine del 1200 o ai primi del 1300. Le suore agostiniane raccolte nel convento di Valverde - in dialetto sciclitano "bellivirdi" - lo avevano infatti fondato solo l'anno prima, nel 1522. E poco dopo vennero chiamate ad una dura prova, di carattere, di autonomia, di fermezza notevolissime, ammirevole ancora oggi e a maggiore ragione se collocato nella prima metà del sedicesimo secolo, quando, appare evidente, non si accennava nemmeno alle pari opportunità.
Era infatti il 1523 quando il Vescovo di Siracusa (allora la diocesi aretusea aveva competenza sull'immenso territorio oggi diviso nelle tre diocesi di Ragusa, Noto e, appunto, Siracusa) annunciò la sua visita al neonato monastero femminile di Scicli. Ma la prioressa sciclitana, suor Francesca Burgaretta, rimandò al mittente la missiva e, per usare il linguaggio dell'epoca (il carteggio relativo alla delicata vicenda si trova nell'archivio storico della Chiesa di San Giorgio a Ragusa Ibla, attualmente in fase di sistemazione), "reluttò la visita del Vescovo". Insomma, rifiutò la proposta, e non per capriccio, quanto per un giusto rispetto delle regole, secondo le quali il monastero agostiniano non rientrava nella giurisdizione della diocesi, ma rispondeva solo alla suora provincialessa. E infatti suor Burgaretta si rivolse alla sua superiora, la responsabile dell'Ordine in Sicilia e residente nel convento di Messina, allora suor Caterina Goto, che a sua volta fece ricorso al Viceré di Sicilia, il principe Ettore Pignatelli, "querelandosi dell'usurpazione del Vescovo, e ne ebbe la sentenza a favore".
Grande vittoria, quindi, per il neonato monastero sciclitano, che infatti negli anni a venire divenne di fondamentale importanza nel panorama ecclesiastico dell'intera Contea, come qualche anno fa poté documentare chiaramente Paolo Nifosì in una pubblicazione dedicata alle vicende di questa vera e propria istituzione religiosa che allora come ora gli sciclitani indicano semplicemente come "a Badia".
Ma evidentemente i presbiteri siracusani avevano proprio voglia e desiderio di visitarlo questo convento. Perché non molti anni dopo l'episodio del 1523, e precisamente nel 1566, il vescovo siracusano rilancia, annunciando la visita. E la risposta fu identica a quella data quarantatrè anni prima da suor Burgaretta: la provincialessa delle agostiniane, allora Suor Marianna Corvaja, per impedire la visita del prelato si rivolge direttamente al Tribunale della Monarchia (paragonabile oggi ad una Corte d'Appello, posto che l'ultima sentenza spettava al Re), tribunale che sentenzia in maniera estremamente chiara, e soprattutto in maniera decisamente e incontestabilmente favorevole al monastero sciclitano e all'intero ordine monastico delle suore devote alla Madonna di Valverde: "il suddetto Monistero di Scicli ed ogni altro di Santa Maria di Valverde deve essere esente della giurisdizione ordinaria e soggetto alla provincialessa ed al giudice deputato da Sua Santità il Papa".
Una bella dimostrazione non soltanto di indipendenza, ma, anzi forse ancor di più, di intraprendenza e di forte volontà a far rispettare i propri diritti sanciti nelle leggi ecclesiastiche.
Del resto, quello dei conventi dedicati alla Madonna di Valverde hanno tutti una storia particolare, legata al fatto che, per il 1500 e il secolo successivo, ad entrare nell'ordine erano solo o comunque prevalentemente le figlie della migliore nobiltà locale. Non è un caso se nell'antico convento di Ragusa, a leggere l'elenco delle prioresse, ci si imbatte nel meglio della nobiltà iblea: da suor Sigismonda de Iurato, la sorella del barone Giacomo Antonio de Iurato, barone di Santo Filippo, potentissimo aristocratico della Ragusa cinquecentesca, alla omonima suor Costanza de Iurato, suor Margheritella Sammito, suor Letizia Iurato, suor Costanza della Marchesana, suor Gloriante de Grancoiro.

La Sicilia

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