Lettere in redazione Scicli

Scicli: quando il turismo diventa solo chiassoso provincialismo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Scicli - La lettera del signor Denaro ricorda da vicino ciò che molti italiani pensano quando si trovano all’estero: spesso ci dobbiamo confrontare con realtà in cui il senso civico, la pulizia degli spazi pubblici, i servizi delle amministrazioni locali sono di gran lunga più efficienti delle nostre.
Certo è comunque vero che quello che accade nel Sud d’Italia è assolutamente a sé e che le amministrazioni locali del Meridione sono le più disastrate dell’Europa occidentale.
In Sicilia in particolare, per parlare di casa nostra, dobbiamo ammettere il completo fallimento di 70 anni di autonomia amministrativa. Centinaia di migliaia di pagine sono state scritte sulle cause di ciò. Troppe.

E ancora ci chiediamo, come fa il signor Denaro, se le cose cambieranno e come farle cambiare. Non credo che sia possibile rispondere, a meno che non si voglia sognare a occhi aperti. Non credo che ci sia una vera efficace soluzione. Forse tra 100 anni qualcosa cambierà, grazie soprattutto alle straordinarie (ma anche singole e isolate) capacità imprenditoriali e alle belle intelligenze che la Sicilia soprattutto in questi ultimi anni ha dimostrato di avere. Non so. Ora come ora non vedo però alcuna capacità di riscatto. Scicli pareva che con l’Unesco, i turisti, ecc. sapesse darsi uno scatto. Non solo non è stato così, ma in questi dieci anni le cose sono peggiorate (raccolta rifiuti, manutenzione delle strade, qualità dei servizi e della vita culturale). Via Mormina Penna luccica di locali, bar e ristoranti che a qualcuno potranno far pensare a una crescita. Questa ventata di chiassoso provincialismo, questa ‘crescita’ turistica tanto esaltata, non vale nulla, è solo come carta argentata (volgarotta per lo più) ‘appizzata’ a una realtà che è molto meschina. Basta guardare meglio e ritroveremmo le solite immagini dell’eterna discordia civica che avvelena ogni cosa, del disinteresse per il bene comune, dell’egoismo privato che rende ciechi e avidi, dell’ignoranza, fatalismo, menefreghismo ecc ecc
Tutti?

No, no certo! Ma i pochi che fanno eccezione sono destinati a rimanere pochi, col ‘peccato’ storico di rappresentare un alibi e un paravento per gli squali. Sì certo, abbiamo tante cose belle a Scicli e tante persone per bene, sì tante, ma sono costrette, per la maggior parte, a stare chiuse in casa e a tapparsi il naso. (Con preghiera di smentita).
Beati i turisti e i forestieri che di tutto ciò o non si accorgono o se ne fregano.