Cultura Ragusa

Le memorie di Giovanni Gambina in un libro

E’ la sua quarta fatica

Ragusa - Il suo quarto libro aggiunge, precisa, migliora. L’opera, intrapresa ormai da otto anni, è quella di perpetuare nomi, fatti, tradizioni della Ragusa novecentesca. E Giovanni Gambina ha messo tutto se stesso in questa sua ultima fatica, la prima editata senza i suoi due mentori: Filippo Garofalo e Mimì Arezzo.

Giovanni Gambina lo scrive subito, nella presentazione del suo “Le memorie del passato: è ggiustu cuntalli”, che gli indimenticati e indimenticabili Garofalo e Arezzo furono i primi a incoraggiarlo (ed aiutarlo concretamente), lui fino a quel momento conosciuto commerciante ma certo non intellettuale impegnato, sulla strada della scrittura. Libri infarciti di fotografie e di aneddoti, di racconti, quelli ufficiali, degli avvenimenti pubblici di una intera comunità, e quelli familiari, privati, “i cunti ra nanna” insomma, ascoltati con devozione quasi, nelle lunghe sere d’inverno quando il passatempo era stare accanto all’anziana nonna tutt’attorno alla “conca” per riscaldarsi e alimentarsi, nutrirsi di “patrona o luocu” e di antiche “travature”.

Giunto alla quarta pubblicazione, Giovanni Gambina è ormai “obbligato” a proseguire nella non indifferente fatica: glielo chiedono tutti i suoi, tantissimi, amici, e i ragusani che spontaneamente gli consegnano antiche foto e tante, innumerevoli memorie. Fatto, questo, che conferma ancora una volta, sempre che ce ne fosse bisogno, la naturale predisposizione degli uomini a perpetuare il passato, e non solo perché per ciascuno di noi “i tempi passati” sono sempre migliori dei presenti (per il semplice quanto ovvio fatto che il passato di ciascuno coincide con la propria giovinezza, che, anche se vissuta tra le bombe della guerra, è sempre ben ricordata rispetto alla vecchiaia).

In “Le memorie del passato: è ggiustu cuntalli” sono tantissimi i personaggi ragusani, alcuni dei quali scomparsi, che in una sequenza rapida e scorrevole raccontano le vicende di un secolo o poco meno. Maggiore focalizzazione mette Giovanni Gambina, ed appare naturale, nei fatti che lui ha vissuto direttamente, sulla sua pelle. Rimasto orfano di padre ancora bambino, riuscì a sopravvivere (c’era la guerra, e altro verbo non è possibile utilizzare, se non, appunto, sopravvivere) con la madre e la sorella grazie all’aiuto dei nonni e dei tanti vicini che certo non erano ricchi eppure, poveri come loro, riuscivano a trovare pane e formaggio e qualche oliva per la giovanissima vedova e i due orfani. Gambina racconta – e a parere di chi scrive è la parte migliore del libro perché strettamente legata all’attualità – del periodo vissuto dall’intera città tra la metà degli anni ’50 e per il ventennio successivo: il boom economico, visto da vicino, da un perito elettrotecnico che da ragazzo lavora per conto terzi e poi si lancia, diventa commerciante nel settore dell’elettricità. Venti anni vissuti in una Ragusa lanciata verso nuovi traguardi, verso un nuovo stile di vita: automobili, case moderne, viaggi, la seconda casa in quella Mazzarelli ancora borgo e prossima a diventare cittadina balneare. La possibilità di guadagnare e permettere ai propri figli di studiare, di conoscere, di crescere in condizioni agiate, migliori certamente rispetto a quelle vissute dai genitori.

Un libro che, così come è stato per i tre che lo hanno preceduto, i ragusani leggeranno con piacere e qualche lacrimuccia, ci sta. Unico difetto della pubblicazione: l’aver ricordato, uno accanto all’altro, un nutrito gruppo di emeriti cittadini, tra morti (anche in epoche lontane) e vivi, vivissimi. Questi ultimi potrebbero sentirsi costretti ai dovuti scongiuri. E li comprenderemo.