Sanità Ragusa

Cartilagine articolare: da bio-tecnologia prospettive per efficaci terapie

Luminari a confronto

Ragusa - Le nuove ricerche scientifiche nel campo della riproduzione dei tessuti potranno offrire sempre di più una concreta speranza per la risoluzione delle patologie della cartilagine articolare.

E’ il messaggio che emerge dall’intensa giornata di studio avviata stamani a Ragusa, presso Poggio del Sole Resort, nel corso del convegno organizzato dall’Asp 7, dalla Società Italiana di Artroscopia e dal Collegio Reumatologi Ospedalieri Italiani. Esperti da tutta Italia a confronto nel Sud più Sud del Paese per discutere delle ultime terapie e dei più recenti sviluppi della ricerca che permettono, ad esempio nel caso limite di un calciatore professionista, di rimetterlo in sesto dopo aver subito dei traumi importanti con il danneggiamento della cartilagine articolare. Nell’80% dei casi, grazie alle ultime delicate e complesse terapie d’intervento, potrà tornare alla propria professione in campo. Un esempio che la dice lunga sulle nuove possibilità di applicazione nel trattamento delle patologie della cartilagine articolare, come spiegato nel convegno di oggi che si è svolto sotto la presidenza dei dottori Giorgio Licitra, Giorgio Sallemi e Antonio Zisa e con la presidenza del comitato scientifico curata dal dott. Arcangelo Russo. Tra i tanti relatori che si sono susseguiti, da segnalare gli interventi del dott. Giancarlo Coari e del dott. Piero Volpi, rispettivamente past president e vice presidente della Società Italiana di Artroscopia. E proprio Coari si è soffermato sullo “stato dell’arte” degli attuali trattamenti. “Probabilmente siamo ancora dinnanzi alla punta di un iceberg nel senso che si già sta facendo tanto ma non è ancora molto e soprattutto non è tutto. Abbiamo già adesso la possibilità di intervenire con tecniche chirurgiche importanti, come l’artroscopia e dunque le operazioni mini invasive, ma dalla ricerca scientifica sta arrivando sempre più un aiuto fondamentale, fatto di cresciti piastrinici, biologica cellulare, ingegneria tessutale, cellule staminali. Insomma branche della medicina che vengono in contatto diretto con gli interventi tradizionali e da questa unione è possibile pensare a risvolti interessanti, pur se non dobbiamo certo confondere quel che sappiamo finora da quel che forse, anche troppo spesso, sentiamo in tv o vediamo sul web, e che ci fanno facilmente gridare al miracolo. Per tornare all’esempio del calciatore, fino a qualche anno fa in caso di rottura della cartilagine articolare, lo sportivo si trovava dinnanzi alla fine della propria carriera. Adesso, magari anche dopo un anno di riabilitazione, può tornare a giocare in campo nella maggior parte dei casi”. E anche il dott. Volpi ha parlato delle ultime novità oltre ad offrire una serie di informazioni. “Ritengo che ci sia la necessità per i medici di attenersi alle indicazioni previste dalle singole tecniche perché non tutte le lesioni cartilaginee necessitano di interventi. C’è poi la necessità di procedere all’applicazione delle tecniche disponibili. Non c’è solo l’artroscopia ma anche le cosiddette bio-tecniche che ci permettono di accelerare la guarigione dei tessuti. Infine c’è da svolgere un efficace controllo dei risultati ottenuti in un determinato lasso di tempo. Dati che anche grazie a questi convegni, riusciamo a diffondere in modo capillare. Del resto il congresso nazionale della nostra società non ci permette di scendere così nel dettaglio e dunque c’è da salutare positivamente iniziative come questa che si è svolta a Ragusa che ci permettono di far circolare le informazioni e i casi studio. Oggi in Italia si fa buon chirurgia ortopedia, il gap nei trattamenti che c’era nei decenni passati con il Nord Europa ma anche con l’America, non c’è più”. Sulla necessità di diffondere e scambiarsi le opinioni è intervenuto il presidente del comitato scientifico, il dott. Arcangelo Russo che ha curato l’iniziativa assieme al ruolo determinante dei presidenti del convegno, i dottori Giorgio Licitra, Giorgio Sallemi e Antonio Zisa: “Il futuro è almeno in buona parte già presente perché tantissime metodiche non sono solo in fase di sperimentazione ma anche di raccolta dati. Si sta già cercando di vedere in clinica quali risultati stanno producendo in fase applicativa. Sono risultati già molto soddisfacenti ma come in tutte le cose non bisogna abusare nel valutare effetti-benefici. Le metodiche non devono diventare delle mode. Occorre invece andare con i piedi di piombo pur se le prospettive sono positive perché, nell’ambito della cartilagine, si interviene mettendo insieme la terapia della genetica al lavoro che si può fare anche attraverso la biologia stessa del paziente, con la possibilità di riprodurre la cartilagine tramite opportune stimolazioni con co-fattori esterni”. Decine e decine di fisiatri, terapisti, reumatologi e ortopedici siciliani partecipando al convegno, curato dal punto di vista organizzativo da Giusy Caltabiano di Avantgarde, hanno avuto l’opportunità di acquisire maggiori conoscenze che potranno presto essere utilizzate.

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