Cultura Scicli

L’indagine di Franco Sarnari sull’amore

Mostra alla galleria Quam

Scicli - “Può capitare, mentre dipingo, di scoprire una parte a volte minuta del quadro ‘già raggiunta’… al di là di me. La sospendo, spesso smetto di dipingere, altre volte non guardo più da quella parte, per timore di distruggere una quiete interna a me. Conservo vivo il ricordo. Con quello vado avanti. Senza guardare mi sento più forte, ne ho bisogno. Un’infantile menzogna più grande di me. Comunque si ha un tuffo al cuore e… speri che sia vero”.

È così raro che un artista confidi i meccanismi segreti che muovono in armonico accordo occhi, mani, cuore e mente, nell’unità magica dell’atto creativo. Franco Sarnari si confessa nel volumetto “Stato di necessità” (2007), lasciando trasparire i tratti primi di una personalità attiva da cinquant’anni, quale significativo attore dello scenario italiano secondonovecentesco.

Una partitura ‘romantica’ – si passi il termine, in un’accezione sovrastorica – della linfa creativa sarnariana in mostra alle Quam di Scicli, raccordata dal tema universale sempreverde dell’amore. Prende avvio dal ciclo esitato dall’artista negli anni ‘60, l’esposizione “Sarnari. Sull’amore”, da un nucleo che possiamo pensare come monografia, opera a sé, ma che è pure il la di quel versante così amato dalla critica, i “Frammenti”, come testimonia l’antologia che correda il catalogo, ove troviamo i nomi di Giuffrè, Goldin, Sgarbi, Trucchi, assieme allo scritto di Lorenzo Canova. Le cure della mostra sono di Antonio Sarnari, che così spiega le linee ideali sottese al percorso: “la più poetica espressione dell’amore per la donna, per il corpo femminile, per la luce che modella i corpi e per i gesti di un’intimità toccante”.

Tra gli ambienti delle Quam, oltre a cinque inediti, in cui il maestro impiega i linguaggi dell’astrazione, sarà possibile ammirare opere reduci dalla personale di ottobre scorso a Washington D. C. e da quella ricognizione esaustiva dei “Frammenti” che ha, nel simbolo, voluto festeggiare, la scorsa primavera, la vigoria degli ottanta anni di Sarnari, ad Agrigento, presso le Fabbriche Chiaramontane, con una collezione che ha incipit col “Trittico sull’amore”, datato 1966-67.

Ma la mostra sciclitana di oggi è pure un percorrere, trasversalmente, il senso delle stagioni creative di Sarnari, la sua vena assidua di simbolismo, sempre parallela alla necessità di un logos robusto che sostanzi l’opera, il dialogo scoperto con la classicità e mai più interrotto: questa la linfa intima che sostanzia il cosmo ricco sarnariano, l’implosione dell’infinito nei “Neri”, la poesia dei “Controluce”, l’annullamento e la reinvenzione frammentata del tutto reale e della totalità dell’arte nelle “Cancellazioni”, nel cuore e nella mente quell’archetipo assoluto di perfezione, “La Flagellazione” di Piero della Francesca. Tappe espressive evolventi in un itinerario contrassegnato dall’eleganza e da una magistrale capacità di progettazione dell’opera – tema, disegno, tecniche, materie, composizione, sfere estetiche di riferimento –, corrispondenti alle sillogi dell’artista, centrali i celebri “Frammenti”: qui la fisicità umana si scompone in forme e colori, la donna e l’uomo e la coppia diventano superfici seriche, tocco di luce e velatura d’ombra, sono narrazione e contemplazione estatica e insieme distillato lirico dell’immanenza emozionale dell’hic et nunc, mentre un nuovo pointillisme, originale e prescindente dalle esperienze ottocentesche, accarezza ed enfatizza sfondi e particolari, in un insieme sereno di stupita silente verità.

La Sicilia

https://www.ragusanews.com//immagini_banner/1536936071-3-despar.gif