Cultura

Tribunale di Modica, un caso felicemente risolto

Dal romanzo inedito di Un Uomo Libero

Modica - Nel vecchio monastero delle benedettine di Modica, triste e severo, era ospitato il tribunale. Quasi dirimpetto all’imponente Chiesa Madre. Fra le sue mura aveva per anni dispensato condanne e assoluzioni, giudizi e pareri, trasformato vite. Dall’Unità d’Italia nelle sue aule si era fatta giustizia, buona o cattiva. Di tradizioni antichissime, l’Istituzione, aveva assistito, ieratica, al mutare dei tempi, al nascere e al dissolversi di coalizioni politiche, al tramonto di un’epoca comitale che mai la sua storia avrebbe saputo prevedere o anche lontanamente immaginare. Il cuore della vecchia e gloriosa contea si spaccava negli anni Venti del Novecento per un disegno politico più centralizzante e mirato. Incoraggiato da una presenza nuova nelle stanze del potere. Influenzato da strategie politiche non aliene da considerazioni più prosaiche e ordinarie. È verità che urgeva un controllo alquanto capillare dell’inquieto territorio siciliano, spesso facilmente preda di speculazioni mafiose, di fenomeni delinquenziali, di un’insanabile lotta tra latifondo e bracciantato. Caltagirone o Modica tra le nuove province? Chissà? Tutto resta fino ad ora da investigare e chiarire. Modica, con la sua ostile e proverbiale avversione al nuovo squadrismo rivoluzionario, in effetti, aveva decretato la sua sconfitta. Per questo, pare, si fece strada una soluzione intermedia. Voleva individuare in Ragusa, culla del nuovo pensiero fascista, il baricentro ideale. Una soluzione ottimale, questa, per fare di quell’area dell’isola, così remota e lontana, strategicamente situata nel cuore del Mediterraneo, un esempio di sviluppo nel quale non lesinò l’investimento di risorse e mezzi un regime che si presentava come progressista, illuminato, lungimirante e moderno.