Cultura Modica

Mauro Galfo, la Cappella Riva e alcuni grandi cantieri ecclesiastici di Modica del Cinquecento

Una ricerca inedita dello storico dell’arte Paolo Nifosì

Modica - Un nuovo importante capomastro-architetto emerge dalle carte d’archivio, il primo architetto modicano di cui siamo allo stato attuale a conoscenza attivo nella seconda metà del Cinquecento, l’ “l’honorabile” maestro Mauro Galfo, progettista ed esecutore della cappella Riva che si trova sul lato destro della facciata della chiesa di Santa Maria del Gesù.

   Era stato Placido Carrafa a scrivere  a metà Seicento che la famiglia Riva aveva sepoltura nella chiesa di Santa Maria del Gesù tra le altre famiglie ragguardevoli che avevano sepoltura in quella chiesa ( Cicala, Spinola, Riva, Agliata, Scorfani, Carbonaro, Rosso, Zacco, Salonia)  [1]. Ma era solo il cognome ad essere indicato e non sapevamo individuare nella chiesa il luogo della sepoltura. Oggi possiamo saperne di più.

    Nel 1583 il governatore della contea di Modica, il patrizio milanese Cristoforo Riva, chiede l’autorizzazione per la costruzione di una cappella all’interno della cappella del Conte di Modica, nella chiesa di Santa Maria del Gesù al padre Daniele de Monserrato, dottore in sacra teologia, commissario della provincia dell’ordine dei Minori Osservanti dal padre guardiano del convento Pietro da Comiso e dagli altri dodici frati del convento. Il costo previsto della cappella doveva essere di sessanta onze[2]. Il prezzo sarebbe stato stabilito da quattro esperti durante l’esecuzione e a conclusione dei lavori. L’anno successivo quel contratto viene annullato per sostituirlo con un altro. Questa volta la decisione è quella di costruire una cappella fuori dalla chiesa suddetta, sul lato destro della facciata, con una porta laterale che doveva immettere nella navata laterale della chiesa. E’ una cappella dedicata a Sant’Anna; contestualmente si da l’incarico a Bernardino Nigro per realizzare un dipinto per l’altare della cappella con le immagini di Sant’Anna, di Maria, di Gesù in grembo a Maria, di San Giovanni Battista bambino, con ai lati al tema centrale i dottori della chiesa  Sant’Ambrogio, arcivescovo di Milano, Sant’Agostino vescovo, oltre ad altre immagini di santi nelle pareti della stessa cappella, per la grande devozione del committente don Cristoforo Riva per Sant’ Anna e i santi milanesi. Il costo della “cona” e degli affreschi realizzati nella cappella fu di onze trentaquattro[3]. Nel pavimento della cappella sarà sepolta la moglie del Riva, donna Giulia Riva-Rizzo, con una lastra tombale in cui vi saranno incisi i dati della costruzione della cappella con lo scudo araldico di donna Giulia. La cappella col suo altare verrà arricchita da candelabri e lampade.

   La cappella presenta una facciata classicista, definita lateralmente da due colonne con capitelli ionici, le cui volute spiraliformi hanno una decorazione a squame, con al centro, sopra l’arco a tutto sesto e sopra la cornice rettilinea, all’interno di un timpano ad omega, uno scudo araldico che dovrebbe riferirsi alla famiglia Riva, o come vedremo, potrebbe riferirsi alla famiglia Vassallo. Lo scudo ha forma circolare e comprende sulla destra una ruota di timone; sulla sinistra in alto un’aquila con le ali aperte, nello spazio sottostante un leone e più in basso ancora delle fasce ondulate. Lo scudo è dentro una cornice riproducente una pergamena aperta, dentro motivi fogliacei e due profili di maschere manieristiche  nei due lati verticali.

