Cultura Musica d'autore

Domani ancora, esce il quinto disco di Guglielmo Tasca

Siciliano senza pensarci

Esce il quinto disco di Guglielmo Tasca, dal titolo “Domani ancora”.  La cosa mi ha incuriosito molto, non solo  perché Guglielmo è mio cugino e perché c’è stato un breve periodo della nostra vita in cui io suonavo la chitarra meglio di lui, ma perché le sue canzoni mi piacciono molto. Negli anni ottanta ci siamo ritrovati a Bologna. Allora Guglielmo studiava e a lavorava con la musica in maniera professionale e intanto si laureava  al DAMS. Dopo la laurea si è fatto le ossa suonando con orchestre e gruppi di ogni genere ed insegnava chitarra privatamente presso alcune tra le più qualificate scuole di Bologna.  Furono gli anni in cui iniziò a fare musica etnica d’autore, un progetto che lo portò a vincere nel 1996 il prestigioso premio Recanati per la canzone d’autore con il brano “Beddu Nostru Signuri”, incluso nel cd “Arà”, primo suo lavoro pubblicato nel 1998.

Non sono un critico musicale, quindi riporto solamente quello che altri, esperti,  hanno scritto della sua musica. Giulio Festinese, giornalista e critico musicale, scrisse, a proposito del primo disco di Guglielmo:  La Sicilia della memoria di G. T., in questo CD che meriterebbe un dipanarsi più ampio, si nutre di pulsioni nere brasiliane. Di aromi mediorientali, di proficue attualizzazioni del piglio di cantastorie  che racconta storie senza tempo. Voce calda e sonora – impegnata su un tessuto strumentale raccolto attorno agli arpeggi delle corde e al battito discreto ma implacabile delle percussioni – e prevalenza di tempi medi di flessuosa eleganza. Qualche volta affiorano moduli narrativi e inflessioni alla Battiato, ma forse è più un pregio che un limite, in un’opera prima che attende nuovi segnali .

 I nuovi segnali, auspicati da Giulio Festinese, arrivarono nel 2001.  Le canzono del CD “U pagghiaru” vennero utilizzate dal regista Mauro Aprile Zanetti nel documentario “U Gioia, jaloffra e filuvespiri” e per il film documentario “"Diversabilmente uguali"  realizzato nel 2003, in occasione dell’anno europeo del disabile. Nel frattempo il brano “Beddu nostru Signuri” divenne un videoclip con lo stesso titolo per mano di Giuseppe Tumino e concorse in diverse rassegne di corti e di video sparsi per la penisola. Guglielmo scrisse parte delle colonne sonore del film “Terra madre”.  Nel 2005 uscì “Bonè bonè”, nel 2010 “Ku Nappa Nappa”, e nel 2011 l’antologia “Sapi bella”. Sarebbe riduttivo riassumere in poche note quanto è stato costruito in tanti anni e in tanto lavoro. Stefania Pahxia,  giornalista professionista che ha collaborato con varie testate e ha fatto parte dello staff di comunicazione del Sindaco del Comune di Milano, nonché ricercatrice a Milano all’Aaster, a proposito di un concerto di Guglielmo a Chiaramonte,  scriveva:  Le canzoni di G T partono dalla musica siciliana, poi però la dimenticano, proprio come capita ai jazzisti che studiano scale e patterns ma quando cominciano a suonare non ci pensano più. Una vera e propria corrente musicale alternativa che fa tendenza e con un pubblico trasversale . Nessun target in particolare: dai bambini ai più agée.

 Queste sono solo alcune delle performances di Guglielmo di questi anni. Attenzione alla realtà, umorismo, ritmo, utilizzo di allegorie e metafore divertenti, sono il filo rosso che lega questo itinerario artistico, assieme  alla solidità e all’originalità dell’impianto armonico di ciascuna pubblicazione.

 Il CD appena uscito,” Domani ancora”,  è nuovo in tutti i sensi. Tredici brani in italiano e uno in siciliano. Era da tempo che volevo realizzare un disco  in italiano, ma mi è sempre mancata la convinzione di farlo. Adesso, grazie anche alla collaborazione col maestro Peppe Arezzo, ho trovato la giusta spinta e sono pienamente soddisfatto del risultato. Così afferma Guglielmo.

 Un CD, come una raccolta di racconti o di poesie, deve avere un suo tema di fondo. Il tema di “Domani ancora” è quello del tempo e dell’immortalità. Il disco si apre con il brano “Col sole in faccia”: un invito a mettere da parte ogni timore, a non cercare alibi. Come ci commuovono sempre le azioni, i gesti umili, quotidiani che vincono il tempo, che uguali permangono nella loro umana  sostanza, in ogni epoca, in ogni storia, in ogni civiltà, diceva Vincenzo Consolo.  Vivere è stupirsi delle cose normali, rivalutarle e farsele bastare (Quello che c’è già, Dici che). Ma lo spettacolo della natura, la sua maestà, ci rimandano a Qualcosa di più grande. Il mare, con la sua potenza, diventa la metafora di quel Qualcosa (La tua presenza). Davanti al mare tutto tace e le parole non bastano più (Mille parole). Tutto il disco, a ben vedere, è pervaso dalla ricerca di questo Qualcosa che dia forma e sostanza all’anima. Questa ricerca alimenta la speranza, e nella speranza l’uomo trova “Un posto per dormire” che non sia un giaciglio ma un fiorire.  Un  credo che non sia dottrina, né ideologia (“Senza credo mai”). La realtà, allora, diventa più bella, le cose rimangono uguali e cambiano davanti ai nostri occhi cresciuti (Un po’ più in là), tutto acquista senso, ed il senso è l’amore, ciò che tutto muove, che tutto motiva. Ma l’amore va amato, custodito, coltivato (U jardinu). L’amore è Dio in persona.

 I paradigmi musicali del CD sono inconfondibili, con inserti di moduli armonici che appaiono qua e là, come una firma d’autenticità dell’autore. Ottimo il lavoro dei musicisti che hanno collaborato alla realizzazione del disco: Peppe  Arezzo, Jorge Blengino , Vincent Migliorisi, Alberto Fidone e Peppe Tringali . Gli arrangiamenti rispettano la personalità dei brani; il missaggio e la masterizzazione sono perfetti. Il risultato finale è quello di un disco godibile. Provo a seguire, con la mia chitarra impolverata, le note del disco. È inutile. La chitarra di Guglielmo ha una voce inconfondibile,  che dice spesso più delle parole stesse.   Mi viene da pensare a quanto scriveva La Capria, a proposito della buona letteratura: le anatre si muovono eleganti e leggere sul pelo dell’acqua, ma quanto lavoro sommerso fanno le loro zampe.

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 La presentazione ufficiale del disco si farà prima di Natale, ma intanto noi sciclitani possiamo trovarlo già presso il Circolo Culturale Brancati, in Via Mormino Penna e presso la neonata Libreria Don Chisciotte.