Cultura Scicli

Se tutto crolla, ama e scrivi

Il libro di Giulia Ottaviano

Scicli - Siciliana del Nord, milanese d’adozione, nordista meridionale ed europea, curiosa, osservatrice, appassionata dei romanzi che raccontano saghe familiari, scrittrice da sempre, “Giulia Ottaviano è nata nel 1987 in provincia di Padova, crescendo fra Roma, Catania e Milano. A Londra, ha lavorato in un call center e in un'agenzia letteraria. Poi si è trasferita a Torino per frequentare la scuola Holden, e nel 2009 è stata selezionata per le Prove d'Autore di Esor-dire. Infine è tornata a Milano, dove vive (ancora per poco?) e si sta laureando in Lettere all'Università Statale”.

            L'amore quando tutto crolla, scritto fra i 22 e i 25 anni, è il suo primo romanzo, che ha inaugurato Rizzoli First, la prima collana italiana dedicata interamente a romanzi in anteprima digitale.

            “La vita è immobile, a volte. Anche a vent'anni, persino per l'unica erede di una ricca famiglia milanese. Bella, elegante, [scontenta di sé, in crisi, in cerca di se stessa], Eugenia De Gasperis può avere tutto ciò che desidera [una “giovin signorina” del terzo millennio, leggera se non superficiale, esponente di una borghesia priva di senso]. Ma non sa che questo equilibrio fragile sta per rompersi. Conosce Tobias, mezzo tedesco, fascinoso e intelligente [serio, responsabile]. Lui solo la fa sentire viva. Proprio allora, però, il padre di Eugenia è accusato di riciclaggio e… [il suo cantiere messo sotto sequestro. La figlia non può rimanerne fuori; dovrà stare accanto alla famiglia e decidere il destino del suo amore appena nato]”

            “L'amore quando tutto crolla, il cui  titolo è evocativo ed esplicito, è anche un bildungsroman, la storia di un cambiamento, di una metamorfosi, di una crescita, di una distruzione cui segue l’inizio della costruzione: l’amore per Tobias (col il crollo familiare) porterà Eugenia a crescere, a far chiarezza su di sé, a entrare nel mondo delle responsabilità. Fermo restando che “Madame Bovary c’est moi” e che è quindi facile sovrapporre la protagonista Eugenia De Gasperis alla scrittrice Giulia Ottaviano, dobbiamo premettere che la Ottaviano è sicuramente più matura e consapevole di Eugenia.

            "Avevo vent'anni... non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita": così scriveva Paul Nizan più di 80 anni fa: ma oggi la precarietà, gli stage non retribuiti, la difficoltà di realizzare il proprio progetto di vita, il futuro bloccato rendono peggiore lo status dei ventenni (e trentenni) descritti dalla Ottaviano, fermati in a una lunghissima adolescenza da cui vorrebbero affrancarsi (alla faccia di chi li definisce “choosy”…).   

            E’ significativo che di fronte alla difficoltà la mamma regredisce, invece la figlia reagisce, rifiutandone il modello, vacuo e superficiale, così come – anche grazie al rigore di Tobias - rigettarà la figura paterna, poco trasparente e rappresentativa di certa imprenditorialità italiana “disinvolta” e cinica: la Ottaviano non racconta solo “l’amore”, ma anche gli intrallazzi economici, il “malaffare”, la perenne tangentopoli italiana: però la novità è che per una volta questo aspetto non è raccontato dal punto di vista degli inquirenti o da quello degli inquisiti, ma dal punto di vista di una familiare dell’inquisito.

            Da evidenziare anche la coesione fra le parti, l’agilità narrativa, il racconto ben condotto: lo Showing (il mostrare, il narrare di scorcio) predomina sul Telling (l’esplicitare, il narrare tutto): la Ottaviano non ci descrive i personaggi, ma i loro comportamenti, i loro gusti, le griffe: è una narrazione novecentesca, cinematografica.

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            Il punto di vista dominante è quello della protagonista, di Giulia, ma a volte si hanno anche altri punti di vista (con un tour de force stilistico una scena è anche raccontata da 2 opposti punti di vista, a pag. 186 e a pag. 216).

            La scrittura è controllata; c’è un uso parco del gergo giovanilistico; la mimesi del linguaggio è funzionale alla resa – implicita - dei personaggi: il “ci” della madre, poco colta, invece di “gli”; il meridionale “State bene, signora?” del portiere. Però a volte spiccano similitudini e metafore più libere, che l’autrice in futuro potrebbe sviluppare con maggiore continuità: “come una gatta che lecca i piccoli”, “avvolta nel piumino come in un bozzolo”.

Il finale è un po’ gotico, inquietante, aperto, non consolatorio.

Insomma, un bell’esordio.

E, con Boiardo, “principio sì giolivo ben conduce”…

            

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