Cultura Musica

In morte di Luciano Lutring. Addio, adorabile zingaro

Il solista del mitra

Tutta la stampa italiana di ieri, 16 maggio 2013, (ma anche la stampa francese) si è occupata dei funerali di Luciano Lutring, il leggendario bandito degli anni Sessanta, soprannominato “Il solista del mitra”, celebrati a Massimo Visconti, sul Lago Maggiore.

Molti lettori francesi non hanno compreso l’interesse della stampa nazionale ed estera per questa notizia. Qualcuno l’ha anche biasimato.

Al di là della vicenda terrena di Luciano Lutring, che da oggi è sottoposta al severo giudizio della storia, esiste, in effetti, un motivo per ricordare la sua figura nel giorno della scomparsa. Un motivo che sfugge naturalmente ai francesi e tuttavia diventa per noi italiani l’occasione di una dolorosa meditazione del passato.

Non voglio ricostruire pedantemente le tappe di una vita criminale come un provinciale cronista di “nera”.

Le centinaia di rapine ai danni di negozi e banche gli valsero, all’epoca, l’etichetta di “nemico pubblico numero uno” ma anche quella di bandito gentiluomo per il suo proverbiale “fair play”. Rubava senza mai sparare un colpo, infatti. L’unica volta che sparò fu purtroppo a Parigi, braccato dalla polizia. Per questo fu condannato e, dopo un lungo periodo passato in carcere, poi graziato dal Presidente Pompidou. In seguito fu graziato in Italia anche dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone.

Lutring segna nella storia di Milano la fine di un’epoca.

La Milano della “Mala”, inventata da personaggi come Strehler e Fo, s’incarna per magia in lui e sopravvive addirittura alle sue gesta.

https://www.ragusanews.com//immagini_banner/1530630006-3-riviera-ponente.gif

L’uomo di tante splendide canzoni, cantate da Ornella Vanoni tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta del secolo scorso, infatti, gli somiglia. Amori turbolenti, bilanci non quadrati, ultimi appuntamenti nei quali il silenzio inchioda e paralizza l’amore.

Fu rocambolesco e sfarzoso, tenero e deciso, intelligente e mai banale. Un personaggio a tutto tondo che non conosce la paura e disprezza il pericolo.

Forse il cinema ha saputo cogliere meglio il lato più affascinante della sua avventura.  Carlo Lizzani nel 1966 lo racconta nel suo “Svegliati e uccidi”, con un cast d’eccezione: Robert Hoffmann, Lisa Gastoni e Gian Maria Volontè. Alain Delon lo interpreta in “Lo zingaro” di José Giovanni (1975).

Nel 1977 Luciano conobbe Dora Internicola dalla quale ebbe un figlio che morirà tragicamente nel 1991. Se non mi sbaglio (sono ricordi lontani, i miei), questa donna era di Scicli.

La morte del figlio gli cambierà definitivamente la vita più che il carcere, più che le condanne. Come ebbe a dichiarare pubblicamente ripetute volte.

Con Luciano se ne va un mito “negativo” dell’Italia della prima repubblica. Un’ammirazione pubblica mal celata lo assolse sempre nel segreto delle coscienze. Lo consacrò, nonostante tutto, eroe popolare perché aveva saputo dare una chiave di lettura personale, sicuramente sbagliata, ma autentica della vita.     

   

https://www.ragusanews.com//immagini_banner/1531731979-3-despar.gif