Cultura Scicli

Giorgio Agamben: Il mediterraneo è uno stile di vita

Un incontro promosso dal Club Unesco

Scicli - Il Mediterraneo è – come scrive il filosofo Giorgio Agamben -  uno stile di vita, che attraversa e unisce come un ordito sottile ma tenace, culture e strutture politiche differenti.

È stato questo il fil rouge che ha unito i vari interventi esposti sabato sera nel corso del dibattito, Le Porte del Mediterraneo, Voci dal Mare, organizzato dal Club Unesco di Scicli, presso il Cortile dell’Opera Pia Carpentieri.

Per una sera la via F.M. Penna si è trasformata in una Via di Tunisi accogliendo un pubblico numeroso per la prima edizione del progetto di integrazione e relazione culturale, economica e sociale che in Club intende portare avanti negli anni a seguire, continuando nel tempo, in un’ottica di cooperazione internazionale e di sviluppo sostenibile.

La storia umana di un popolo, quello tunisino, che sta al di là di uno stretto braccio di mare che nel corso dei secoli è stato ponte e muro, che religione e politica hanno sempre più tenuto lontano da noi, è al tempo stesso vicinissima sui temi della letteratura, dell’arte, dell’architettura e della sensibilità, come la presenza di molti tunisini, in Sicilia e in Italia dimostra.

Volontà del Club è quella di contribuire alla costituzione di un mondo condiviso dove gli uomini e le culture si accettino, si incontrino, si rispettino e si trasformino, reciprocamente, ricordandoci, che il progresso umano è legato, non solamente alla crescita economica ma anche alla piena realizzazione degli individui e dei gruppi sociali, in un mondo dove la cultura è portatrice di identità, di valori, di espressioni di vitalità e di creatività.

Eccezionali presenze sono state quella istituzionale del Console generale Tunisino a Palermo, Farhat Ben Sohissi e del poeta tunisino Moncef Ghachem, vincitore nel 1991 del Premio Internazionale Mirabilia per la Poesia Francofona, nel 1994 del Premio Camus e nel 2006 menzione speciale del premio internazionale di poesia francofona Léopold Sédar Senghor.  

Il console ha accolto con piacere l’invito a raggiungere Scicli, insieme ad alcuni delegati della comunità tunisina, ed ha espresso interesse e piena disponibilità a continuare le intese già raggiunte per rafforzare ed implementare lo sviluppo e i rapporti di collaborazione con il paese nord-africano.

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Le poesie di Ghachem, il cantore del mare e dell’antica tradizione mediterranea tunisina, scritte in francese, hanno svelato attraverso una scrittura trasparente e vera, con parole corrusche ed esigenti, ogni dettaglio ed ogni particolare descrittivo, evocando il mondo dei pescatori e del mare.  La forza della scrittura di Moncef Ghachem sono state le stesse parole che suonano un tutt’uno con la percezione originaria, con l’occhio che osserva limpido quello che accade e trasforma ciò che vede in esercizio di vita, prima, e in canto poi. Anche le pause e i silenzi, il ritmo e l’incalzare delle strofe hanno parlato autenticamente.

Gli interventi del dibattito sono stati moderati dall’antropologo Alessandro Lutri, che ha impreziosito con le sue riflessioni etno-antropologiche i temi trattati dai relatori.

Per prima Daniela Melfa, dell’ateneo di Catania, studiosa e storica delle Istituzioni Africane ed in particolare della Tunisia,  ha attualizzato episodi storico-politici che si intrecciano nella cultura mediterranea fino ai giorni nostri.

Aldo Nicosia, docente presso l’Università di Bari, di letteratura araba contemporanea e del cinema arabo, ha presentato i contatti con il mondo islamico attraverso il grande e il piccolo schermo.

Silvio Ciappi, psicopatologo, dell’Università di Messina, per motivi di lavoro ha avuto modo di entrare a diretto contatto con numerosi individui del mondo islamico. Ha segnalato esempi di fattiva e reale integrazione culturale accanto ad episodi di islamofobia dettati da religione e cultura.

Molto gradita dagli ospiti e dai partecipanti l’idea di continuare la serata presso il Museo della Cucina Iblea che ha curato la degustazione di pietanze di cucina locale ed araba, permettendo un’appropriata conclusione per favorire l’incontro tra le due culture mediterranee.

Il tema affrontato nella serata, vuole essere una proposta  di affermazione del dinamismo culturale mediterraneo che il Club rilancia a tutta la cittadinanza e che vuole generare negli anni seguenti; da qui l’invito e l’augurio a lavorare tutti insieme, istituzioni, scuola, università, imprenditori, professionisti, mondo del sociale, per diffondere ed incrementare questi obiettivi comuni. 

Segue il contributo del filosofo Giorgio Agamben sull’inziativa:

Proprio oggi che l’Europa attraversa una crisi duratura, che sembra mettere in questione la stessa realtà dell’unione, che si riduce spesso unicamente a fattori economici e monetari, il Mediterraneo può offrire un modello prezioso per pensare in modo nuovo l’unità fra popoli e culture diverse. In una celebre definizione, Braudel ha sottolineato la ricchezza e la complessità di questo paradigma: “non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi, non un mare, ma un susseguirsi di mari, non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre”. Ma diversamente dall’Europa, che porta con sé una connotazione religiosa e si è  spesso definita in contrapposizione al mondo arabo e all’Asia, la forza del modello che chiamiamo Mediterraneo  sta nel fatto che esso non ha bisogno di invocare  valori politici, religiosi o economici, ma si riferisce innanzitutto alla comunità delle forme di vita. 

Prima di essere una realtà geografica, storica e culturale eccezionalmente ricca e variegata, in cui sono nati e caduti imperi e dinastie e in cui sono tuttora vive le tre grandi religioni monoteiste, il Mediterraneo è, infatti, uno stile di vita, che attraversa e unisce come un ordito sottile ma tenace culture e strutture politiche differenti. E’ all’esplorazione e alla definizione di questa comunità di forme e di modi di vita che il presente progetto intende rivolgersi. Ci accosteremo al patrimonio storico, culturale, economico e religioso dei popoli del Mediterraneo seguendo il filo rosso delle forme di vita, così come esse si manifestano in tutti gli aspetti della vita quotidiana, tanto individuale che collettiva.

 

Foto Carlo Miceli