Giudiziaria Modica

Immobile di via Trani, chiesti quattro rinvii a giudizio

Coinvolti anche funzionari comunali

Modica - In esito alle indagini che, in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale di Modica, portarono anche al sequestro del terreno e delle attività di cantiere presenti nel fondo sito a Modica in Via Trani, il Procuratore della Repubblica di Modica, Francesco Puleio, ha chiesto al Giudice dell’udienza preliminare il rinvio a giudizio tre persone. Si tratta di C.D., dirigente del Settore Urbanistica del Comune di Modica, A.G., dipendente del Comune di Modica, in servizio presso il Settore Urbanistica, responsabile del procedimento per la realizzazione dell’edificio inquisito, e D.R.S. e D.R.M., proprietarie del terreno, beneficiarie e dirette istigatrici dell’illecito.
Secondo l’accusa, i proprietari avevano chiesto ed ottenuto dal Comune di Modica la concessione edilizia per la realizzazione di un edificio per civile abitazione, procedendo ai primi lavori di spianamento e movimento terra. Le indagini avevano accertato che la concessione edilizia sarebbe stata rilasciata omettendo ogni valutazione circa le conseguenze che la realizzazione dell’edificio avrebbe avuto sulla regimentazione delle acque. Infatti, l’edificio sarebbe sorto in una zona di impluvio naturale dove convoglia buona parte delle acque piovane (superficiali e di infiltrazione) di tutto il bacino sovrastante la Via Trani, oggi fortemente urbanizzato. Il cantiere del costruendo immobile, come si evince anche dagli ulteriori accertamenti svolti dal settore Geologia della Provincia Regionale di Ragusa, avrebbe modificato i profili dell’impluvio e avrebbe ristretto la sezione naturale del cosiddetto letto di piena e/o di magra con possibili rischi geomorfologici ed idraulici dei luoghi e con processi di erosione accelerata, in occasione di eventi piovosi critici e non solo. Le indagini avevano tra l’altro documentato quanto accaduto nell’agosto 2012, allorquando, a seguito di un violento temporale, le acque piovane provenienti dalle vie sovrastanti e dalle traverse della Via Trani, l’avevano trasformato in un unico fiume in piena con allagamenti che hanno creato non poco allarme negli abitanti della zona, i quali erano già preoccupati per i pericoli per l’incolumità pubblica che l’edificazione di quel fondo poteva comportare.
Sono accusa di abuso d’ufficio in concorso, per avere, singolarmente ed in concorso tra loro, C.D., quale pubblico ufficiale, nello svolgimento delle funzioni, anche sulla base del parere reso in data 28 ottobre 2011 da A.G., rilasciato indebitamente la concessione edilizia 17 del sei febbraio 2011 per la “realizzazione di un edificio per civile abitazione nell’area ubicata in via Trani, riportata al Catasto al foglio 77 della superficie complessiva catastale di 2773 mq,, di cui 620 mq, 13 ricadenti in zona B del P.R.G.” (assentita), omettendo ogni dovuta valutazione circa le conseguenze che la realizzazione dell’edificio, per il quale era stata rilasciata la citata concessione edilizia, avrebbe avuto sulla regimentazione delle acque e riguardo al necessario rispetto del naturale deflusso delle acque superficiali che interessa il canale naturale e l’intera valle della zona, ed in particolare gli oggettivi impedimenti evidenziatisi, dall’attività ispettiva espletata dallo stesso A.G. sul sito il 17 maggio 2012, nel corso della quale risultava che: “… il terreno è costituito da materiale alluvionale poco coerente … l’area oggi è interessata a seguito degli scavi di un impluvio di acque meteoriche in atto non convogliate in apposito canale ricettore, pertanto una improvvisa ed intesa pioggia potrebbe creare un dilavamento del materiale destabilizzando i muri di sostegno sopra indicati …” (trattasi di muro di sostegno a supporto della via Trani), a cui seguiva la sospensione della concessione edilizia nr. 17 tramite l’Ordinanza nr. 534/OR del 22/05/2012, quest’ultima successivamente revocata in data 19/07/2012, a seguito di controdeduzioni ed integrazione di documentazione); dalle risultanze contrastanti circa il volume di acque superficiali confluenti nell’impluvio determinato in 7,11 mc al secondo da parte del geologo della Provincia Regionale di Ragusa, contro lo 0,376 mc al secondo determinato dal progettista della ditta D.R. – tenuto conto degli stessi parametri di riferimento – con conseguente ulteriore implementazione del già esistente rischio geomorfologico ed idraulico dei luoghi, in occasione di eventi piovosi critici.