Attualità Scicli

Scicli cerca un Salvatore

La politica è talento

Scicli - Tra poco arriverà il giorno nel quale i giornali d’informazione locali inciteranno tutti i loro lettori a compiere il dovere civico di andare a votare. Non ci sottrarremo a quest’obbligo, sia chiaro, ci teniamo a sollecitare il comune senso del sociale, sebbene manchi ancora tanto alla scadenza elettorale. A Scicli, come è noto, si vota il 27 novembre. Sono esattamente quarantotto giorni. Un mese e mezzo di campagna elettorale per restituire alla città nuove speranze e soprattutto, un “nuovo” sindaco.
Nuovo?
Una domanda sorge in tutta la sua effervescente spontaneità: c’è veramente bisogno del “nuovo” per amministrare una città vecchia di nome, vecchia ai registri dell’anagrafe e vecchia pure di fatto?
È quello che gli sciclitani si chiedono da un bel po’ di tempo, vista anche la situazione di stallo venutasi a creare in paese per incapacità di dialogo tra i “nuovi” attori della politica locale, facenti capo anche ai partiti tradizionali, così come per lo snervante tiki taka dei “nuovi” movimenti cittadini, popolati da giovani e giovanissimi che temporeggiano, perdono tempo e tutti insieme non riescono ancora a partorire un candidato a sindaco, affetti da senescenza precoce per ragionamenti e opportunismi. 
Ecco, perché, alcuni maggiorenti locali dei partiti moderati e della ex sinistra progressista si sono rivolti in questi giorni alle più alte cariche di riferimento nazionale, allo scopo di avere delle indicazioni precise volte -così reciterebbe il loro testamento politico- «a individuare strategie e metodi da porre in essere, affinché Scicli possa avere un candidato sindaco preparato, credibile e soprattutto gradito alla cittadinanza». Un candidato, così pare di capire, non necessariamente giovane, però.
Il punto è proprio questo.
Indiscrezioni, infatti, confermate a livello provinciale ma anche ai piani alti di Palazzo d’Orléans vi assicuriamo che non si parla d’altro, danno per scontata la candidatura di un super-super-super big della politica tanto amato e rimpianto da Scicli e dagli sciclitani tutti.
Un indizio, anzi due: non è giovane e nel suo nome è custodito il destino di un paese che ha perso ultimamente non solo la faccia ma anche l’identità e che ha bisogno di rialzare la testa dopo due anni di commissariamento per mafia e relativo scioglimento del consiglio comunale. Un salvatore? Sì, Salvatore, a essere precisi.
Il cognome, poi, è noto a tutti: Calabrese, per gli amici, Sciabbònz!
Salvatore Calabrese è stato sindaco per quasi un decennio negli anni Ottanta, quando il primo cittadino era eletto grazie ai voti dei consiglieri comunali. Socialista, è stato ai vertici dell’Usl 7 di Modica, più volte assessore e consigliere comunale. Insomma, uno che alla politica ha dato sempre del Tu.
Stiamo parlando di uno dei miglior talenti della politica sciclitana di tutti i tempi.
Tanto che uno storico avversario politico, plenipotenziario della DC di allora e pure d’adesso, abbaggianato, dirà di lui: «se avessi avuto metà del talento di Sciabbònz sarei diventato il politico sciclitano più grande di tutti i tempi». 
Ma questa è un’altra storia.
Salvatore Calabrese, settantenne, conosciuto per la sua proverbiale ironia, è stato uomo del fare e sindaco tra la gente. Fra tutti, l’unico politico che, da primo cittadino, ha meglio interpretato il tono autoironico tipico degli sciclitani, intriso di relativismo cosmico e della capacità tutta cremisi di sdrammatizzare quando è opportuno. Oggetto di grande aneddotica, infatti, il suo incontro con Leonardo Sciascia a palazzo di città, quando gli chiese: "ma lei scrive su La Sicilia?" E Sciascia rispose: "Diciamo di sì. Scrivo sulla Sicilia".

O ancora una sua visita a palazzo Chigi alla ricerca di un Ministro, apostrofò Andreotti premier, chiedendogli: "Chicc'è De Michelis?".

Sciabbònz ha stregato gli sciclitani con la sua simpatia e col suo sorriso: elementi di cui la politica di questi tempi, ammorbata da mufloni attapirati in conflitto con loro stessi e col mondo circostante, avrebbe strettamente bisogno.
Per non parlare del segnale che Salvatore Calabrese, da sindaco, potrebbe dare anche ai tifosi dell’antipolitica: con Sciabbònz le monarchie nomadi, quelle che a Scicli hanno considerato il potere politico alla stregua di semplici beni di famiglia da scambiarsi con disinvoltura, avrebbero filo da torcere.
Salvatore Calabrese, a farla breve, sarebbe il sindaco che tutti gli sciclitani voterebbero. La sua statura politica offrirebbe una guida politica di tutto rispetto per la città di Scicli.
Il nostro non è un endorsement. Ci mancherebbe. È una semplice constatazione su un fuoriclasse della politica del nostro paese: non abbiamo rivelato nulla di nuovo che lo sciclitano già non sapesse.
È ovvio che, se l’indiscrezione del candidato “nuovo” che nuovo non è si rivelasse vera, come abbiamo motivo di ritenere, data la fonte, si aprirebbero scenari politici nuovi e deflagranti, rispetto anche al dibattito attualmente in atto a Scicli con un Partito Democratico che rinuncia alle primarie per dare spazio a un candidato di coalizione.