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Le maglie dei calciatori

Un tempo si giocava ovunque

Ogni tanto vedo immagini, soprattutto televisive e qualche volta anche su Internet, che mostrano bambini africani, quasi sempre di povere regioni del grande e vicino continente, che giocano a pallone. Giocano scalzi o con sandali di fortuna, in campi di terra battuta, indossando magliette di tipo “vario”.

Quelle immagini suscitano nella mia mente ormai offuscata di cinquantenne alcune semplici riflessioni che desidero condividere coi lettori di RagusaNews, soprattutto con quelli miei coetanei (o più grandi).

La prima: quei ragazzini giocano scalzi o con sandali e scarpe “arrupizzati”. Oggi mio figlio gioca con Puma, Adidas, Nike e Mizuno di pelle, con stringe laterali e suola a seconda della superficie di gioco: se campo in erba naturale, in erba sintetica o sul cemento.

Io e la mia generazione, da questo punto di vista, siamo più vicini ai bambini africani che ai nostri figli. Appare evidente: io giocavo con le Superga in tela (perfette per il calcetto, specie quelle comprate usate alla “Fera o luni” di Catania, che provenivano dalle caserme dell’Esercito, e infatti erano verdi e non bianche), e solo dopo molti anni acquistai un paio di Adidas, ma molto economiche, insomma di plastica più che di pelle.

I ragazzini africani giocano su campi in terra battuta. Anche in questo la mia generazione è più vicina a questi ultimi: si giocava ovunque era possibile, in termini di spazio, con porte fatte con pietre e leghi rubati ai cantieri edili. La prima volta che misi piede su un campo in erba sintetica fu a San Gregorio, vicino Catania, ed era già il 1983. A Ragusa i campi erano il Selvaggio (riservato, allora come oggi, al Ragusa Calcio), l’ex Enal (allora in durissima terra battuta, che d’inverno diventava risaia) e solo da qualche anno con l’erba sintetica, e quello dei Gesuiti, anch’esso in bianchissima terra battuta. Per ilo resto si giocava in pezzi di “ciuse”, con tanto di “timpe” e “saittuni”.

Infine: i ragazzini africani giocano con maglie di tipo diverso. Insomma, con quanto hanno. Esattamente com’ero io quaranta anni fa. Maglie qualunque, e solo qualcuno, tra i più fortunati, con la maglia di Rivera o Mazzola o Anastasi (attenzione, non c’erano i nome sulle maglie, ma solo i numeri. Però una maglia rossonera col 10 era sempre e solo Rivera, quella nerazzurra con l’8 era sempre e solo Mazzola e la 9 bianconera era di Pitruzzu “u niuru”).

Ma a proposito delle maglie, a differenza che per le altre notazioni soprariportate, c’è da fare un distinguo: i ragazzini di oggi, ragusani o africani che siano si assomigliano molto di più. Infatti sono tanti i bambini anche sub-sahariani ad indossare maglie della Juventus o del Real Madrid, del Bayern Monaco o del Manchester (United). Così come sono tanti, anzi quasi tutti, i ragazzini ragusani che, giocando a pallone nelle palestre a pagamento o nei campi comunali (anch’essi a pagamento sic!), lo fanno indossando maglie della Juve o dell’Inter.

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Quello che però non capisco è il perché ci siano bambini ragusani che giocano con la maglia di Fabregas. Avete letto bene. E se chi legge queste povere righe capisce solo un poco di calcio comprenderà bene che è assurdo: se sei ragusano e giochi a calcio indosserai la maglia bianconera (la stragrande percentuale dei ragazzi) di Marchisio o Vidal poco importa, se sei interista giocherai con la maglia nerazzurra di Palacio o la rossonera di Balotelli se sei milanista. Al limite, potrei capire la maglia di Messi o di Ronaldo, stranieri di squadre straniere, ma campioni tanto grandi da essere praticamente universali. Ma il perché un undicenne ragusano giochi con la maglia di un rincalzo del Barcellona proprio non lo capisco, se non con la micidiale potenza della televisione.

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