Cultura Ragusa

Chi controlla i controllori? Domande irrisolte. A Ragusa

Alla galleria Clou

Ragusa - Non riesce a serbare una indifferenza estetica al tempo che viviamo. È un’arte sostanziata invece di messaggi sociologici, antropologici, civili, politici, declinata in linguaggi variegati e da artisti anche geograficamente lontani. Il nuovo evento proposto dalla ragusana Galleria Clou è veicolato da un’etichetta che è un apparente gioco di parole, imperniato su una voce rigida quale ‘controllo’. Inaugurazione fissata per sabato 26, “Chi controlla i controllori” non è una domanda, ma una asserzione assai metaforica, che, in un oggi massimamente stratificato, impone una riflessione sui sistemi grandi e pure minimi di controllo, esercitati dalle strutture mediatiche, dai canali dell’informazione, dalle braccia multiformi della politica, dalle leggi più o meno esplicite che la civiltà consumistica detta.

Fuori dalle simbologie, alcuni degli artisti coinvolti provengono da paesi del mondo in cui il controllo è tutto reale, e dall’imbavagliamento della parola discende certo diretta anche una concezione limitata del fare arte, discende un freno fortissimo alla libertà creativa. Il nucleo tematico proposto dal curatore del progetto espositivo, Francesco Lucifora, viene dunque trattato con grande duttilità dalle iraniane Celia Eslamieh Shomal, Negar Farajiani e Neda Zarfsaz, dal gruppo greco che nel nome di Errands raccoglie architetti, artisti, musicisti, dal francese Etienne De France, emergente di sicuro talento, dall’italiana Elisabetta Di Sopra. Materialmente il loro contributo consiste nella presentazione di un’opera video inedita e/o di uno o più manifesti, prodotti contemporanei dell’arte, capaci di intessere un dialogo interattivo tra linguaggio video e grafico.

Francesco Lucifora non definisce pertanto collettiva l’esposizione (visitabile fino al 7 dicembre), ma mostra corale, perché è da una polifonia composita di sguardi che origina il ‘parlamento’ informale al quale si punta, ossia un’occasione per informare e dibattere sul concetto di controllo, sulle entità sistemiche preposte al monitoraggio delle comunicazioni personali e pubbliche. Perché, se è chiara e riconosciuta l’esistenza dei controllori, la sfida di questo progetto della Clou è l’indagine sul come e sul quanto i controllori possano essere a loro volta controllati, conosciuti. Sulla possibilità di porre un argine al controllo, che ha sempre un’identità ambigua, difficilmente circoscrivibile, che muta modalità e canali a seconda del paese in cui viene esercitato.

Come evidente, vi è una filosofia sociale precisa alla base della kermesse, che presenta non poche provocazioni intellettuali e non trascurabili elementi di novità: il consesso di voci artistiche che discute, tramite fascinoso l’arte, di una delle più sottili urgenze dell’esistenza collettiva coeva, valica le mura della galleria, dello spazio chiuso espositivo, per trasmigrare alla situazione larga urbana: alcuni dei poster esposti verranno dislocati in tutta la città di Ragusa, per rendere fruibili le opere e per amplificarne la diffusione dei contenuti. Tra le avvertenze d’uso che ci consegna il curatore, alcune riguardano il video prodotto da Elisabetta Di Sopra, vietato ai minori di quattordici anni, per la materia violenta e pornografica, riprodotta dal film dell’artista con una velocità di sequenze tale, da non consentire di essere catturata dall’occhio; per cui proibire la visione agli adolescenti è un pretesto, un motivo ulteriore di riflessione sulle forme dirette e mistificate che oggi assume la violenza.

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