Economia Cappelli

Fallita Borsalino, i suoi cappelli sulle teste più importanti del mondo

Giorgio Napolitano un collezionista

Il cappello Borsalino ha un legame stretto con le star di Hollywood. Lo indossa Jean-Paul Belmondo nel capolavoro 'Fino all’ultimo respiro', Marcello Mastroianni in '8 e 1/2' e Tony Servillo nel film 'La grande bellezza'. C'è il 'Borsalino', pellicola cult degli anni '70 interpretata da Alain Delon. Un’immagine resta scolpita su tutte: Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, entrambi con un Borsalino in testa, nella scena dell’addio finale di Casablanca. Per questo il fallimento dell’azienda di Alessandria, nata come piccolo laboratorio di cappelli nel 1857 e diventata famosa in tutto il mondo, è qualcosa di più del triste finale di una bella storia d’impresa durata più di 160 anni. E’ un colpo alla memoria collettiva, quella in cui scorrono le immagini dei divi più amati. Ed è un colpo al made in Italy e a un savoir faire industriale e artigianale quasi unico se si pensa che per creare un Borsalino servono 52 passaggi e sette settimane di lavorazione.
Il tribunale di Alessandria ha respinto la richiesta di concordato presentata dalla Haeres Equita, società dell’imprenditore svizzero Philippe Camperio, che gestisce l'azienda ed è titolare del marchio, vero valore della Borsalino. Già un anno fa un’analoga richiesta era stata respinta. Camperio, però, non ci sta. «Il fallimento si basa su ragioni tecniche e legali che nulla hanno a che fare con la gestione dell’azienda da parte di Haeres Equita. L’attività di Borsalino continua, la nostra volontà è di andare avanti mantenendo i livelli occupazionali e il sito produttivo ad Alessandria», replica.

In fibrillazione i 130 lavoratori che hanno tenuto un’assemblea in fabbrica e un presidio simbolico. «C'è tensione e nervosismo. E’ una situazione che ha dell’assurdo. C'è lavoro e ci sono ordini e, per questo, dopo la decisione del tribunale, non si può che essere arrabbiati», afferma Maria Iennaco della Cgil. Si mobilita il Comune di Alessandria, che ha attivato un tavolo di crisi in Prefettura già due mesi fa in vista del possibile epilogo della vicenda, mentre i sindacati vedranno il 22 o il 27 dicembre i curatori, Stefano Ambrosini e Paola Barisone, in attesa di incontrare Camperio. «Siamo delusi perché il fallimento non è mai un bel percorso, ma anche in altre realtà si è ripartiti. Non so prevedere il futuro ma alla Borsalino il lavoro c'è e, alla luce di questo, ci attrezzeremo per andare avanti, nonostante non manchino le preoccupazioni», afferma Claudio Cavallaretto della Cisl.
Nessuno vuole credere davvero che la storia di Borsalino sia finita. «Preserveremo un patrimonio d’eccellenza del sistema manifatturiero italiano», assicura Camperio. «Speriamo che da quel marchio di proprietà dell’imprenditore svizzero si possa ripartire per conservare occupazione e produzione in Alessandria», afferma Riccardo Molinari, assessore alle Politiche del lavoro e allo sviluppo economico del Comune di Alessandria.

Da Giorgio Napolitano a Humphrey Bogart

Ma chi sono stati i clienti Borsalino? L'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ne ha una collezione, acquistata quasi interamente nel negozio adiacente piazza Navona a Roma. Il Borsalino è stato un "must" per attori, politici e pure gangster. Era il cappello preferito di Al Capone, ma diventò un successo planetario soprattutto quando lo indossò Humphrey Bogart in Casablanca.

Dopo arrivarono altri testimonial come Alain Delon e Jean-Paul Belmondo, o come Federico Fellini, che si faceva fare un modello tutto suo, il "Fedora", poi fortemente cercato pure da Robert Redford. Robert De Niro ne indossa uno in "Gli Intoccabili", il presidente francese François Mitterand lo portava spesso, come pure, prima di lui, Winston Churchill, Pancho Villa, Gabriele D'Annunzio, Ernest Hemingway. E anche Silvio Berlusconi è tra i patiti di Borsalino.

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