Giudiziaria Giarratana

I 4 morti di Giarratana, rinviato a giudizio il camionista

Domani il quinto anniversario

Giarratana - Nella serata del 20 dicembre 2008 quattro giovani giarratanese persero la vita in impressionate incidente automobilistico lungo la strada statale 194, quasi alle porte di Francofonte. Da subito si disse che la causa fu l’elevata velocità della Mini Cooper che, anche a causa del  fondo stradale viscido, andò a schiantarsi contro un muro per poi colludere con la parte anteriore destra di un autoarticolato che procedeva in direzione opposta. Per tanto tempo questa è stata la versione ufficiale   e il caso sembrava destinato ad essere archiviato in quanto nessuna responsabilità poteva essere ricondotta al conducente dell’autoarticolato con il quale andò ad incastrarsi la vettura, guidata da Giuseppe Di Gaetano, di appena ventuno anni. In quell’incidente morirono, come si ricorderà anche Fabio Dipietro, diciannove anni, Leandro Renna, ventuno anni e Gabriele Corallo, vent’anni, tutti di Giarratana.

            Su come sono andati i fatti quella tragica sera nessuno dei familiari delle vittime ha accettato la prima ricostruzione e meno che mai il padre di Giuseppe Di Gaetano, Salvatore, stimato dipendente comunale a Giarratana. Già da subito ha fatto di tutto per capire come fossero  veramente andate le cose.

            Lo è stato poi determinato al massimo, dopo la prima perizia del CTU che scagionava del tutto il conducente del grosso autoarticolato. Dopo il deposito in Tribunale di quel  rilievo peritale, Salvatore Di Gaetano nominò un perito di parte nella persona dell’ing. Giovanni Dell’Agli di Vittoria.

            Così alla fine, a distanza di ben 5 anni viene fuori tutt’altra realtà, al punto tale  da indurre il GUP del Tribunale di Siracusa, dott.ssa Alessandra Gigli, a rinviare a Giudizio, Michele Billè, originario di Messina, conducente del pesante mezzo, con l’imputazione di omicidio colposo.   

Si legge testualmente nel decreto di rinvio a giudizio “ perché percorrendo sulla statale 194, proveniente da Catania, in direzione di Ragusa, alla guida dell’autoarticolato Scania R560, con colpa consistita nel non rispettare il limite di velocità di 70 kmh, all’altezza del km 33 travolgeva l’autovettura Mini Cooper condotta da Di Gaetano Giuseppe che, per una brusca sterzata dovute a cause non conosciute invadeva l’opposta corsia di marcia, così concorrendo a causare il sinistro dal quale derivava la morte del Di Gaetano e di altri tre trasportati”.

Il processo si aprirà il prossimo 19 maggio 2014, avanti al tribunale di Siracusa.

            In buona sostanza il Perito del Tribunale, mantenendosi sulla scia di quanto constatato dai Carabinieri della Stazione di Francofonte arrivava alle conclusioni che la velocità posseduta dalla Mini Cooper pari a circa 90 kmh (e non comunque oltre i 130 kmh come si ipotizzò in un primo momento)  era eccessiva, in rapporto alle condizioni stradali e ambientali, oltre ad altre cause hanno contribuito alla perdita di controllo del mezzo condotto.

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            Da ciò l’intensità dell’urto contro il muro che ha determinato un’azione sfuggente della vettura che andava a incastrasi tra le lamiere del pesante mezzo. Circa la condotta di guida del conducente del camion, aggiunge il perito del Tribunale, nulla è possibile rilevare in quanto lo stesso aveva già intrapreso un rallentamento del proprio veicolo negli istanti che precedevano lo scontro. Quindi, per il CTU nessuna responsabilità era in capo al Billè.

            Nella perizia di parte l’ing. Giovanni dell’Agli, ribalta del tutto le considerazioni del suo collega e anche le conclusioni.