    L’interno della cappella è un vano quadrangolare del tutto alterato nelle pareti, nel pavimento e nella volta. Rimane soltanto una fascetta con una decorazione a cerchi, messa in relazione da Marco Nobile, che data la cappella nella seconda metà del ‘500, con le volte de la Lonja de Contrataciones di Siviglia del 1583[4]. La cappella, che costituisce un importante testimonianza del tardo Rinascimento a Modica, anche per i dati certi che oggi abbiamo, sarà donata dal Governatore Riva nel 1600 a Nicola Vassallo, con un atto redatto a Milano presso il notaio Stefano de Clericis il 27 maggio 1600. Il Vassallo, che risulta suo procuratore, e che si era occupato dell’ officiatura della cappella per la quale il Riva aveva istituito un legato di sei onze di cenzo perpetuo derivante da un terreno. C’è da ipotizzare, non avendo ancora consultato l’atto milanese, che il Riva, che risulta come dicevamo arrendatario del Conte di Modica e,tra il 1582 e il 1584 Governatore della Contea, abbia fatto ritorno a Milano e che cederà la cappella ai Vassallo. Nicola Vassallo risulta spesso procuratore del Riva, come il fratello Bartolomeo che nel 1580 è  già morto e la cui tomba si trovava nella chiesa di San Giorgio. Anche Nicola nel suo primo testamento avrebbe voluto essere sepolto nella chiesa di San Giorgio, ma già nel 1601 una Mariula Vassallo risulta sepolta in Santa Maria del Gesù, nella sua cappella e Nicola destina un cenzo di una onza per la celebrazione di messe ( ci mancano riferimenti più precisi) A questo punto potrebbero essere possibili due ipotesi sullo scudo araldico: o si riferisce alla famiglia Riva o potrebbe riferirsi alla famigliaVassallo di cui ancora non ne conosciamo il blasone[5].

   Ma cosa sappiamo di Mauro Galfo? A Modica è presente dagli anni ’50 del Cinquecento ed è protagonista in alcuni dei grandi cantieri delle architetture ecclesiastiche della città. Nel 1557 si documenta una divisione di beni tra i maestri di fabbrica i fratelli Mauro e Francesco Galfo[6]. Nel 1570 lo troviamo impegnato nel cantiere della chiesa di San Pietro.  In quell’anno fornisce  i modelli per i pilastri e le colonne di quella chiesa al maestro Simone Pullara e al maestro Simone Iannetto di Messina ma

abitante a Licoddia Eubea[7]. Il cantiere per l’ampliamento della chiesa di San Pietro è di durata pluridecennale con lasciti per la fabbrica durante tutto il secondo Cinquecento, per quanto qualche lascito risulta anche negli anni quaranta dello stesso secolo. Non sappiamo rispetto alla chiesa precedente se si trattò soltanto di un ampliamento o di un nuovo progetto pensato ex novo. Di quel modello e di quegli interventi restano diverse colonne binate su alti plinti con capitelli corinzi delle navate laterali. Le colonne, i pilastri e i capitelli dovevano essere fatti  come “li colonni della chiesa di Santa Maria di Betlem di questa terra di Modica con quello…di lo modo est designato per maestro Mauro Galfo”. E quasi sicuramente il Galfo è impegnato anche nel cantiere di Santa Maria di Betlem.

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    La decisione di ampliare la chiesa medievale di Santa Maria di Betlem molto probabilmente sarà presa durante la prima metà del Cinquecento e qualche lascito negli anni quaranta di quel secolo da parte dei fedeli è destinato  alla “maramma”(fabbrica). I lasciti si infittiscono a partire dal 1560 “ pro augmentandam et crescendam dictam Ecclesiam”. L’acquisto della chiesetta di San Bartolomeo per accrescere la dimensione della chiesa “ iuxta designum anitquum” è del 1571. Sarà stata complessa la realizzazione dell’ampliamento,con la demolizione delle chiese di Sant’Antonio e di San Mauro per portare avanti i lavori che continueranno per tutto il Cinquecento. Ancora nel 1590 la chiesa di San Mauro è citata, per quanto oramai inglobata dentro la chiesa di Santa Maria di Betlem e solo intorno al 1590 si cita l’altare di Sant’Antonio dentro la chiesa di Santa Maria di Betlem. In altri termini durante

tutto il Cinquecento la chiesa è un cantiere aperto. Nel 1570 si lavorano conci “menzi tundi” per alcuni pilastri.. Lavorano nella fabbrica i maestri Simone e Michele Pullara, padre e figlio, appartenenti ad una buona famiglia di capimastri attivi durante tutto il Cinquecento. Nel contratto Mauro Galfo risulta tra i testimoni. Oltre ai lasciti dei fedeli ed al loro impegno a contribuire per diversi anni per la fabbrica tra gli anni settanta e gli anni ottanta, tra il 1590 e il 1591 c’è una fornitura di conci per  pilastri, basi e capitelli[8].  

