Giudiziaria Malta

Arresto di Calcaterra, i capi d’accusa. Parola alla difesa

I distinguo dell’avv. Gulino

Malta - Falsificazioni di documenti nell’ambito di frodi bancarie, spendita e introduzione di denaro falso. Sono i capi d’accusa a seguito dei quali l’avvocato ragusano Giovanni Calcaterra, 45 anni, coinvolto nell’ambito di una delle inchieste sulle aste giudiziarie, è stato arrestato a Malta dalla polizia maltese.

Calcaterra, che nell’inchiesta ragusana sulle aste è indagato insieme a un maltese che nell’isola dei Cavalieri è finito in manette proprio insieme al ragusano (ma poi scarcerato), era stato  uno dei professionisti che, qualche giorno fa, erano stati oggetto delle perquisizioni all’interno dei propri uffici e, nei giorni scorsi, aveva lasciato l’Italia proprio per recarsi a Malta. Polizia di stato e guardia di finanza, con il coordinamento della procura della repubblica di Ragusa si sono subito messe in contatto con le autorità maltesi con le quali è cominciata una stretta collaborazione. Arrestato dalla polizia maltese, ieri mattina si è tenuta la convalida dell’arresto nella quale il legale ragusano è stato difeso dall’avvocato Gianluca Gulino: “L’udienza che si è tenuta questa mattina  alle 10,30 – ha tenuto a sottolineare Gulino - non ha nulla a che vedere con il problema delle aste giudiziarie, è stato arrestato dalla polizia perché gli contestano alcune falsificazioni documenti nell’ambito di frodi bancarie, la spendita e l’introduzione di denaro falso. Viene contestata anche l’associazione a delinquere che a Malta è però una diminuzione del reato, non è come in Italia. C’è stata una udienza di esposizione delle accuse e adesso ce ne sarà un’altra entro 15 giorni. Il giudice in quest’ambito non entra nel merito delle accuse, ma si deve esprimere se l’imputato deve essere libero o meno, e se vediamo che il coimputato maltese che è stato scarcerato, è chiaro che il giudice ha ritenuto di non scarcerare Calcaterra solo in quanto non maltese e dunque ritenendo che potesse sussistere il pericolo di fuga”.

Quella che riguarda Calcaterra è una delle tre inchieste, distinte tra loro, che riguardano il complesso e non sempre limpido sistema delle aste giudiziarie in provincia di Ragusa. Quella in cui è imputato il legale ragusano è condotta dal sostituto procuratore della repubblica Marco Rota ed è stata affidata a polizia di stato e guardia di finanza. Le ipotesi di reato sono quelle di turbativa d’asta e usura. Per fare abbassare i prezzi degli immobili, non solo la prima convocazione ma anche la seconda, sarebbero andate deserte, in modo da procedere all’acquisto del bene soltanto alla terza convocazione, quando si registrava un deprezzamento dell’immobile al di sotto del 60% del valore reale. Quindi gli stessi immobili venivano rivenduti agli ex proprietari a cui, non potendo più accedere al credito da parte delle banche, non restava altro da fare se non accettare prestiti con tassi di interesse che non avrebbero mai più potuto estinguere. Un sistema, quello sul quale stanno indagando procura e forze dell’ordine iblee, particolarmente fruttuoso e che non sarebbe radicato nella sola provincia di Ragusa.

Un’altra inchiesta è quella che riguarda il caso Guarascio, il muratore di Vittoria che si era dato fuoco per difendere la propria casa, ed è condotta personalmente dal procuratore della repubblica di Ragusa Carmelo Petralia che già riscontrato anomalie nell’aggiudicazione dell’immobile. La procura di Ragusa starebbe per  adottare un provvedimento per mettere un freno al procedimento e farebbe ulteriore chiarezza sulla vicenda che va parallelamente alla seconda ed alla terza inchiesta. Questo terzo filone riguarda quello delle denunce presentate dall´imprenditore agricolo Angelo Giacchi, che, di recente, si è visto mettere all´asta la casa. Giacchi ha inscenato lo sciopero della fame e della sete in prefettura, stazionando poi in segno di protesta dinanzi alla sede della Banca d´Italia. 

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