Cultura Scicli

L’arancino Pop. Ora Vulcano, ora minna materna

I quaderni di Archestrato Calcentero

Scicli - L’arancinopop.

Pop come popular, come piatto siciliano della tradizione.

Marco Blanco ne ha raccontato la storia oggi in una sorta di lezione che anticipa l’edizione di un libro dal titolo "I quaderni di Archestrato Calcentero" in un incontro tenuto presso l’azienda agricola Gli Aromi di contrada Santa Rosalia, tra Scicli e Sampieri.

Blanco, modicano, già autore radiofonico in emittenti locali, redattore di Mondo del Gusto, con studi universitari rivolti alla storia, ha condotto un lavoro sulla gastronomia siciliana ricostruita attraverso ricerche archivistiche e bibliografiche. L’arancino? Nasce dolce, e solo dopo diventa salato.

E’ una delle scoperte compiute da Blanco, rovistando in archivi settecenteschi. Ma parlar di teoria è triste quando il tema è il cibo. Per tale ragione si è passati alla pratica grazie alle indicazioni attente di una chef che ha aiutato i partecipanti a modellare, cucinare e ovviamente gustare il proprio arancino.

Vittima di polemica circa l’uso del maschile o del femminile, l’arancino/arancina è oggetto di interpretazioni le più declinate: con ragù, senza ragù, con piselli, senza, con uovo, privo di uovo.

Il più audace? L’arancino vulcanico -a base di pesce, con lavico nero di seppie- inventato sei anni fa dallo chef Carmelo Chiaramonte e presentato in una cena alla Camera dei Deputati.

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Carmelo con poesia ha paragonato l’arancino al Vulcano, al Mongibello, all’Etna, facendone poi parabola con la “minna della mamma”, il seno materno che nutre e acquieta l’ansia ancestrale di cibo.

Cos’è l’arancino, in una terra che ha dato i natali all’Andrea Camilleri papà degli Arancini di Montalbano?

E’ l’alfa e l’omega, o per dirla con i romani, “ab ovo a malo”, dall’antipasto al dolce, è il piatto che interpreta i siciliani nella loro multiforme capacità di adeguarsi al loro interlocutore, spesso bramoso di mangiarne la testa. E il cuore.