Cultura Madrid

Montalbano, Dìgame...

L’infelice doppiaggio di Zingaretti

Madrid - Ieri sera la televisione spagnola ha mandato in onda l’episodio della serie “Commissario Montalbano” intitolato “La caccia al tesoro”.

È da gennaio di quest’anno che sistematicamente la rete due programma Montalbano.

In Spagna, caso strano, la fortunata serie televisiva italiana non ha avuto uno share molto alto. Gli ultimi episodi, infatti, hanno registrato indici di ascolto modesti. Dalle 550.000 alle 600.000 persone hanno scelto in prima serata i gialli di Camilleri.

Sinceramente in passato non mi sapevo spiegare perché in terra spagnola il commissario più celebre d’Italia non avesse “sfondato”. Se consideriamo che uno spagnolo su due abbia visto e ammirato il film di Coppola “Il Padrino” e molti abbiano ammirato e apprezzato “Il gattopardo” di Visconti, ancora fra i DVD più richiesti alla FNAC e al Corte Inglés (Grandi Magazzini di Spagna), tutto questo appare strano.

Eppure Camilleri alla sua creatura le ha dato il nome di uno degli scrittori catalani più letti e amati nelle ultime decadi del secolo scorso, Manuel Vásquez Montalbán, inventore del celebre detective Pepe Carvalho. Un omaggio, quello di Camilleri, che vuole inscrivere Montalbano nel solco tracciato da una giallistica moderna sempre più originale e affascinante.

Ieri sera, sabato 1 giugno, ho seguito da Madrid il nostro caro e amatissimo Commissario, dunque. E mi sono reso conto finalmente del perché la maggioranza degli spagnoli sia rimasta indifferente al suo fascino.

Prima di tutto l’orario. Infelice. L’episodio lo davano di sabato e in prima serata per giunta! In Spagna e a Madrid, soprattutto alle ventidue della sera, il cielo è ancora quasi azzurro. La gente ama riempire le strade del centro, sfogarsi dopo una settimana di duro lavoro, perdersi nelle “tabernas” e pub della Capitale ma anche dell’ultimo piccolo comune per “rematar la noche”.

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Poi il doppiaggio. Neppure riconoscevo il Montalbano nazionale. Mentre gli altri personaggi, Catarella compreso, erano doppiati più o meno fedelmente ricalcando gli originali, Montalbano no. La voce del doppiatore era fredda, statica, quasi burocratica. Castigata anche la sua prosa pittoresca e strana.

Il linguaggio sanguigno, spontaneo e originale, che ha fatto la fortuna del Nostro Commissario, nell’edizione spagnola è scomparso e un contrasto stridente balza agli occhi anche di uno sprovveduto tra la figura in movimento e le cose che dice.

Restano i luoghi, i nostri, di una Sicilia incantata che non finisce mai di stupire e affascinare.

Recensori di blog e di giornali, commentatori televisivi, tutti sono d’accordo su questo punto.

Il paesaggio rimane, in verità, unico vero protagonista dell’intera serie, telone di fondo - eterno, sublime e surreale- di una mafia dimenticata ma che ancora esiste e opera, per la quale la Sicilia è conosciuta più che per la sua storia importante, mitica e millenaria.

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