Scuola Scicli

I bambini della Don Milani alla mostra di Guccione

Piccoli critici d’arte crescono

Scicli - Per tanti di loro è la prima mostra. Ed è bello e difficile cominciare dall’apice, da una delle cifre massime della pittura contemporanea italiana. Gli studenti della scuola media “Don Milani” di Scicli sono al Brancati, nel cuore della loro città, in visita ai lavori di Piero Guccione, raccolti nell’esposizione “L’altra faccia del Mediterraneo”, per certi versi di nicchia, in quanto, a fregiare le pareti del Brancati, oltre alla potenza del mare nero, realizzato dal maestro in dialogo libero con Courbet, sono venticinque cammei grafici, incisioni, disegni, condotti sui temi cari al pittore.

Lasciamo parola ai ragazzi della II A per il racconto e la recensione della mostra: “Al Vitaliano Brancati c’erano tre ritratti di scrittori siciliani, Sciascia, Bufalino e Tomasi di Lampedusa, assieme a un’opera che Guccione ha dedicato a Rocco Scotellaro, un poeta dell’Italia meridionale, che ha fatto una poesia di denuncia; in quest’opera erano rappresentati due cani stilizzati. La parte che ho preferito sono le litografie dei fiori” (Francesca). “I ritratti erano fatti molto bene, sembravano fotografie fatte a matita. I nudi erano molto complessi, perché Guccione ha saputo usare le linee giuste per quelle figure” (Lele). “L’altra faccia del Mediterraneo di Guccione mi ha veramente colpito: il mare indica lutto, morte, dramma” (Noemi). “Guccione, con la sua pittura, vuole esprimere i suoi sentimenti e le cose che prova quando c’è una guerra, morti in mare, stragi. Vorrei chiedergli quando è nata in lui la passione per l’arte” (Lorenzo). “Il quadro che mi è piaciuto di più è quello che rappresenta il mare nero, che significa che nel mare sono successe tante tragedie” (Benedetta). “È la prima mostra che vedo in vita mia. E proprio a Scicli, di un pittore molto famoso, Piero Guccione, che ha creato un quadro incantevole, “L’altra faccia del Mediterraneo”: un mare nero fatto con delle plastiche sporgibili, che suscita nostalgia e tensione. Ha un significato organico, perché Guccione ha pensato agli sbarchi dei clandestini. Una cosa che non capisco molto bene e che quindi vorrei chiedere al pittore è il significato della persona in primo piano, che secondo me guarda nel nulla” (Eliana). “Il mare scuro era fatto di plastica, aveva un effetto 3D” (Dalila).

“Penso che partecipare alla mostra di Guccione sia stato non solo un modo per metterci in contatto con un ‘poeta’ contemporaneo, ma anche un momento bello da condividere con i compagni e la professoressa. È stato interessante ascoltare la storia di ogni quadro e la tecnica che è stata utilizzata per ottenere dei veri capolavori, che costituiscono quel mezzo capace di emozionarci e di farci riflettere. Mi sono piaciuti molto i d’après, anche se avrei voluto vedere le opere dalle quali sono tratti. Tra tutte le meraviglie, l’opera che mi è piaciuta di più è stata “L’altra faccia del Mediterraneo”. Guccione di solito ritrae il mondo nei suoi aspetti più belli. Il mare, celebre protagonista delle sue opere, dipinto d’azzurro, in questo quadro diventa nero, un mare di lutto, di dolore, soggetto di catastrofi, di morti, che lì trovano le delusioni di un sogno non realizzato; un quadro che attinge ai drammi del Mediterraneo, che contribuisce al ricordo, che è una risorsa fondamentale nella vita dell’uomo” (Sofia).

Piccoli critici d'arte crescono

Cittadini della loro città, imbracciano fieri il “Giornale di Scicli”, di cui ha fatto loro dono Franco Causarano, membro del Brancati, in occasione della visita alla mostra di Guccione. La recensione prosegue con le voci della III A: «È stata la prima volta che vedevo una mostra. Ho capito che Guccione è un grandissimo artista» (Desireè). «I quadri ‘astratti’ di Guccione mandano un messaggio forte. “L’ombra nel paesaggio” rappresenta, con una macchia nera al centro di uno sfondo giallo, tutto il male che macchiò Palermo e la Sicilia. Il quadro principale, “L’altra faccia del Mediterraneo”, creato con tecnica mista, rappresenta la speranza degli sfollati e degli immigrati, in un uomo che saluta un mare nero di dolore creato con plastica» (Giuseppe G.). «Il mare pare astratto, rappresenta il dolore. Mentre da un’opera di Caravaggio, “La fuga in Egitto”, Guccione si è ispirato per un particolare, disegnando la morbidezza dell’Angelo» (Chiara). «Partecipando alla mostra di Piero Guccione ho apprezzato le sue opere, che sono un modo particolare di esprimersi. I fiori sono uno dei temi più ricorrenti. L’insieme dei ritratti mi è piaciuto soprattutto per la cura dei dettagli. L’opera che mi ha più colpito è “L’altra faccia del Mediterraneo”, che rappresenta il mare addolorato» (Sofia). «La mostra di Guccione è un po’ difficile, perché non è sempre facile capire tutto quello che vuole trasmettere. Un quadro molto importante è “L’ombra nel paesaggio”, dove il pittore racconta la mafia, con un’ombra al centro del quadro, mentre il paesaggio intorno è chiaro, tranquillo» (Marika). «C’erano anche alcune opere in cui Guccione ha lasciato le bozze, per far vedere come è arrivato al “prodotto finale”. Il quadro che mi è piaciuto di più è “L’altra faccia del mediterraneo”, dove Guccione ha usato la tecnica mista, creando la riva con la pittura a olio e il mare con la plastica nera» (Alessia). «Mi ha colpito “L’ombra nel paesaggio”, in cui si vede un paesaggio molto chiaro, contrastato da un’ombra scura al centro, che è una ‘ferita’, una tragedia. Nel “Prigione morente” Guccione realizza un d’aprés da Michelangelo, cioè un’opera simile, una interpretazione, e così facendo ‘parla’ con Michelangelo» (Serena). «Spero che altri pittori importanti facciano nuove mostre a Scicli, così da vedere stili di arte diversi» (Giuseppe F.).

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