Cultura Scicli

Se Cristo è fermo alla pompa di benzina. Gli scatti di Gianni Mania

"Visioni e altri enigmi"

Scicli - C'è Cristo, fermo a un rifornimento di benzina. La linea gialla della tettoia è un orizzonte che ripartisce campiture di cielo, scale cromatiche ascendenti dalle chiarità degli azzurri ai blu. In linea con la direttrice verticale di un lampione, Cristo, in una veste che continua cromaticamente la scala degli azzurri, si sporge in un abbraccio panico, che vale per le esistenze minime che intravediamo sull'asfalto, che vale pure per il tir che pare venire incontro a Gesù e che invece vira a sinistra, assecondando la curva dello stradale.
Potremmo fermarci ancora su questa foto magnifica, ma le parole riducono l'arte.

È una immagine esemplificativa dello stile inconfondibile di Gianni Mania, la veduta studiatissima nei piani, nei colori, nei volumi, entro composizioni sempre terse, sempre animate da un nucleo che è idea ed emozione, che è occhio interno e insieme estetico sul panorama del mondo. Scendendo nel dettaglio dell'occasione espositiva, sono "Visioni e altri enigmi" le opere di Mania, esposte al Brancati di Scicli dall'11 maggio al 3 giugno. Dal suo ricco repertorio, il fotografo ha trascelto una serie corposa di immagini, che affronta monograficamente una faccia precisa del mezzogiorno italiano, ovvero il sacro.

Gianni Mania lo tratta in maniera inedita, fuori dai fastidiosi cliché, col sorriso ironico su un Padre Pio installato dentro una stazione di servizio, con un'attenzione vigile all'oggi e all'ambiguità dell'oggi, dove la storia sembra appiattirsi nell'immanenza bruciante del fotogramma, che immobilizza luce, colore, forme. Così, quello che potrebbe essere un censimento delle statue votive del Sud, è con Mania anzitutto ricerca estetica, memore della Pop Art, e più precisamente dei riverberi che la Pop pittorica porta ai codici fotografici, memore pure della cifra nobile di Luigi Ghirri. Quindi è riflessione antropologica sulle creazioni dell'uomo, sulle sue rappresentazioni, sul suo patrimonio simbolico, sulle valenze infinite di tutta una realtà oggettuale, che è la componente materiale dell'anima collettiva di un popolo.

Ci fermiamo davanti a un'icona votiva. È un monolite dorato dal sole, che s'innalza a sfiorare il concerto di nubi in moto. C'è silenzio attorno a queste immagini, alle Madonnine consunte dal tempo degli uomini, che associano il cemento all'oro, le serre a Cristo, che deve esserci dove c'è il lavoro, la Madonna alla Juve come al fiore, sull'intonaco sbrecciato come in tutte le cose dell'Italia che non va. E in questo silenzio si staglia la religiosità tutta contemporanea, ove calano le luci del giorno sulla drammaticità di una rete metallica, crepe fredde dell'anima comune, presenza squisitamente laica ma significante il bisogno universale di spiritualità.

La Sicilia

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