Cultura Scicli

Il labirinto di Sarnari, alla Consolazione di Scicli

Inganni

Scicli - Nietzsche affermava di prediligere le vie tortuose, per arrivare alla verità. Trasferiva in filosofia l’emblema del ‘labirinto’, ossia una delle metafore più potenti create dall’umanità, in spazi geografici e in ere assai distanti, per simboleggiare una ricca quanto sfaccettata polisemia. Tale e tanta è la diffusione del concetto di labirinto, da indurre importanti correnti di studio a pensarlo quale archetipo, quale primigenia icona dell’itinerario mentale e coscienziale dell’uomo verso la conoscenza.

Fortissimo l’impatto di tale simbolo millenario nella cultura e nell’arte, fin da quella lontana saga di Dedalo, Teseo, Arianna e il Minotauro, in una tradizione ininterrotta, che origina dal Neolitico e giunge ai nostri giorni. Passa per la spiritualità cristiana medioevale, il labirinto, con le sue valenze di inganno e traviamento, rispetto alla strada virtuosa della santità, per giungere alle sensibilità squisitamente laiche di innumerevoli artisti, due per tutti Picasso – si pensi alla sua “Minotauromachia”, in cui la bimba non riesce a persuadere il Minotauro a seguirla nel regno fantastico del mito – e Pollock, che sulla tela porta l’angoscia di un itinerario travagliato, entro i meandri di labirinti privi d’una via d’uscita.

Questo percorso ipersimbolico continua e interpreta Franco Sarnari, membro storico del Gruppo di Scicli e artista noto per l’eleganza compositiva, che connota la sua multiversa produzione pittorica. In seno al progetto estetico “L’inganno contemporaneo”, pensato a Scicli da Site Specific e localizzato in due spazi della città, la suggestiva chiesa di Santa Maria della Consolazione e la galleria Quam, Sarnari propone un labirinto, confezionato in retine nere (la misura esatta: cm 1400x700x270), che, posto all’ingresso della chiesa, impone il suo attraversamento, il superamento dei suoi tortuosi vicoli, delle vie rette e traverse che l’atto stesso dell’incamminarsi comporta. Dell’opera, che riprende un suo progetto antico, il maestro Sarnari ci fornisce una lettura primariamente esistenziale: “È un oggetto che porta sostanzialmente la vita da una parte e l’opera d’arte dall’altra” – spiega l’artista, – intendendo la vita come labirinto e l’arte come emozione e come traduzione. Nel labirinto la complessità diventa la traduzione. L’entrata è la retina, difficile, come quando cominci a lavorare su un’opera, l’ombrello è l’uscita”.

Varcato il labirinto, una articolata esposizione prende corpo attraverso le cifre variegate di dieci artisti, Blanco, De Angelis, Doren, Majakovskij, Moretti, Mortellaro, Taormina, Rizzo, Tian Xiaolei, distribuita tra gli ambienti della Quam e di Santa Maria della Consolazione, ove convince specialmente quell’occhio tutto pittorico del talentuoso Giovanni Blanco. Una campionatura del territorio non tutto integro del contemporaneo, l’esposizione, delle sue frequenti e veloci chimere, delle sue autentiche parole nuove.

La Sicilia

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