Attualità Comiso

Sport uguale calcio, giornalisti sportivi e web. Un incontro

Ieri pomeriggio a Comiso

Comiso – Si parla di sport e subito si pensa al calcio. E questo, è inutile negarlo. E’ un dato di fatto, inutile anche tentare di capire il perché. Ieri pomeriggio, presso la sede Multifidi di Comiso di Roberto Biscotto, si è svolto un incontro per giornalisti denominato “L’evoluzione del giornalismo sportivo”. Ospite d’onore, l’ex arbitro Paolo Casarin: la sua è stata sicuramente una bella testimonianza, quella di un uomo che ha svolto il proprio lavoro in anni in cui il calcio era completamente diverso da oggi: “Ho arbitrato Ragusa-Caltagirone per la Serie D nel 1965.

Fu una buona partita e presi un voto buono”, racconta quasi divertito. Quant’è cambiato il modo di raccontare lo sport da allora ad oggi? Non si può proprio fare un paragone: Guido D’Ubaldo, segretario nazionale dell’ordine dei giornalisti, spiega: “Ormai conta poco anche il risultato finale perché quello lo si sa quasi subito. Qualsiasi giornale deve affrontare il cambiamento che è avvenuto con l’esplosione del web. Tanto per fare un esempio, Corriere dello Sport in Sicilia vende solo 2 mila copie, mentre prima era la regione in cui vendeva di più.

E sulle tifoserie? Riccardo Arena, consigliere dell’ordine, spiega: “Un giornalista sportivo di solito prima è un tifoso e poi è un giornalista. Quello che conta è saper affrontare i fatti, al di la della personale simpatia. Oggi, invece, le cronache delle partite sono quasi passate in secondo piano”. Si è parlato anche del VAR, il nuovo sistema che permette ai due arbitri aggiunti di verificare tramite monitor alcune azioni dubbie, qualcosa che fino a qualche anno fa non era possibile nemmeno pensare.

La domanda è questa: un sistema del genere, quanto toglie all’anima del calcio? Alla passione dei tifosi? Non si corre così il rischio di trasformare questo sport in qualcosa che interessi solo ed esclusivamente gli sponsor? Infine Carlo Verna, presidente dell’ordine dei giornalisti, ha accennato anche alla responsabilità dei giornalisti ai tempi dei social: se il tifo resta fuori dalle cronache ufficiali, quando si è sui social ci si può lasciare andare alle simpatie personali?

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