La pietra si estrae dalle cave di Modica Alta, vicino alla chiesa di San Giovanni Evangelista.  La fisionomia a tre navate, con la sequenza delle doppie semicolonne su alti plinti e le colonne che dividono la navata maggiore dalle navate minori, resterà sia durante tutto il Seicento, e resisterà anche al terremoto del 1693, con interventi di restauro.

   I due cantieri di Santa Maria di Betlem e di San Pietro procedono in modo parallelo e ubbidiscono allo stesso disegno per le pareti delle navate laterali con le doppie semicolonne su alti plinti e con capitelli corinzi., una impaginazione classicistica che è da collocare progettualmente, con ogni probabilità, intorno

alla metà del Cinquecento, restando ancora problematico capire se la scelta prioritaria riguardo al nuovo progetto di ampliamento è quella di Santa Maria di Betlem o quella di San Pietro.

     Di estrema importanza, comunque, è la permanenza di questi elementi ancora oggi  nelle due chiese ( e per Santa Maria di Betlem anche per le colonne che dividono la navata centrale da quelle laterali, mentre le colonne della navata centrale della chiesa di San Pietro saranno ricostruite dopo il terremoto del 1693), in linea con la transizione dalla cultura tardogotica e dalla cultura del sincretismo architettonico tra  linguaggio tardogotico e classicismo rinascimentale col linguaggio classicistico rinascimentale che avviene in Sicilia[9]. A queste scelte partecipa sicuramente Mauro Galfo di cui ancora non conosciamo la formazione., e partecipano anche i capimastri della famiglia Pullara e della famiglia Iannetto, in particolare di Cesare Iannetto, anch’egli impegnato a fornire modelli di colonne e capitelli, oltre che a realizzarli nel cantiere di San Pietro. Cesare Iannetto è il “maestro fabbricatore” della chiesa di San Pietro in questa fase, insieme al figlio Simone. Nel 1571 lavorano all’arco della cappella maggiore, alle finestre e alle semicolonne addossate alle pareti delle navate minori su disegni di Cesare Iannetto[10]. Nel 1577 Cesare e Simone continuano a lavorare nella fabbrica di San Pietro, insieme ad altri maestri secondo il modello che è nelle mani di Cesare Iannetto e quei lavori, nel 1580, comprendenti la “rassettatura di sei colonne” saranno stimati dai maestri Giorgio Chianco, da…Parisi,… da…Garofano e dal chierico Stefano Rizza[11]. L’ultima notizia che ci risulta, allo stato attuale del Galfo riguarda la costruzione della cappella del Santissimo Sacramento nella chiesa di San Giorgio, i cui lavori sono in itinere nel 1584, ed in cui i maestri Mariano e Pietro Vicari s’impegnano con i procuratori della chiesa a fornire “cento pezzi di cantuni tagliati con la misura che darà Mauro Galfo”[12] . Quella cappella tra Seicento e Settecento sarà rifatta con altro stile. Il Galfo si rivela come protagonista dell’architettura del secondo Cinquecento a Modica.

                                                                                        Paolo Nifosì

Tutti i diritti riservati all’autore

                                                     

                                                                   Documenti

1559, 13 dicembre. Testamento di Michele Cannata. Tra  l’altro sui legge che vuole essere sepolto nella chiesa di Santa Maria di Betlem. Lascia alla chiesa un cenzo di tre tarì “ pro beneficio maramma” ( Modica, Archivio di Stato, notaio Di Matteo Pietro, n. 170, vol. n. 20, cc 94 e sgg., 13 dicembre 1559).

1561. Ottantaquattro fedeli della chiesa di San Pietro s’impegnano col contributo da 5 onze a pochi tarì per la “fabrica” della chiesa di San Pietro( Modica, Archivio di Stato, notaio Di Giacomo Simone, n. 176, vol. n. 17, c. 397, 22 febbraio 1561).

1584. Incarico da parte del procuratore della chiesa di San Pietro Camillo Celestri per la realizzazione del pavimento della chiesa di San Pietro ad opera del maestro Matteo Manuella ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, .n. 175, vol. n. 34, cc. 87r-88r 20 ottobre 1584).

1562. Cessione di un pezzo di terra alla chiesa di Santa Maria di Betlem “ pro beneficio marambatis dictae Ecclesiae” (Modica, Archivio di Stato, notaio Ciancio Francesco, n 179, vol. n. 3, 26 luglio 1562).

