Cultura Scicli

La forza dolce della Madonna Guerriera di Scicli

La Giovanna D’Arco di Scicli

Scicli -“Tu sei la Madonna a cavallo (…) Ti amo. Tu sei la Madonna a cavallo”.

 ‘La Madonna a cavallo?’

Tutti, anche mia sorella e anche Tarquinio, erano stati sempre increduli in proposito; magari pensavano che fosse una mia fantasia, non un tagliente ricordo.

‘Era in un paese’ dissi ‘era in un paese attraversato da un fiume di sassi dove facevano la fiera. L’ho dimenticato che nome aveva… E l’ho cercato, ma nessuno lo sa, dove sia. E la Madonna a cavallo era solo lì. Io ero bambino, no? E la vidi sopra il cavallo impennato che pestava i saraceni, una madonna così diversa dalle altre. Mi dicono che non esistono Madonne a cavallo”

Elio Vittorini, “Il garofano rosso”

“Unica Madonna, a nostra conoscenza, che dismettendo il ruolo domestico, dolce, consolatorio o pietoso della madre, indossando la corazza e impugnando la spada, ci appare, superba e ardita, come l’ariostesca Angelica o la pulzella d’Orléans, in groppa a un cavallo bianco lanciato nella corsa, ausilio e condottiera dei Cristiani in lotta coi Musulmani”

Vincenzo Consolo, “La Sicilia passeggiata”

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            Le fonti raccontano: “Il 10 marzo del 1736 il papa Clemente XII decretò che ogni anno venisse celebrata solennemente [in Scicli] la festa di Sancta Maria Militum, in ricordo del miracolo avvenuto colà nell'anno di grazia 1091. In quell’anno il capo dei saraceni, l'emiro Belcane, si apprestava a sferrare una potente offensiva contro i normanni di Ruggero d'Altavilla, il Gran Conte che più volte lo aveva sconfitto in terra di Sicilia. Il normanno attese il nemico nella piana di Scicli e qui avvenne lo scontro. Vistosi soverchiare dai saraceni, Ruggero invocò la Madre di Dio e, miracolo, questa apparve sul campo di battaglia".

            Fermo restando che il topos dell'intervento divino nel momento decisivo di una battaglia è presente in altre zone della Sicilia e ricorda l’apparizione all'imperatore Costantino alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio (In hoc signo vinces), la Madonna delle Milizie è unica e dalle forti valenze simboliche.

            Potremmo magari tentare di interpretarla utilizzando le categorie barocche della “meraviglia”, dello stupore, o quelle novecentesche del surrealismo; ma in ogni caso la Madonna delle Milizie è qualcosa che non ti aspetti: una Madonna non solo a cavallo, ma anche (e per di più) con la spada in mano!

            E già il nome è un significativo travisamento: “i Mulici” è il luogo, un po’ più in alto di Donnalucata, in cui si sarebbe combattuta la battaglia del 1091: “Maronna re’ Mulici” sarebbe un po’ come Madonna di Lourdes o Madonna di Loreto…   

            Lo storico Paolo Militello contestualizza la nascita (o rinascita?) della leggenda nell’ambito delle razzie dei pirati barbareschi, iniziate ai primi del Cinquecento: esiste una cronaca che narra di Dragut (1485-1565), pirata al soldo del turco Solimano il Magnifico (1494-1566), che dopo aver terrorizzato tutta la costa fra Catania, Siracusa e Pachino, fa un’incursione a Scicli (e vedi pure le scorrerie del corsaro Ariadeno Barbarossa, 1466-1546). E Braudel scriveva che la pirateria era “l’industria più fiorente del Mediterraneo”.

            E’ qui opportuno ricordare che nella chiesa di San Giuseppe di Scicli è conservata la statua di S. Agrippina (datata 1497) ai cui piedi è riconoscibile la figura di un Turco schiacciato dai piedi della Santa.

            E risale, guarda caso, proprio al 16° secolo la prima “memoria” sulla festa: quella del notaio Di Lorenzo.

