Cultura Anniversari

70 anni fa moriva Mondrian

Uno dei più grandi

Settanta anni fa moriva, a New Jork, Piet Mondrian (o anche Mondriaan), uno dei maggiori artisti di tutti i tempi. Naturalmente non spetta a me celebrare l’anniversario, dovrebbero occuparsene (e se ne occuperanno certamente) i celebri critici d’arte che scrivono sugli importanti quotidiani e sulle riviste specializzate.

Quanto mi interessa condividere coi sempre più numerosi lettori di RagusaNews, è la occasione di poter discutere di un artista molto particolare. L’olandese Mondrian, infatti, per chi non lo sapesse, è il pittore celebre in tutto il mondo per i suoi quadri consistenti in linee nere che si incrociano sempre ad anglo retto e, nei poligoni che si formano dalle intersezioni, la pittura di norma nera, blu, gialla e rossa, colori primari.

Non esiste al mondo uomo, donna, bambino, che, alla vista di un quadro di Mondrian, non abbia detto o quantomeno pensato: “ma questo quadro posso farlo anche io!”

Ed è così, teoricamente. È vero che chiunque può prendere una tela, con una squadra ed una riga tracciare tre o quattro linee perpendicolari tra di loro e di colore nero, e poi “riempire” gli spazi creatisi con un pennellino: rosso, giallo, blu e nero per dare vita ad un quadro che sarà simile (simile, non uguale) a quello che l’artista olandese dipinse tra il 1920 e il 1944, l’anno della sua morte a New Jork.

Ora, per capire che quei quadri all’apparenza banali e “facili” da dipingere, sono invece opere d’arte e vere e proprie pietre miliari di tutta la storia dell’arte universale, sarà necessario approfondire la conoscenza dell’artista e della sua opera. Non è questa la sede (ma sarà sufficiente, per chiunque, senza necessariamente consultare ponderose enciclopedie e/o trattati di storia dell’arte, anche solo consultare wikipedia). Mi piace invece ricordare un fondamentale episodio della mia vita, quando, saranno stati trenta anni fa, trovandomi a casa dell’ingegnere Cesare Zipelli in Ibla, ed osservando, tra gli altri, anche un quadro di Piet Mondrian, dissi quello che avrebbe detto chiunque al posto mio: “ingegnere, mi scusi, ma questo quadro saprei farlo anche io che a disegnare sono una capra!”

Allora CesareZipelli non mi rispose, ma mi disse di attenderlo qualche istante. Andò in un’altra stanza della sua bellissima casa iblea e ne ritornò con un grande e pesante catalogo. Adesso non ricordo autore e casa editrice, ma soltanto la copertina: era divisa perfettamente a metà per la lunghezza de volume, insomma in verticale. L’una e l’altra metà confluivano e si toccavano nella linea di demarcazione che di fatto non esisteva. A sinistra era un albero, a destra un quadro di Mondrian, molto simile a quello appeso alla parete della quadreria di Zipelli.

Quello a sinistra – dico il vero – mi era parsa una fotografia di un albero autunnale, un caducifoglia maestoso che dominava il paesaggio; quello a destra uno dei tanti quadri di Mondrian.

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L’ingegnere Zipelli mi consegnò il catalogo (era stato acquistato in occasione di una mostra personale di Mondrian degli anni ’70) raccomandandomi di leggerne con attenzione il testo e di osservare ben bene le fotografie che riproducevano le opere dell’olandese, con ordine cronologico. Partendo dall’albero iperrealista per finire al quadro conosciuto. Bene, leggendo quel catalogo appresi che tutti i quadri di Mondrian, compresi quelli riprodotti nella copertina del catalogo di Cesare Zipelli, erano intitolati “albero”.

Partendo dal quadro dove anche le foglie e le loro venature erano riprodotte dal pennello dell’olandese, e finire nei poligoni colorati, Mondrian aveva impiegato trenta anni di ricerca e studio e applicazione. Dopo quella esperienza imparai ad osservare più che a guardare i quadri, di Mondrian come di altri autori. E da allora non ho più detto “ma questo posso farlo anche io”.