Cultura Scicli

Domingo De Serraton, sergente della città di Scicli

Brani di storia locale sottratti all’oblio

Scicli - E’ davvero strana questa coincidenza che fa sì che in pochi giorni si arrivi alla conoscenza di cose rimaste nell’oblio per secoli.

Ad esempio: mi ero convinto che appartenendo il Convento del Carmine alla parrocchia di Santa Maria la Piazza gli atti di morte dovevano trovarsi nell’archivio di questa chiesa e non avendoli trovati mi ero convinto che erano andati perduti e avevo smessa la ricerca.

Ma l’insistenza del caro Uomo Libero mi ha convinto a ricercarli nell’archivio di San Matteo: ed eccoti la sorpresa!

Ecco i tre atti:

A di ultimo di agosto mille setticento ed otto 1708

Don Pietro Ambrosio nato in Cartagena, figlio legittimo e naturale del Sergente maggiore del terzo di Scicli, don Domenico Serraton del Regno di Castiglia, e di Donna Teresa Schincosi di Valenza, Iugali,avendo ricevuto li santi sacramenti, in età d’anni sedeci rese l’anima a Dio, il di cui corpo fu sepolto nella venerabile chiesa del Convento del Carmine, per me Arciprete Dottor Don Guglielmo Virderi.

 

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A di ultimo di agosto mille setticento ed otto 1708

Donna Rosa, nata in Palermo, figlia legittima e naturale del Sergente maggiore del terzo di Scicli, don Domenico Serraton del Regno di Castiglia, e di Donna Teresa Schincosi di Valenza, Iugali,avendo ricevuto il santo sacramento della penitenza, in età d’anni nove rese l’anima a Dio, il di cui corpo fu sepolto nella venerabile chiesa del Convento del Carmine, per me Arciprete Dottor Don Guglielmo Virderi.

 

*****

Alli dieci setti Agosto Mille Setticento e dieci 1710

Don Domenico Seratòn Sergente maggiore del terzo della Città di Scicli, nato nella città di Burgos nel regno di Castiglia, marito di Donna Tresa Quincosi, avendo ricevuto li santi sacramenti rese l’anima a Dio, il di cui corpo fu sepolto nella chiesa del Convento del Carmine, per me Arciprete Dottor Don Guglielmo Virderi.

 

Questo ci porta a leggere correttamente la lapide:

(…)  CONSEGNATI NELLO STESSO MESE E NELLO STESSO GIORNO (…)

 

E a fare alcune considerazioni. Infatti ci sembrava strano quanto scriveva il Pacetto, ma adesso sia la lapide sia gli atti di morte confermano che i due figli sono morti nello stesso giorno.

Inoltre la data di morte, al 31 agosto 1708, anticipata rispetto a quanto avevamo supposto, spiega meglio i gesti di devozione e carità fatti dai coniugi e in ciò si concorda con l’affermazione che proprio dopo la morte dei figli i due coniugi furono ancora più prodighi in generosità: di fatto, essendo morti i due eredi diretti, scelgono di fare loro eredi i poveri! E questo è ancor più encomiabile. E illustra meglio il Serraton dedito alla ricostruzione dell’eremo dei Milici e dell’orfanotrofio di Valverde, come poi la meditata scelta della moglie di ritirarsi in convento: lei era ancora giovane quando rimane vedova e secondo l’usanza del tempo avrebbe dovuto risposarsi, eppure preferisce coltivare la memoria del marito e dei figli nella preghiera e nel chiuso del chiuso del chiostro. Quale fede amore più grande?

 

 

 

P. S.

Un ringraziamento doveroso a Don Concetto Di Pietro e a Don Antonio Sparacino che ci hanno permesso la consultazione degli archivi di San Matteo e di Santa Maria La Piazza.

 

 

 

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