             Quindi lo scritto fondamentale sulla leggenda si colloca all'inizio dell'evo moderno, in una particolare temperie storica in cui "i timori di uno sbarco turco soprattutto lungo la costa ionica o africana avevano emergenze improvvise di panico; ed era su questa emozione collettiva che i predicatori, invitati a destare lo spirito di crociata, operavano, amplificandone gli effetti. Al centro del loro arsenale predicatorio stavano temi della mariologia, specie l'esaltazione della verginità di Maria opposta a simbolo ed argine contro la sensualità e la violenza sessuale dei Turchi" (G. Giarrizzo, “La Sicilia dal Cinquecento all'Unità d'Italia”, 1992).

            Siamo al centro del Mediterraneo: dai Fenici e dai Greci in poi siamo stati frontiera. La paura del turco (“mamma, li turchi!”) era diffusa in tutto il Mediterraneo; ma l’elemento originale sciclitano è la Madonna guerriera, sul modello dei santi combattenti: San Giorgio, San Michele, San Teodoro Stratelate (dal greco Stratelátes = portatore di lancia), San Giacomo “matamoros”; ma  vedi anche le donne guerriere dei poemi cinquecenteschi di Ariosto e Tasso?

            La festa con la finta battaglia inizia ad essere attestata nel Settecento.

            Dall’Ottocento agli anni Trenta del Novecento si teneva una recita molto libera, spontanea: una sorta di canovaccio sul quale i bravi attori improvvisavano, rinviando anche ai politici del tempo, a beghe locali, a soprannomi, etc…  (vedi Serafino Amabile Guastella).

            Negli anni Trenta del secolo scorso il bravo latinista Pacetto-Vanasia normalizzò tale prassi, scrivendo il testo “classico” delle Milizie, lineare, dall’italiano aulico e letterario: “Miei prodi soldati, siate preparati alla pugna!”, “Le partite d’onore e di libertà vengono saldate sulla punta della spada!”, “Vuoi la guerra? E guerra sia!”    

            Bisogna comunque ricordare che la festa, per la sua complessità, non poteva tenersi con cadenza annuale: ad esempio, dopo l’edizione del 1978 dovettero passare ben 4 anni di assenza; e dal 1982 al 1987 la festa non ebbe più luogo. E’ stato merito della Pro Loco di Giovanni Gazzè aver ripreso la festa nel 1988, averla fatta inserire nel calendario regionale degli eventi (è una delle 19 feste più famose dell’Isola) e aver iniziato la consuetudine della rappresentazione annuale.

            In questi 25 anni abbiamo avuto le edizioni degli “Amici di Matteo”, di Gino Savarino, di Massimo Leggio, etc…

            Quest’anno abbiamo apprezzato l’allestimento a km 0 di Carlo Cartier, nel solco della tradizione, con protagonisti Biagio Barone (il Conte Ruggiero) e Alessandro Sparacino (Belcane), che non hanno affatto sfigurato rispetto agli attori di fama nazionale che in un recente passato hanno interpretato i due ruoli. Da sottolineare pure il canto dell’angelo, sul colle di San Matteo, che avrebbe forse meritato una migliore amplificazione.

            Bravi anche gli altri attori. Belle le musiche. Efficaci le coreografie. Rapidi i tempi.

           

            La Madonna guerriera di Scicli è un’icona originalissima e unica, moderna nella sua visione emancipata della donna.

            E in questi tempi di “femminicidio”, ci piacerebbe che la Ma-donna stornasse i colpi di quei maschi (?) incapaci di amare ma capaci di uccidere.   

            P. S.

            Come da tradizione, un’emittente locale mi ha invitato a spiegare – in diretta – la festa. Mentre parlavo dai gradini del palco, in platea erano seduti gli attori Marco Bocci, Marcello Perracchio, Elena Radonicich, Lucia Sardo, Barbara Tabita,..., cioè gli interpreti del film “Italo”, diretto da Alessia Scarso, che durante la festa della Madonna a cavallo stava girando proprio l’ultima scena del film.

            Quindi nel corso di una rappresentazione teatrale all’aperto, ripresa in mondovisione da una TV, una troupe cinematografica girava un film: era un po’ come se Pirandello avesse incrociato Woody Allen che dialogava con Ciprì e Maresco! Quando ho realizzato di star vivendo in questo fantasmagorico Hellzapoppin' mi sono messo a ridere.

            Ma in fondo di cosa mi sarei dovuto stupire, visto che vivo in una città barocca dove i cani seguono le processioni, Cristo porta la gonnella e la Madonna galoppa con la spada in mano?

            Barocchi siamo!