1563. Bernardo de Iacobo vende a Nicola Tudisco, procuratore della chiesa di Santa Maria di Betlem due case collaterali e confinanti con detta chiesa  per “ augmentandam et crescendam dictam Ecclesiam” ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 11, cc. 395, 6 maggio 1563).

1563. Testamento di Nicolò Tudisco. Il Tudisco vuole essere seppellito dentro la chiesa di Santa Maria di Betlem e dentro la cappella dei confrati della chiesa, dentro il muro vicino alla Cappella Maggiore, e nel luogo da lui scelto già da molti anni e recentemente concessogli dai rettori della confraternita. Il Tudisco è uno dei confrati che con grandissimo amore e veglie e fatiche lavorò ed attese nella costruzione ed edificazione di tale cappella dei confrati e negli edifici della chiesa ( Da una trascrizione di Giuseppe Raniolo). Il Tudisco lascio 12 onze di cenzo perpetuo ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 11, cc. 318-324, 4 marzo 1563).

1563. Il nobile Angelo Parisi dona un censo alla chiesa di Santa Maria di Betlem, per la sua fabbrica ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 12, cc. 133v-134r, 30 ottobre 1563).

1565. Nicola Garofalo vuole essere sepolto nella chiesa di Santa Maria di Betlem “ intus cappellam ubi est imago Sanctae Mariae de Betlem ubi seppelliunt confratres dictae Ecclesiae cui Ecclesiae seu maragmate ipse testator relaxavit et relaxat illas noves  unceas” ( Modica, Archivio di Stato, notaio Peluso Barbaro, n. 180, vol. n. 2, c. 157v, 22 ottobre 1565).

1570. Maestro Antonio Vicari fornisce ai procuratori della chiesa di Santa Maria di Betlem cantoni per la fabbrica della chiesa nella pirrera di San Giovanni Evangelista. Si fanno i pezzi per “ li menzi tundi per li pilegra”, per le basi e per i capitelli ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 19, c. 489rv, 26 aprile 1570).

1570. Maestro Simone de Pullara di Modica si obbliga con i magnifici Antonuccio de Mortella e Bernardo Leonfante, procuratori della fabbrica di San Pietro di Modica a “  facere e fabbricare omnes lapides necessarias pro pileriis fabricandis in dicta Ecclesia di petra forti e li baxi di ditta petra e potendosi fare li capitelli di petra forti li digià fari hoc modo…li pezzi per li colonni tundi conformi a lo modello consegnato in tri quatro e dui pezzi di altura di un palmo di misura laurato…ed uguali di assisa in assisa et li haxi in quattro…per pileri di altura di dui palmi l’uno e di larghezza conformi a lo modello consegnando per maestro Mauro Galfo li quali s’intendono ogni pezzo per un palmo di misura e laurato et li capitelli secondo la misura si li consignirà per detto Galfo e pagarisi a palmo conformi a li pilastri trovandosi la petra forti ditti capitelli e lo locu undi sarà designato…” ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 20, c. 279rv, 30 gennaio 1570).

1570. Obbligazione del maestro Cesare Iannetto di Messina, abitante a Licoddia Eubea con i procuratori della chiesa di San Pietro a “ intagliari tutti li colonni di petra di forti. In quanto a li basi e colonni e li capitelli (devono farsi come) li colonni della

chiesa di Santa Maria di Betlem di questa terra di Modica con quello…di lo modo est designato per maestro Mauro Galfo li quali colonni devono essiri necti..e lisci per quanto saranno necessari per la chiesa di San Pietro, li quali colonni devono essiri…sia basi, colonni e capitelli di palmi trenta o trent’uno lo pedi di la colonna di larghezza di palmi tri..(Modica, Archivio di Stato, notaio Ciancio Francesco, n. 179, vol. n. 12 cc. 434v-435r, 23 marzo 1570)

1571. Acquisto di alcune case da parte dei procuratori della chiesa di Santa Maria di Betlem nel quartiere di Santa Maria di Betlem “seu San Bartolomeo” per “ augmentandi dictae Ecclesiam Dive Mariae de Betlem versus Ecclesia Sancti Bartholomei iuxta designum antiquum(?) “Sono presenti  i maestri esperti Giovanni de Francesco,…de Garofalo, e maestro Mauro Galfo ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 20, c. 461rv, 24 aprile 1571).

