Cultura Scicli

I cammei grafici di Piero Guccione

La prefazione alla mostra al Brancati

Scicli - Nel volume di Manuel Gualandi dal titolo L'Atelier di Guccione, pubblicato da Allemandi, c'è una riflessione dell'artista che aiuta a capire la piccola mostra fatta al Brancati comprendente venticinque grafiche di piccolo formato, oltre alla tela dal titolo L'altra faccia del Mediterraneo.

"Ciò che da sempre mi spinge al cavalletto- scrive Piero- forse è il sentimento, la meraviglia - per dirla con Aristotele - che mi suscitano le cose. Molti pensano che io sia un colorista ma in realtà mi è molto più naturale il disegno. Il colore mi è in certa misura estraneo; detto altrimenti il colore mi serve per identificare" l'oggetto della meraviglia" per così dire. Se i colori poi trovano fra di loro un accordo, indipendentemente dall'oggetto che vanno a identificare, questo fa parte del nostro inconscio, non razionale, di procedere". Questa riflessione penso aiuti a comprendere innanzitutto il valore del segno-disegno di questi gioielli, di questi cammei in cui lo stilo incide la lastra emulsionata, in cui avverti la sicurezza della mano nel tracciare i contorni di un corpo, senza ripensamenti, frutto dell'abilità, della sicurezza nel possesso del mezzo e nello stesso tempo del dato inconscio nel rendere espressiva l'immagine. E proprio l'inconscio è protagonista nella varietà dei temi, che dipendono dalla "meraviglia", dallo stupore che può derivare da tante cose le più varie, dal fiore dell'ibisco, da una maschera di porcellana, da un'opera di Munch, di Friedrich, o di Michelangelo, o di Caravaggio, o dalle linee del mare, dei riflessi che sul mare determina la luce del sole, da un nudo femminile, dal gioco di una bimba, da uno scrittore amato (Sciascia, Bufalino, Tomasi di Lampedusa), da un sentimento politico rivissuto in un 'immagine (Portella della Ginestra, diventa un'ombra e una ferita che copre un paesaggio), o avvertito come drammatico nell'unica opera (L'altra faccia del Mediterraneo) in cui il mare azzurro, tante volte dipinto e ridipinto per la sua bellezza diventa un mare di morte fatto di plastica nera, a testimoniare l'attenzione verso le tante tragedie che in questi anni in questo mare avvengono.

Il Guccione che si presenta con queste opere, potremmo dire che è l'artista segreto, le cui opere nascono da un sentimento affettuoso verso amici scrittori, poeti a cui ha offerto una tiratura. I temi prevalentemente sono un controcanto della pittura e dei pastelli ai quali in quel momento sta lavorando, una nota lirica che con un mezzo grafico reinventa l'immagine, sempre vigile nel congedare un'opera nuova in cui se l'acquaforte è segno, limite o nodo plastico, l'acquatinta è corpo, è stesura, colore. Un lavoro miniaturistico che rende in intensità quanto ha la possibilità di essere narrato nel grande formato.

Nella foto, Piero Guccione - Al Ballo con Marcel Proust 

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