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Sciascia, intervista inedita: Mi accusarono di aver inventato la mafia

Ritrovata una conversazione dello scrittore con la Radio della Svizzera Italiana

Palermo - Per avere scritto il romanzo "Il giorno della civetta" (Einaudi, 1961) Leonardo Sciascia (1921-1989) fu accusato di "aver inventato la mafia"; in seguito alle polemiche suscitate dall'articolo "I professionisti dell'antimafia" (apparso sul "Corriere della Sera" il 10 gennaio 1987), lo scrittore siciliano venne accusato "in senso contrario, di non essere abbastanza partecipe alla lotta contro la mafia". E' lo stesso Sciascia a rivendicare la sua "coerenza rispetto alla realtà effettuale delle cose" in un'intervista con il poeta Franco Loi, registrata pochi mesi prima di morire (8 aprile 1989) per la Radio Svizzera Italiana.

La trascrizione dell'intervista è stata riscoperta da Francesco Izzo, che la pubblica per la prima volta sul nuovo numero della rivista internazionale di studi sciasciani "Todomodo" (Olschki editore), da lui fondata e diretta. L'intervista reca il titolo "Un mio amico dice che la Democrazia Cristiana è un fatto prodigioso".

Sciascia ricordava: "Io ho scritto 'Il giorno della civetta' e ho avuto l'accusa di aver inventato io la mafia, che la mafia non esisteva, cosa che veniva autorevolmente detta anche dal cardinale arcivescovo di Palermo: 'La mafia non esiste, chi parla di mafia è un diffamatore della Sicilia'. Quindi, allora ho raccolto le accuse di coloro che negavano l'esistenza della mafia".

Dopo un quarto di secolo, sottolineava Sciascia, "per aver fatto appello al diritto e soprattutto per avere fatto l'istanza che la lotta alla mafia non diventasse lotta per il potere ma effettivamente lotta alla mafia, oggi sono accusato in senso contrario, di non essere abbastanza partecipe alla lotta contro la mafia. Sono cose che succedono a chi tiene una certa coerenza rispetto alla realtà effettuale delle cose".

Sciascia rivendicava poi il merito pionieristico di aver ad affrontare il tema di Cosa Nostra nella letteratura: "Io sono stato contro la mafia ed anzi sono stato, credo, il primo scrittore
siciliano ad aver dato una esemplificazione narrativa di cosa è il fenomeno mafia, perchè in Pirandello, per esempio, la cosa c'è, la cosa mafiosa, però senza farne il nome".

Lo scrittore ricordava poi di aver "sempre sostenuto che la mafia è un fatto delinquenziale, più o meno osservante di certe regole, però la mafia è la ricerca di un illecito arricchimento per i propri associati".

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