 1571. I maestri Cesare Iannetto e Domenico Garraffo di Messina s’impegnano con i procuratori della chiesa di San Pietro a “travagliare cantoni netti, limpi e lisci di forti per un arco di la cappella maiuri di la dicta Ecclesia” insieme alle finestre e le semicolonne addossate secondo il disegno di Cesare Iannetto (il documento continua però non dice molto di più, oltretutto è di difficile lettura) ( Modica, Archivio di Stato, notaio Ciancio Francesco, n. 179, vol. n. 13, cc. 174v-175v, 5 novembre 1571).

1574. Maestro Gregorio de Mauro di Modica, quale procuratore della Confraternita di Santa Maria di Betlem, destina tre onze “ pro certa fabrica elevanda et ad effectum faciendi fabricam” di Santa Maria di Betlem ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 24, c. 324, 3 marzo 1574).

 1575. Fornitura di “parpagnizzi” da parte del maestro Simone Pullara per la fabbrica della chiesa di San Pietro ( onze 16) ( Modica, Archivio di Stato, notaio Vattipedi Pompilio n. 189, vol. n. 4, c. 191rv).

1575. Acquisto di un magazzino da parte della chiesa di Santa Maria di Betlem confinante con la chiesa di San Bartolomeo ( molto probabilmente per l’ampliamento della chiesa di Santa Maria di Betlem) ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 24, c. 375v-376, 13 aprile 1575).

1575. Fornitura di pietra per la fabbrica della chiesa di Santa Maria di Betlem ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 24, c. 448v-449r, 1 agosto 1575).

1576.I fratelli Honorato e Corrado David offrono alla chiesa di San Pietro onze 6  “ pro ausilio maragmatis dictae Ecclesiae” ( Modica, Archivio capitolare della chiesa di San Pietro, vol. n. 14, 10 gennaio 1576).

1576. Fornitura di 200 parpagnizzi e di cento cantoni da parte di Maestro Simone de Pullara ai procuratori della chiesa di San Pietro, benvisti a Maestro Cesare Iannetto, “maestro fabbricatore” della chiesa di San Pietro ( Modica, Archivio di Stato, notaio Tirnullo Marco, n. 190, vol. n. 4, c. 666r e sgg, 12 luglio 1576).

1576. Nella chiesa di Santa Maria di Betlem c’è la cappella dei confrati dove si trova l’immagine di Santa Maria di Betlem ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 25).

1576. Esiste la Confraternita di Santa Maria di Betlem “seu Sancti Mauri”  ( Modica, Archivio di Stato, notaio Tirnullo Marco, n. 190, vol. n. 5).

1577. Consegna di mille pezzi di pietra “ per maragmatae Ecclesiae Dive Mariae de Bethalem” ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 27, c. 246, febbraio 1577).

1577. Lettera da parte della chiesa di San Bartolomeo per unirsi con la chiesa di Santa Maria di Betlem con l’impegno a costruire all’interno della chiesa di Santa Maria di Betlem un altare dedicato a San Bartolomeo ( Modica, Archivio capitolare della chiesa di Santa Maria di Betlem, vol. n. 21).

1577. Contratto tra i procuratori della chiesa di San Pietro Bernardo Zacco, Ippolito Baglieri, Santoro Giallongo con i maestri Cesare e Simone Iannetto di Messina, presenti al momento del contratto a Modica per “ fabbricare et expedire con altri maestri operai praedictam Ven Ecclesiam Sancti Petri iuxta formam modelli qui ad praesens est adisus(?) ipsi de Iannetto”. I lavori dovranno essere stimati da quattro esperti, due scelti dai procuratori della chiesa e due dai Iannetto. Affianco nelle pagine dell’atto si legge un codicillo del 24 giugno del 1580 in cui il maestro Giorgio de Chancho, il maestro …Parisi  e il clericus Stefano Rizza ..i maestri Chiancus de Garofano e A…arbitri et esperti concordemente eletti…dichiarano di avere stimato la “rassettatura di sei colonne…per servire li maestri che assetteranno un capitello ( Modica, Archivio di Stato, notaio Schifitto Pietro, n. 197, vol. n. 1, anni 1577-1578, cc. 288r-290r, 26 gennaio 1577). L’atto non è di facile lettura e la notizia del codicillo resta alquanto ambigua.

