Cultura Ragusa

La natura dipinge, nelle foto di Gino Taranto

La recensione del prof. Giuseppe Traina, dell’Università di Catania

Ragusa - Figlio di una terra che ha sempre prediletto la fotografia realistica (con esiti anche di assoluto livello), Gino Taranto è però anche figlio di un tempo che chiede all’artista di saper andare ben oltre la restituzione (pseudo)oggettiva della realtà, ovvero di prendere la realtà come orizzonte di riferimento per stravolgerla, però, con tutti gli accorgimenti possibili, restituendo a chi osserva l’opera quello che l’occhio dell’artista sa intravedere, ben oltre la superficie.

Si prenda la sua mostra più recente, La natura dipinge: Taranto ha coraggiosamente deciso di utilizzare quanto di più impoetico possa esserci al mondo (la plastica che ricopre le serre, nelle campagne ipparine) e di riscattare questo materiale (cioè, la sua realtà: ma, in definitiva, la realtà che ne è avvolta, per chilometri e chilometri quadrati di spazio) e di farlo reagire con micro-elementi della natura circostante. Elementi vegetali, in prevalenza, ma con qualche significativa presenza animale. Ho parlato di reazione, quasi fosse un procedimento chimico: ma forse siamo più nei dintorni dell’alchimia, se i risultati, per nostra fortuna, ci trasportano nel reame dell’illusione, dove si sperdono i confini tra vero e finzione e gli elementi si scambiano osmoticamente luci, tratti, riflessi.

La fotografia ammicca alla pittura, insomma, allontanandosi felicemente dalla realtà senza, però, materialmente staccarsi da essa, dalla sua concretezza di cose e superfici. E, pittoricamente, i colori si trasformano, si sfibrano, si ricompongono in nuovi equilibri, sono pronti a sfidare il visitatore della mostra creando nuovi piani di lettura, rinnovate illusioni. 

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