Attualità Siracusa

Ai lincei, il museo di Siracusa esempio di archeologia

Interrogare o rileggere il passato

Ragusa - Interrogare, rileggere il passato, studiando i reperti archeologici, i cocci scavati e raccolti sul terreno dagli archeologi.  Preziosi documenti che nascondo ancora tante testimonianze utili alla ricerca oggi e ancor più nel futuro, se conservati negli inventari con cognizione di causa come quelli nel Museo di Siracusa, scritti da Paolo Orsi di suo pugno per un quarantennio, che restano insuperabili. Lo afferma la Prof.ssa Paola Pelagatti nella Lectio brevis “Interrogare o rileggere il passato” all’Accademia dei Lincei.

La lezione ricorda tutto quello che gli archeologi raccolgono ogni giorno o hanno raccolto nei decenni “la documentazione - scrive la Prof.ssa Pelagatti - di un passato spesso ignorata, testimonianza di un lavoro oscuro, i così detti ‘cocci’, dei quali non mancano riferimenti alla provenienza (il luogo e la data di nascita della loro identità), che vanno tuttavia ricercati nelle pieghe dei comparti, nei “cartellini” finché si conservano, negli inventari, documenti che richiederebbero appunto di essere riletti”.

Nella lezione si fa riferimento a tre aree campione, note alla Accademica dei Lincei per le esperienze personali vissute anche nel ruolo diretto di Soprintendente: la Sicilia orientale, con centro a Siracusa;  l’ Etruria meridionale, con epicentro al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia; Torino e la Regione Piemonte.
Della Sicilia la Prof.ssa Pelagatti ricorda in particolare le realtà nascoste, in alcuni depositi tra cui cita il Museo Regionale P. Orsi (già Museo Nazionale.), il museo di Camarina (sub colonia di Siracusa, costa meridionale), la rara immagine dei depositi della stipe di Demetra a Catania (Sc. Giovanni Rizza1960) con cocci raccolti negli anfratti della lava, sotto la città, uno scavo che fece epoca, per le fortunate circostanze della scoperta, ma che attende una rilettura completa e adeguata, e ancora le prime raccolte di anfore da trasporto arcaiche a Camarina ricomposte integralmente, le anfore contenitori di scheletri di infanti, le anfore e il commercio nel Mediterraneo del Padiglione a Camarina.

Le tre aree osservate dalla Prof.ssa Pelagatti, Accademica dei Lincei, hanno restituito una quantità incommensurabile di testimonianze che, nonostante tutto - il disordine, la polvere, i traslochi non ben gestiti, o decisi a volte senza cognizione di causa o per scopi peregrini - rimangono utili ancora alla ricerca.
La documentazione di quegli scavi si raccoglie in gran parte nei depositi dei Musei, che sono, o erano almeno fino a poco tempo fa, una realtà connessa con l’attività delle Soprintendenze e dovrebbero rimanere la base nella vita dei Musei Archeologici, ma - nota la Prof.ssa Pelagatti - siamo in una fase di controtendenza.

Anche se spesso considerati un peso e un intralcio all’attività quotidiana, tali “riserve” erano pur sempre il sottofondo ineludibile all’attività giornaliera dell’archeologo operante nella pubblica Amministrazione. L’Accademica dei Lincei descrive dunque la ricchezza del passato che si conserva nei depositi, ricordando che queste raccolte, quando siano ordinate e funzionali, si possono considerare come delle “biblioteche” di cocci, che nei musei e nelle raccolte, nascondono ancora tanta parte della cultura e della storia.

La Prof.ssa Pelagatti lancia infine un avvertimento sulla comunicazione nei musei, da gestire con attenzione e limiti ed evitando le distorsioni e cita l’episodio del tempietto di Alatri, dove nella sala, accanto al sarcofago “degli sposi” (Terracotta VI sec., di fama mondiale) è stata collocata una coppia umana (sic): esperimento tattile per “i non vedenti”?

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