1577. Vendita di una casa del quartiere (contrada) di San Bartolomeo, confinante con la chiesa di Santa Maria di Betlem, alla chiesa di Santa Maria di Betlem ( Modica, Archivio di Stato,notaio Tirnullo Marco, n. 190, vol. n. 5, c. 765, 1 agosto 1577).

1577. Maestro Vincenzo La Barbera s’impegna con i procuratori della chiesa di Santa Maria di Betlem a fornire cinquecento “ lapides intagliatas” ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 27, c. 168rv, 5 dicembre 1577).

 1580. E’ in costruzione la chiesa di Santa Maria di Betlem ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 28, c. 285, 1 marzo 1880).

1581. Pagamento di 20 onze da parte dei procuratori della chiesa di San Pietro a Simone Iannetto e al figlio, entrambi di Licoddia, come computo finale dei lavori della fabbrica di San Pietro realizzati fino a quel momento ( Modica, Archivio di Stato, notaio Schifitto Pietro, n. 197, vol.  n. 5, c. 247, 30 dicembre 1581).

 1582. Testamur quod praesens coram nobis honorabilis magister Maurus de Galfo civitatis Motucae …se

obbligavit et obbligat Illustrissimi Domino Cristofaro Riva, gubernatori comitatus Mohac,..costruere, fabbricare et edificare unam cappellam intus Ecclesiam Dive Marie de Iesu terre Motucae intus cappellam Illustrissimi Domini Conte Comitatus Mohac in loco sibi designato per dictum Illustrissimum…per dictae cappelle ad eum designum et voluntatem dicti magistri Mauri de maragmate que dicitur ….et bebefatto ..cum eius finestra seu speraculo ferrato ad voluntatem dicti magister Mauri…pro pretio et manufactua tantum quantum extimabitur ditta cappella et ..tretata fuerit per quatuor experos eligendos qui habeant considerare totum atificium et magisterium necessario pro ditta constructione cappelle et habeant considerare  labores necessarias”. Si prevede la possibilità di costruire la cappella in un alto luogo. Le spese non devono superare le sessanta onze ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 31, cc. 452v-453v, 17 agosto, 1582) ( Vedere la cancellazione del predetto contratto nei miei atti il 24 settembre 1583).

1583. L’Honorabile maestro Mauro Galfo di Modica, dichiara di ricevere da parte di Nicola Vassallo onze

 diciannove per mandato di Cristoforo Riva ( un tempo arrendatario della Contea di Modica), governatore della Contea, “ quali si pagano a compenso di onze 90 secondo l’accordo…per la fabbrica della cappella che ha fatto nella chiesa di Santa Maria de Iesu di fuori nonostante che nel contratto avanti al notaio Trindullo Pietro come sopra appare si fosse stabilito di fare detta cappella dentro la chiesa…di onze 60 e lo restante onze 78 li ha già ricevute in detto mese passato” ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 32, c. 404, 24 settembre 1583).

1584. Fra Daniele di Monferrato ( o Monserrato) dottore in sacra teologia, commissario provinciale nella religione di Santa Maria del Gesù, fra Pietro di Comiso, guardiano del Convento di Santa Maria del Gesù di Modica,fra Arcangelo di Modica, dottore in teologia, ,fra Bonaventura di Modica insieme agli altri frati, riuniti nella cappella maggiore della chiesa di Santa Maria del Gesù a richiesta dell’Illustrissimo Don Cristoforo Riva, patrizio milanese governatore generale della contea di Modica, dichiarano che il predetto Don Cristoforo Riva col loro consenso “ costruisse et reedificasse  quondam cappelam in loco dictae Ecclesiae Sanctae Marie de Iesu terre Motucae extra Ecllesiam predictam prope ianuam maiorem cum porta intus dictae Ecclesiam sub vocabolo Sancte Anne cum eam cona seu quatro in tabellis coloratis in quo depicta est devota Imago Sancte Anne et Imago Gloriosissime Mariae Virginis et Domini Nostri Iesu Cristi  filii eis in grembo cum Immagine Sancti Iovannis Baptiste in puerili etate et a lateribus predicte cone et quatru depicte sunt imagines sanctorum Ecclesie doctorum Ambrosii archiepiscopi mediolanensis  et Augustini episcopi cum aliis et diversis figuris et sanctorum imaginibus in parietibus dictae cappelle depictis in honorem et gloriam domini Nostri Iesu Cristi et ..gloriosissime Ma tris Mariae Virginis et dicte Sancte Anne ob nimiam devotionem dicti Illustrissimi Domini Cristofori Riva  ac pro decoro et ornamento predicte eius cappelle in quo requiescit et iacet corpus seu cadaver et colende memorie multum(?) Illustrissime Domina Donna Iuliae de Riva et Rizzo, eius consortis, in qua cappella et subti..predictum eius quatrum depingitur et picta fuit cum literis in petra incisis circa(?) constructionem cappelle predicte et subti..dictum spatiosum extat sepulcrum in terra plana cadaver dicte Illustrissimae Donne Iuliae  de Rive et Rizzo magno copertum lapidem cum armis dicte Illustrissime depictis admodum …lapide predicto; quam quidam cappellam cum predictam eam cona figuris sepulcro et alii pitturis cum grada lignea a extra et ianua seu intraita intus dictae Ecclesia et cetera ormamenta lampades candelabros et alia  .. prefatus  Illustris Cristofori Riva in ditto loco pro eius devozione et pro sepoltura dicte Ill. Domine Iuliae eius uxoris”

