Cultura Scicli

Repubblica: L’amore di Vinicio per la divina Scicli

L’intervista di Giorgio Caruso

Roma - «Quando i tempi sono difficili come oggi, è buono ripartire dalla prima comunione, dalle nostre prime certezze di essere umani e perdersi nei momenti festosi che abbiamo vissuto». Vinicio Capossela racconta così il suo primo lavoro da produttore di "Primo ballo", il sorprendente album della Banda della Posta, un complesso di anziani musicisti del paese di origine della famiglia di Vinicio, Calitri, Alta Irpinia, che sin dagli anni Cinquanta ha suonato agli sposalizi del paese esibendo un repertorio musicale energico e vitale, ricco di mazurke, polke, valzer, passo doppio, tango, tarantella, quadriglia e fox trot e che si è codificato come una specie di classico del genere in un periodo nel quale lo «sposalizio» è stata la principale occasione di musica, incontro e ballo.

Capossela suonerà con la Banda della Posta domania Sciclie martedìa Mascalucia. La Sicilia la conosce bene. Nel 2006 pubblica il suo sesto album "Ovunque proteggi", nel quale dedica una canzone alla festa de "Il Gioia" di Scicli, dove al culmine della Settimana Santa, il giorno di Pasqua viene festeggiata la Resurrezione di Cristo e da qui il titolo "L'uomo vivo".

«Mi stavo occupando di riti, per la realizzazione dell'album e mi trovavo proprio in Sicilia, ricchissima di eventi dove si mescola il sacro con il profano.

Ero andato a Modica per vedere la festa della "Madonna Vasa Vasa". Dopo, come dei viandanti, ci siamo spostati a Scicli per la festa del Gioia. Sembrava una festa di Pasqua normalissima, ma a un certo punto fui folgorato da un boato fortissimo con l'uscita del Cristo Risorto dalla chiesa. La statua era sbilanciata lateralmente, in avanti, indietro e la processione, correndo, non accompagnava il Cristo: lo inseguiva gridando: Gioia! Gioia! Gioia! Un rito di passione, fede, paganesimo e gallismo, tutto insieme».

«Mi sembrava di sentire lo stupore che leggevo in Hemingway quando parlava dei tori slegati nei piccoli paesi dimenticati, senza una plaza de Toros per fare la corrida». Questa piccola città barocca, Scicli, che sorge all'incrocio di tre valloni, definita da Elio Vittorini "la più bella di tutte le città del mondo", Capossela la paragona a una clessidra che capovolge il senso delle cose. «Perché rigira il verso del tempo. Siamo soggiogati e convogliati nel compatto tempo dell'utile, del produrre. Scicli, invece, è luogo che ci rinnova il senso del sacro, della festa e in ultima analisi, accesso e liberazione del divino che è in noi - e continua sorridendo - anche del divinamente inutile come correre dietro a una statua imbizzarrita e suonare per 1500 volte in due giorni lo stesso pezzo, la marcia reale del Busacca».

«Lo spettacolo dei monti iblei ci regala un paesaggio di frontiera», così Vinicio tratteggia quel lembo di Sicilia orientale bagnato dallo Ionio e aggiunge: «Sembra un western alla Sergio Leone, dalle profondità ancestrali che sarebbero sicuramente piaciute a Pasolini. Sembrano luoghi da Vangelo, da calvario: tutte quelle grotte e insediamenti rupestri». Per Capossela non esiste una sola Sicilia. «La bellezza di questa isola è data dal fatto che convivono insieme tante Sicilie: da quella dell'entroterra diversa dalla Sicilia orientale, alla Sicilia bagnata dal Tirreno. La Sicilia si porta nel cuore, perché si porta nel sangue. Nel sangue abbiamo la Sicilia, la Magna Grecia, il mediterraneo ancestrale - e continua - Da sempre il mio motto è "il massimo del risultato col massimo dello sforzo", dunque non posso non amare il barocco e la cassata, che è come mangiarsi una cattedrale». In queste due date siciliane, oltre ai classici ballabili da sposalizio, Capossela proporrà alcuni omaggi a cantanti da emigrazione ferroviaria come Salvatore Adamo, Rocco Granata e Adriano Celentano, brani provenienti dalla tradizione rurale locale e di Matteo Salvatore, esotismi western mariachi, per un concerto che unisce senso della frontiera e musica da ballo. «Mi piace fare dischi come delle opere d'arte.

Vorrei fare un "Bestiario", un modo per indagare la natura umana attraverso gli animali - conclude - potrebbe essere un disco bestiale!»

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