Cultura Scicli

Gli occhi diretti e carezzevoli di Nisveta

L’antologica al Brancati

Scicli - È quasi irresistibile canto di sirene la tentazione di parlare della sfera umana di Nisveta Kurtagic Granulo, anche per chi è stato solo sfiorato dalla sua esistenza, con un contatto breve ma sicuramente significativo, la parola profondamente gentile, il sorriso pulito, aperto, la facilità brillante alla conversazione, l’intelligenza dei suoi occhi diretti e carezzevoli.

Quasi irresistibile dire del dramma di una donna che aveva attraversato gli scenari dell’Est europeo della guerra, e aveva costruito qui, in questa terra iblea che molto l’ha amata, una solidità professionale e una felicità creativa, come lucido architetto e come artista virtuosa. Difficile non cedere alla tentazione di raccontare la storia di una donna forte e amabile, prematuramente stroncata da uno di quei mali che non associamo mai a chi, come Nisveta, vive la vitalità argentina della vita.

Ma la mostra che oggi festeggia l’opera antologica di questa fascinosa figura dell’Est, impone di celebrare primariamente la sua arte, in un’occasione splendida espositiva, che origina dal fiore di luce, che sulla sua memoria hanno voluto posare il Movimento Culturale Vitaliano Brancati di Scicli, la Fondazione Architetti di Ragusa, la famiglia di Nisveta, con un coinvolgimento diretto della figlia Ena, alla quale si deve l’elegante progetto grafico del pregevole catalogo.

Da stasera, e fino al 10 settembre, nelle sale del Brancati sarà possibile meditare sul segno davvero unico e ricchissimo del tratto linguistico di Nisveta, originale anzitutto per la sapiente alchimia con cui l’artista aveva sincreticamente lasciato incontrare oriente e occidente. Precisione calligrafica, razionalismo, con un’attenzione alla geometria che è sintesi e filosofia, stilizzazione di vita, con una disposizione eclettica anche alle tecniche, la pittura, l’incisione, il disegno. C’è il decorativismo levigato dell’oriente vicino e lontano, ma non condotto quale mero esercizio edonistico, bensì, come osserva Paolo Nifosì, ricco di connotazioni simboliche.

Quest’arte, sostanziata da un artigianato complesso e da una vera felicità di gusto, l’artista satura, di colore, di materia, di riferimenti culturali, discendenti dalla sua articolata formazione – basi classiche, studi accademici d’architettura, approfondimenti inglesi e fiorentini, al Bisonte – e da una cultura ancora valorizzata dai viaggi nei nord e nei sud del mondo, dai quali Nisveta trae lezioni e cromie e temperature, per cui non ci sembra poi così lontana, la sua opera, dalle migliori esperienze sperimentali europee, dalla Secessione Viennese, Klimt, Schiele, per quell’ideale di Gesamtkunstwerk, di un’opera totale, che coinvolga l’artista nel progetto, nella pittura, nella decorazione, in una fusione piena tra le arti.

La Sicilia

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