  Codicillo  :adversi qualmenti lo detto Cristoforo Riva fici donazioni a Nicolao Vassallo  ienrisi et soi eredi et …della cappella expressa nello preditto contratto come appari per acto di donazioni fatta in Milano alli atti di notaio Stefano de Clericis consi…die 27 maggio 1600 come ne demostrao allo detto Vassallo ….donationi alla quali mi referisco

( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 33, cc. 61v-62v, 30 gennaio 1584).

1585. Cessione di case terrane situate nella via Longa “pro augmento et ampliazione” della chiesa di San Pietro( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 185, n. 175, vol. n. 35, cc. 482 ).

1586. Donazione di una casa alla chiesa di San Pietro la cui rendita deve essere devoluta “pro aumento et ampliatione dictae Ecclesiae et eius fabrica” ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 35, cc. 482 e sgg, 5 luglio 1586).

1586. Vendita da parte di Vincenzo Don Pino, carcararo, ai rettori della Confraternita di Santa Maria di Betlem di trentacinque salme di calcina per la fabbrica della chiesa di Santa Maria di Betlem ( Modica, Archivio di Stato,notaio Tirnullo Marco, n. 190, vol. n. 13, c. 319rv, 26 giugno 1586).

1587. Donazione di alcune onze per la fabbrica di Santa Maria di Betlem. Ci si impegna a contribuire per 10 anni (Modica, Archivio di Stato, notaio Spadaro Vincenzo, n. 195, vol. n. 9, cc.202-203, 30 marzo 1587).

 1587. Vi sono diversi atti notarili in cui alcuni fedeli s’impegnano a versare da 1 a 2 onze per 10 anni per la loro devozione alla chiesa di Santa Maria di Betlem per il suo ampliamento ( Modica, Archivio di Stato,notaio Tirnullo Marco, n. 190, vol. n. 14, c.288).

1587. Donazione di alcune onze per la fabbrica di Santa Maria di Betlem. Ci si impegna a contribuire per 10 anni (Modica, Archivio di Stato, notaio Spadaro Vincenzo, n. 195, vol. n. 9, cc.202-203, 30 marzo 1587).

1587. Obbligazione dei procuratori della chiesa di Santa Maria di Betlem con maestro Mariano Biscari per fornire pietra per la fabbrica della chiesa di Santa Maria di Betlem. La pietra deve essere presa nella pirrera di San Giovanni Evangelista ( Modica, Archivio di Stato,,notaio Tirnullo Marco, n. 190, vol. n. 14, c.328,20 aprile 1587).

1589. Maestro Gregorio de Mauro dona un’onza per la fabbrica della chiesa di Santa Maria di Betlem Sant’Antonio ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 38, c.267, 4 giugno 1589). ( Da rivedere).

1590. Maestro Vincenzo Meli alias Lauretta di Modica si obbliga con i procuratori della chiesa di Santa Maria di Betlem a fare e a consegnare nella pirrera della Mista 200 pietre “ appellatos pezzi menzi tundi pro pileriis dictae Ecclesiae tre…lapidum quadraginta quolibet mese in antea altitudinis palmum unum…et magnitudinis misure sibi consegnata prout sunt aliis in dicta Ecclesia existentes..alia capitella et baxia necessaria pro dicta Ecclesia..et pileris et li baxi in quattro pezzi e li capitelli in tre pezzi ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 40, c.143rv, 10 gennaio 1590).

