Cultura Scicli

Rompato-Cartia: un concerto, una mostra e l’agonia della fornace di Sampieri

L’iniziativa di Mavie Cartia e Lorenzo Rompato

Scicli - Oramai, sempre più, la fornace con la sua ciminiera di Pisciotto è un’icona del paesaggio ibleo; un’icona così  com’ è, intendo dire come rudere di un’architettura industriale dei primi del Novecento, un’impresa voluta dalla famiglia Penna con la collaborazione della famiglia Spadaro e dell’ing. Ignazio Emmolo, un sogno di industrializzazione andato in fumo per un incendio, molto probabilmente doloso, del 1926. Quella fornace di laterizi era stata costruita a regola d’arte con calcare duro e mattoni, un’impresa che era nella continuità di quella civiltà della pietra che già aveva lasciato tracce non comuni nei centri storici iblei; un progetto disegnato e realizzato con rara eleganza nelle modanature delle porte e delle finestre, risultato oltrechè funzionale anche estetico.

     Sogno svanito di un’industrializzazione sulla costa di Pisciotto quella cattedrale laica, con la sua forma basilicale che al posto del campanile ha una ciminiera. Dalle basiliche paleocristiane, alle cattedrali romaniche, alle chiese rinascimentali, quel profilo resta analogo nella sopraelevazione del corpo centrale rispetto ai corpi laterali, consentendo la sequenza delle finestre che illuminano l’interno. Nella fornace è interessante il ritmo delle bifore a rendere intrigante l’esterno, mentre all’interno la funzionalità dei forni è resa con i corridoi di mattoni. Il tempo inesorabilmente ha determinato crolli continui sia nei muri perimetrali che nella ciminiera che oggi sembra un gigantesco pezzo di cannella, o una pannocchia di mais sgranocchiata in parte.

     Quanti proclami, quante pie intenzioni per arrestare il degrado, per salvaguardare quell’opera. Molte le tesi di laurea per proporre o interventi conservativi sulla scia della cultura del rudere di romantica memoria ottocentesca, o interventi di rifunzionalizzazione, con architetture contemporanee distinguibili per far continuare a vivere quel luogo, quell’opera. Ma finora tutto è approdato a nulla, vuoi per essere la fornace proprietà privata, vuoi per l’inefficace intervento dello Stato nel risolvere una matassa burocratica. Nel frattempo la fornace, anno dopo anno, decennio dopo decennio perde pezzi. Rimane ancora, comunque la sagoma che dalla lunga spiaggia tra Sampieri e Pisciotto stimola artisti, fotografi, poeti, musicisti. Quel paesaggio con la fornace a distanza è stato dipinto dagli artisti del Gruppo di Scicli, quel luogo è stato filmato più e più volte nelle storie televisive del commissario Montalbano. L’ultimo in ordine di tempo è l’evento promosso da Mavie Cartia e Lorenzo Rompato che alla fornace e alla sua ciminiera hanno dedicato un evento musicale e una mostra di pittura. Rompato che è un percussionista ha impegnato direttamente la fornace per una performance di suoni con una esperienza che ha titolato “Il ritmo della ciminiera”, utilizzando le sue mani con i muri e alcuni materiali della fornace per un breve concerto. Nella stessa giornata presso il teatro del Museo della pietra ha coinvolto quaranta persone in un concerto di percussioni da lui diretto, un’esperienza collettiva sotto le stelle di Pisciotto

Il giorno dopo si è inaugurata al Brancati una personale di Mavie Cartia con alcuni oli dedicati alla fornace.

    Ho chiesto ai protagonisti di chiarire il senso dei due eventi.

Rompato mi risponde: “La mia attività musicale svolge una importante azione solidificante in seno alla comunità che vi partecipa. Ho percepito l'importanza simbolica che ha la ciminiera per la gente di Scicli, dalla passione con la quale Mavie Cartia mi ha descritto il luogo e narrato la sua storia, che trasudava un attaccamento al territorio tipico di chi ama la propria terra. La struttura della ciminiera racconta di un passato che non dobbiamo e non possiamo dimenticare ; e lo stato in cui versa il suo rudere urla un disperato grido di aiuto. Suonare per la ciminiera è stato per me un atto dovuto, poiché faccio il musicista. Fossi stato ingegnere, avrei magari fatto altro a suo favore. L'efficacia dell'arte è relativa al beneficio che ne trae la sua utenza, credo io. Fare un Drum Circle ispirato al ritmo della ciminiera è stato molto importante per diversi motivi. Innanzitutto è stato un momento di riunione di una comunità, ispirato ad un luogo che è stato un epicentro importante della sua storia. Si è creato poi della musica non solo virtualmente ad essa dedicata. Suonare per la ciminiera non vuol dire restaurarne le mura, ma rievocarne la vitalità, la presenza, credo possa far bene a chi la vive e a chi ci vive intorno. È stata una cosa importante per me e credo anche per tutti i partecipanti; e mi piace credere che chi ha partecipato, il giorno dopo abbia voluto dire a tutti i propri amici che magnifica esperienza è stata!”

   Di rincalzo Cartia: “Nel vedere l'inesorabile crollo della ciminiera dovuto all'abbandono e al tempo provo emozione e dispiacere avendola vissuta fin dall'infanzia in tutta la sua maestosità e bellezza.

https://www.ragusanews.com//immagini_banner/1492239221-3-ecodep.gif

Ho immaginato la ciminiera un essere vivente capace di chiedere aiuto attraverso il suono delle sue pietre, quindi, ho sentito nel crollo una grande e potente percussione. Un ritmo. Da qui l'idea di realizzare un video, un drum circle, una mostra inerente ad essa.

Ho invitato il Maestro Lorenzo Rompato, amico e compagno di percussioni a Roma, affinchè mi aiutasse a realizzarlo. Siamo andati alle prime luci dell'alba a cercare l'eco dei  suoni della ciminiera. Con noi hanno collaborato Simonetta Cartia nella ripresa e Simona Giannì nel montaggio del video.

Il Drum Circle, formato da quaranta persone, che hanno creato un orchestra estemporanea di percussioni, uniti tutti dal medesimo pensiero, è stato realizzato al Teatro Museo della Pietra del Dott. Gaetano Mormina, scelto per l'acustica, l'ampiezza, e il panorama da cui si vede la ciminiera”.

   Le domando: “Cosa ti interessa di più nel dipingere la fornace?”

“Mi interessa il suo ritmo. Le luci, le ombre, il volo degli uccelli, l'eco del respiro di un barbagianni...i gigli del mare, le persone che la fotografano, la luce delle candele, l'aurora, i tramonti...la testimonianza di chi ha vissuto, l'incendio che l'ha distrutta, il Pisciotto e i personaggi che la amano, la poesia che è in essa e in noi”.

   Nella mostra al Brancati alcune immagini riguardano la fornace. Mavie, pittrice di sicuro talento rende in modo inedito lo spazio e nello stesso tempo riesce a conferire un’anima alle cose e alle persone.

   Non sappiamo quale sarà il destino di questo monumento; nel tempo abbiamo assistito alla sua metamorfosi; forse se ne fermerà la sua agonia o forse la ricorderemo nelle foto, nei dipinti o nelle sequenze del commissario Montalbano.

https://www.ragusanews.com//immagini_banner/1543747182-3-nifosi.jpg