Cultura Scicli

Un giorno a Scicli, con Pippo Baudo

Una domenica diversa

Scicli - “Quando superai il provino per diventare presentatore Rai, chiamai papà, a Militello Val Di Catania. Mio padre, dopo la laurea in legge, mi aveva dato tre mesi di autonomia economica per tentare la carriera dello spettacolo. Gli telefonai: “Papà, lunedì alle 18 sono in diretta, su Rai Uno, intervisto Johnny Dorelli”.

E papà che fece? “Si fece il mutuo. Per comprare la televisione”. Pippo Baudo ha trascorso un’intera giornata a Scicli, “turbato dalla bellezza della chiesa di San Bartolomeo”, insieme a due amici d’infanzia, entrambi avvocati, nisseni. “La cultura è un vizio, è come il fumo: se hai sete di sapere, non ti sazi mai. E Scicli è un luogo magico da questo punto di vista, perché scopri tesori d’arte incredibili: la Madonna guerriera, il Cristo con la gonna, in Croce. Icone eccezionali.

Prodigo di foto, e di aneddoti, Baudo ha passeggiato per la via Mormina Penna, raccontando retroscena bellissimi. Il suo ruolo di paciere, tra Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, l’amarezza di Franco per essere stato escluso, all’ultimo, dal cast de “Il nome della Rosa”, che gli avrebbe dato la rivincita sul cameo felliniano di Ciccio in Amarcord, le ospitate di un giovane e impolitico Beppe Grillo da Genova, a casa Baudo: “Pippo, volevo dare cinquantamila lire di mancia alla governante…” E Pippo, sapendo quando pesasse a Grillo scucire soldi: “Beppe, e se poi si offende?”. E Grillo: “Hai ragione, meglio non darle nulla, così siamo sicuri che non si offende”.

“Andavo a trovare Philippe Noiret a Parigi, quando avevo casa lì. Era entusiasta di Massimo, Massimo Troisi, che io avevo portato in tv. Recitarono ne “Il Postino” insieme, e Massimo chiese di registrare con urgenza tutti i fuori campo. Il giorno che finì i doppiaggi, andò a dormire a casa della sorella, e morì”.

Lei è stato il più grande talent scout della tv italiana, come ha fatto? “Ho portato in tv Pavarotti, Bocelli, Grillo, Troisi, e tantissimi altri. A differenza dei Talent di oggi, io non ho mai pensato di spremere il personaggio e buttarlo l’anno successivo. Cercavo il talento vero. Oggi, se ti va bene, duri una stagione”.

Ci guardiamo in faccia e scoppiamo a ridere quando gli squilla il cellulare. La suoneria è la colonna sonora del “Il medico della mutua”, di Alberto Sordi. “Alberto mi chiese di usare questa musica come suoneria. Così, quando muoio, mi disse, ogni volta che qualcuno ti chiama penserai che potrei essere io, da lassù”.

Ma come si fa ad avere una memoria così tetragona di fatti, personaggi, circostanze che hanno fatto la storia della più grande azienda culturale del paese, la Rai? “Quando ero in Legge, a Catania, studiavo riscrivendo i testi, e facendo un mio Bignami. Leggo, leggo moltissimo, e studio, scrivo, a penna, senza computer, appunto, scarabocchio. Quando mi fecero il provino, la commissione presieduta da Antonello Falqui mi chiese, sfottendomi, come mai parlassi perfettamente l’italiano, anziché il dialetto siciliano. Risposi ricordando che il loro pregiudizio aveva un antesignano eccellente in Camillo Benso, conte di Cavour, convinto che in Sicilia si parlasse l’arabo. Si tacquero”.

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La cosa più bella o divertente che le è successa a Scicli?

“All’uscita da messa, in chiesa Madre, una signora ottantacinquenne, che chiaramente non avevo mai visto prima, commossa mi ha salutato: Grazie, signor Pippo, lei mi ha fatto provare piacere, per tutta la vita”. 

Il ricordo del sindaco Lo Presti

Baudo, nella sua visita sciclitana, ha ricordato il sindaco scomparso di Militello Val di Catania, Antonio Lo Presti, morto due anni fa in seguito a un banale incidente in mountain bike: “A mezzanotte, fino a qualche anno fa, uscivamo di nascosto per le vie del paese, e facevamo a gara a ricordare chi abitava in quel palazzo, chi in quella casa, chi in quel dammuso. Quasi sempre vincevo io. Antonio è stato una persona di grandissima umanità che mi ha dato molto, e molto mi ha insegnato. Lo ricordo con grande affetto”.

Lezioni di pronuncia

“Nessuno mi ha mai insegnato la corretta pronuncia delle parole in italiano”, racconta Pippo Baudo. “Di notte, a casa, a Militello, ascoltavo la radio, e, avendo imparato a suonare il pianoforte, capii come distinguere la musicalità delle vocali, aperte e chiuse. Affinai la mia pronuncia così, da autodidatta. Questo mi valse molto in sede di provino con Antonello Falqui. Avevo sciacquato i miei panni in Arno, pur vivendo in un paese piccolo, e senza opportunità educative importanti”.

 Foto di Luigi Nifosì

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