Sanità Ragusa

Curarsi su Google

Nelle donne tutto ciò non accade perchè loro sono agli antipodi della ipocondria

Ragusa - Si diffonde sempre più, e non potrebbe essere diversamente, la consuetudine di consultare Internet quando si sta poco bene. Non potrebbe essere diversamente per il fatto che, fatte rare ma non rarissime eccezioni, Internet è entrato nelle case di molti italiani.

Sono ormai moltissimi gli uomini e le donne, ma con esisti diversissimi per motivi che appresso esporremo, che al primo mal di gola, al primo pizzico nella zona lombare, al primo punto rosso nei dintorni della scapola, insomma, all’apparire di una qualunque anomalia anche minima vanno su google, cercano uno dei tanti, tantissimi siti “medici” (obbligatorie in questo caso le virgolette), e negli appositi spazi descrivono con dovizia di particolari i sintomi registrati, possibilmente nelle ultimi dodici o ventiquattro ore.

Così facendo si otterranno per gli uomini due risultati, per le donne uno solo. Gli uomini, che sono/siamo geneticamente ipocondriaci, entreranno in fibrillazione, poi nel panico, infine nella più nera depressione. Il secondo risultato ottenuto sarà un bellissimo cazziatone da parte del medico curante, al quale infine ci si rivolgerà ormai rassegnati ad ascoltare solo e soltanto la conferma, inevitabile, della terribile diagnosi autoprodotta.

Nelle donne tutto ciò non accade perché loro sono agli antipodi della ipocondria. Una donna anche solo normale, senza bisogno di essere speciale, sopporta per giorni il dolore fino a soglie che gli uomini non possono reggere nemmeno per pochi secondi (sarà forse una diretta conseguenza dei quella maledizione perpetua della “donna tu partorirai con dolore?”). Come che sia, anche una donna normale che su Intranet abbia digitato i malanni di cui soffre, dal medico andrà solo molto tempo dopo e serenamente ne ascolterà la diagnosi, ma quella vera, e la eventuale cura.

Ecco, la cura. Sempre più numerosi i pazienti che, avendo ottenuto una diagnosi dal sito medico, andranno dal medico solo per farsi prescrivere le medicine che quello stesso sito suggerisce per la cura di quel dato malanno.

Inutile riportare i problemi, seri, che hanno da qualche tempo i poveri medici di famiglia nel convincere, o tentare di convincere i pazienti internettiani che quelle medicine, per quanto utili, possono diventare anche dannose se assunte per curare una inesistente malattia. “Ma l’ho letto su internet” è la normale contro risposta fornita dal paziente tecnologicamente avanzato. Esattamente come un tempo una notizia, anche se palesemente falsa, era ritenuta oro colato, perché? Ma come perchè: “perché l’ha detto la televisione”.