Dell’Agli scrive “ a innescare il moto aberrante dell’autovettura Mini Cooper all’uscita della curva che precede il luogo del sinistro non è stata affatto la velocità con cui il Di Gaetano l’ha affrontata ma, piuttosto, una brusca e improvvisa azione sullo sterzo, seguita in rapida successione da altra sui freni, dal suo conducente. La manovra del Di Gaetano e il moto irregolare che ne è scaturito sono quelli tipici che si osservano nei casi in cui i conducenti reagiscono, d’istinto e bruscamente, alla

vista, all’improvviso e avanti a sé, di un ostacolo imprevisto., forse un cane ( una carcasse di una povera bestiola era stata fotografata anche qualche mese dopo l’incidente, sul luogo del sinistro).

            Aggiunge poi il perito di parte. “Per quanto riguarda l’autocarro del Billè, questo è giunto sul punto dell’urto alla velocità di circa 64 km/h nonostante il suo conducente avesse percepito la situazione di pericolo almeno 7,1 sec. prima e avesse manovrato per rallentarne la marcia da 6,1 sec. La velocità di marcia con cui l’autocarro percorreva il rettifilo prima del sinistro doveva pertanto essere elevatissima (intorno ai 130 km/h) e quindi molto più elevata di quella di soli (ma si fa per dire!) 84 km/h registrati dal suo tachigrafo della cui integrità o efficienza il sottoscritto ritiene di dover seriamente dubitare.

            In ogni caso, sia che fosse di 130 o di 84 km/h, la velocità dell’autoarticolato negli istanti immediatamente precedenti quello dello scontro fu notevolmente (o di gran lunga) superiore a quelle di 70 km/h che è il limite massimo fissato dall’art. 142 del C.d.S. per questo tipo di veicoli. Comunque  alla velocità di 84 km/h, è stato dimostrato nella relazione di CTP, l’autoarticolato avrebbe dovuto fermato nello spazio di 67 mt (e quindi prima di giungere nel punto nel quale la Mini si era fermata) ma questo, come si sa, non si è verificato.

Di contro un’autovettura che viaggia a 90 km/h (ossia alla velocità che ha stimato per la Mini del Di Gaetano ) e che prosegue irregolarmente nella marcia a ruote bloccate, si ferma “spontaneamente” dopo un certo percorso per l’attrito delle sue ruote con il terreno.

            Se dunque il Billè, conclude il perito di parte nella sua contro relazione,  come sarebbe stato suo obbligo, avesse viaggiato al massimo di 70 kmh  alla vista dell’autovettura che gli contendeva il passaggio e che si era arrestata nella sua stessa corsia di marcia, con una frenatura normalmente energica avrebbe potuto arrestare facilmente il suo autocarro nello spazio 51 metri, ossia di gran lunga inferiore a quello di oltre 100 mt che, invece, nell’istante di percezione del pericolo lo divideva dal punto dello scontro. Non ci sarebbe stato insomma alcuno scontro e il precedente incidente capitato all’autovettura si sarebbe risolto senza conseguenze. Invece l’autovettura è stato travolta e poi schiacciata dalla motrice del pesante mezzo, quando il suo moto irregolare di rototraslazione si era esaurito”.

            Queste considerazioni, oltre alle altre emerse dalle indagini effettuate, hanno così indotto il GUP di Siracusa di rinviare a giudizio il Billè con l’imputazione di omicidio colposo.

            Un primo importante passo verso la verità che solleva il povero Giuseppe Di Gaetano, e  con lui la sua famiglia, dal macigno di essere responsabile della morte di altri tre giovani.

Queste le parole di Salvatore Di Gaetano: “Se oggi siamo arrivati a questo punto, lo devo a due grandi professionisti, il mio avvocato Vincenzo Giannone di Mazzarrone ed il mio consulente tecnico Ing. Giovanni Dell'Agli, poi lo devo alla mia famiglia che nel silenzio mi è stata vicina per questi 5 anni, infine un grazie speciale a mio fratello Sebastiano che ha vissuto con me ogni istante di questa maledetta storia”.