1591. Contratto tra i procuratori della chiesa di Santa Maria di Betlem e il maestro Natale Calabrese figlio di Paolo per la fornitura di basi e capitelli dei pilastri della chiesa ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 41, c.148rv, 10 gennaio 1591). 

1592. Richiesta di una sepoltura nella chiesa di Santa Maria di Betlem nella cappella di Sant’Antonio  ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 42, c.170, 20 febbraio 1592).

1594. Testamento di Pietro Trindullo. Tra l’altro si legge che sui frutti delle rendite si deve costruire “ unam cappellam intus dictae Ecclesiam Dive Mariae de Betlem, in loco eius bene visu com quatro depinto cum immagine Sancti Mauri valoris unciarum quatraginta, cum dicto quatro in altare”. Si legge inoltre dell’ampliamento della Chiesa di Santa Maria di Betlem ( Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Francesco, n. 208, vol. n. 1, cc. 88 e sgg, 22 novembre 1594).

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1594. Pietro Trindullo vuole essere seppellito nella cappella dei Confrati della Chiesa di Santa Maria di Betlem, nella parete “ versus seu capitulum Sancti Mauri” ( Modica, Archivio di Stato, notaio Tirnullo Francesco, n. 208, vol. n. 1, c.121, 20 dicembre 1594).

 


[1] Placido Carrafa, Prospetto corografico istorico di Modica di Placido Carrafa volgarizzato da Filippo Renda, volume primo, Modica, 1869, pp.79-80.

[2] Modica, Archivio di Stato, notaio TrindulloPietro, n. 175, vol. n. 31, cc. 452v-453v, 17 agosto 1582; vol. n. 32, c. 404, 24 settembre 1583; vol. n. 33,cc. 61v-62v, 30 gennaio 1584.

[3] Marco Rosario Nobile cita “il pittore Bernardino Niger detto il “greco”  ”  che esegue “gli affreschi della cappella di Sant’Anna per conto del milanese Cristoforo Riva” senza individuarne la collocazione nella chiesa ( M.R. Nobile, Relazione storica “Restauro della chiesa e del convento di Santa Maria del Gesù a Modica” citata da Emanuele Fidone in “ Note sul restauro del convento di Santa Maria del Gesù in Modica ” sta in Archivium Historicum mothycense”, vol. n. 2, 1996, p. 34. La fonte citata è il notaio n.175, vol. n. 32, c. 359r-v, 1 settembre 1583 presso l’Archivio di Stato di Modica.

[4] M. Rosario Nobile, Tra Gotico e Rinascimento: l’architettura negli Iblei, sta in G.Barone-M.R.Nobile, La storia ritrovata, gli Iblei tra Gotico e Rinascimento, Ragusa, 2009, pp. 83-84.

[5] Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 33, cc. 61v-62v, 30 gennaio 1584.

[6] Modica, archivio di Stato, notaio Di Matteo Pietro, n. 170, vol. n.18, c. 424.

[7] Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 20, c. 279rv, 30 gennaio 1570; Modica, Archivio di Stato, notaio Ciancio Francesco, n. 179, vol. n. 12 cc. 434v-435r, 23 marzo 1570

[8] Modica, Archivio di stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 40, c. 143rv, 10gennaio 1590; n. 41, c. 148rv, 10 gennaio 1591.

[9] A tal proposito vedasi M. Rosario Nobile, Tra Gotico e Rinascimento: l’architettura negli Iblei, in  G. Barone-M.R.Nobile La storia ritrovata, gli Iblei tra Gotico e Rinascimento, Ragusa, 2009, pp. 88-89.

[10]  Modica Archivio di Stato, notaio Ciancio Francesco, n. 179, vol. n. 13 cc. 174v-175r, 5 novembre 1571.

[11] Modica, Archivio di Stato, notaio Schifitto Pietro, n. 197, vol. n. 1, cc. 288r-290r, 26 gennaio 1577.

[12] Modica,Archivio di Stato, notaio Di Raimondo Tommaso,n. 179, vol. n. 2, cc. 44v-45r, 27 febbraio 1584.