Giudiziaria Vittoria

Omicidio Incardona, la svolta nelle indagini arrivò nel 2005

Le rivelazioni dei pentiti

Vittoria - La svolta nelle indagini si è registrata dodici anni dopo il delitto, nel 2005, grazie a due collaboratori di giustizia, uno dei quali si era autoaccusato dell’omicidio Incardona. L’attività d’indagine iniziale, infatti, non permetteva di raccogliere elementi di prova tali da consentire la cattura immediata degli Arangio Mazza, motivo per cui dopo qualche tempo veniva sospesa.

La confessione dell'esecutore materiale, quindi, cambiò tutto: l'uomo riferì che aveva acquistato un’auto dagli Arangio Mazza, padre e figlio, e che, non riuscendo a pagare le rate, i due gli offrono la possibilità di estinguere parte del debito se avesse “gambizzato” il marito della loro congiunta. Considerato che i rapporti continuavano ad incrinarsi, però, gli Arangio Mazza cambiarono idea e proposero poco dopo all'uomo di estinguere l'itero debito, che ammontava a 10 milioni di lire, in cambio dell'omicidio di Incardona. Nel 2006, dopo questa confessione, venne eseguita l’ordinanza di custodia cautelare in carcere di Arangio Mazza, padre e figlio, e di Luigi Favitta responsabili, i primi due come mandanti, il terzo quale esecutore materiale, dell’omicidio di  Giovanni Incardona, unitamente al collaboratore ed figlio di quest'ultimo. Nelle more del ricorso per Cassazione avverso il provvedimento emesso dalla Corte d’Assise d’Appello di Catania, gli Arangio Mazza tornarono liberi.

Sono ancora in corso, intanto, le indagini per catturare Giovanni Arangio Mazza, ritenuto l'altro  mandante dell’omicidio Incardona, allo stato attuale latitante, considerato che si è allontanato da Vittoria prima della sentenza definitiva. La Polizia di Stato fa sapere che “non sottrarrà alcuna risorsa al fine di raggiungere il latitante, riconosciuto come mandante dell’omicidio del cognato e che deve scontare ancora 15 anni di reclusione, sempre che non decida spontaneamente di costituirsi considerato che è bene a conoscenza di quanto accaduto al padre e dell’esito della sentenza a suo carico”. Nonostante siano passati ben 22 anni dall’omicidio e 8 dalla confessione dell’esecutore materiale, gli investigatori non demordono e sono più che determinati ad assicurare alla giustizia anche Giovanni Arangio Mazza.