Lettere in redazione Modica

Non dimenticare i morti di Sampieri e Lampedusa

Nel segno di Francesco

Modica - Anche quest’anno san Francesco è stato celebrato a Crisci ranni. Come ha ricordato all’omelia della messa don Franco Cataldi, parroco della Catena, è un santo che va conosciuto per capire come sia importante spogliarsi dalla mondanità, da una vita nello spreco che diventa vita lebbrosa, indifferente.

Dopo la messa si è vissuto un momento di allegria con le squadre che avevano partecipato al torneo di calcio Crisci ranni, premiate in modo internazionale! Davano i premi, infatti, insieme a don Franco e don Corrado Lorefice due indiani accolti dopo uno sbarco, una suora indiana, una suora libanese, una suora … milanese. Ma al centro non poteva non esserci il ricordo dei morti di Sampieri e di Lampedusa. Ricordo che si è trasformato in ricerca di vie che vadano oltre l’emozione. Siamo stati aiutati dalla testimonianza delle due piccole sorelle di Gesù (una libanese che parla l’arabo), venute anche a nome delle altre per compiere un gesto di vicinanza nei confronti dei profughi siriani che sbarcano sulle nostre coste. Il loro andare e parlare in arabo, che ha permesso ai profughi di capire e di farsi capire, ci indica la prima via che come Caritas ci sembra importante proporre e per la quale avviare qualcosa che ci aiuti ad essere accoglienti: una comunicazione delicata, attenta alla lingua con cui poter capire e farsi capire. Non arrivano pacchi, non si spostano pacchi, ma persone! Ascoltandoli ci vorrà la capacità di capire che non vogliono mettere le impronte perché sono venuti sapendo che qui non c’è lavoro e per raggiungere parenti e amici in altri paesi europei. E soprattutto che non sono un pericolo! Non si può generalizzare o non comprendere come il degrado è figlio della disperazione e della non accoglienza (ci aspettiamo un impegno particolare per questo degli uomini di cultura e degli educatori!). Molto grave è il fatto che c’è chi vede in loro una possibilità di guadagno, come ha denunciato anche la gente di Lampedusa. Dobbiamo invece, conoscendoli e accogliendoli, cogliere un’occasione che ci arricchisce umanamente e che ci imparenta con il mondo. Ed essere più civili superando leggi (anzitutto la Bossi-Fini) che rendono pericoloso perfino l’aiuto e quindi sono leggi non accettabili da qualsiasi coscienza retta e tanto più da chi crede in Dio. Condividiamo l’idea di una conferenza del Mediterrano che si ispiri a Giorgi La Pira. Vogliamo anche comprendere quanta sofferenza c’è nei paesi da cui partono e come sia necessario lottare per un mondo diverso. Che, come ama dire qualche giovane e noi con loro, è possibile! Suor Egilda e suor Roula hanno testimoniato gesti con cui si entrava in contatto profondo e che vedremo come continuare, anche cercando forme di accoglienza dignitose e centrate sulla persona. E vorremo meglio conoscere il mondo e lottare contro la globalizzazione dell’indifferenza, come ci ha invitato da Lampedusa papa Francesco.

Sarà il tema che tratterà nelle scuole dal 21 al 26 ottobre Gianni Novello, di Pax Christi e ambasciatore di pace in tanti paesi del mondo. E si vorrebbe per questo anche ogni anno promuovere una visita ad paese del Sud del mondo per meglio essere cittadini del mondo, membri dell’unica famiglia umana. E così ricordare i morti, annunciando e testimoniando un mondo in cui non si debba più morire per rincorrere sogni o umiliarsi, fino ad autodegradarsi, per disperazione. 

 

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