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Tutti i soldi del mondo. Quanto vale la vita di una persona?

Tratto da un fatto di cronaca vera, il rapimento di Paul Getty III

Tutti i soldi del mondo? Al plurimiliardario Paul Getty non basterebbero mai. Sembrerebbe essere questa la triste morale del chiacchieratissimo film di Riddley Scott “Tutti i soldi del mondo”, uscito nelle sale cinematografiche italiane da qualche settimana, un noir ispirato ad un fatto di cronaca reale, il rapimento di Paul Getty III, nipote del magnate del petrolio Paul Getty, avvenuto a Roma nel 1973. Di questo film sono note le traversie di post-produzione dovute alla scelta del regista di rimuovere dal cast Kevin Spacey, travolto dalle numerose accuse di violenza sessuale e che portò a rigirare tutte le scene da lui interpretate. Kevin Spacey, a cui era stato affidato il ruolo del vecchio Paul Getty, è stato sostituito da Christopher Plummer.

Non sappiamo, naturalmente, come sarebbe stato il film con un grandissimo attore come Kevin Spacey (resta davvero un grande interprete, al di là delle accuse di violenza sessuale), ma di sicuro Christopher Plummer, forse aiutato anche dalla sua età e da un certa vena mefistofelica che riesce a dare alla sua interpretazione, non ha fatto rimpiangere Spacey. I prodigi della tecnica, poi, hanno fatto il resto. Il film è molto coinvolgente e la storia è narrata a mo’ di thriller. La trama, appunto, racconta del rapimento del giovane rampollo Paul Getty III (Charlie Plummeri), diciassettenne, avvenuto a Roma nel 1973 per mano della ‘ndrangheta calabrese. Il ragazzo viene subito trasportato sulla Sila e tenuto prigioniero per cinque mesi.

La madre di Paul, Gail Harris (Michelle Williams) separata dal dissoluto marito Paul Getty II, chiede immediatamente aiuto al suocero, visto che il riscatto è fissato a 17 milioni di dollari. Ma il vecchio Getty non ha intenzione di sborsare neanche un quattrino, nonostante dichiari che Paul sia il suo nipote preferito. Saranno solo le estenuanti trattative di Gail e di un agente della sicurezza assoldato dal vecchio Getty, Fletcher Chase (Mark Wahlberg), a far tornare a casa il povero ragazzo, nel frattempo privato di un orecchio.

Al di là della trama il film è un’interessantissima metafora sul valore dei soldi e delle persone. Il vecchio miliardario Paul Getty, nonostante sia stato per quell’epoca l’uomo più ricco del mondo, è di un’avarizia al di fuori di ogni limite e ricorda tanto un moderno Scrooge ma a cui nessuna visione dei Natale del passato, del presente o del futuro farà mai cambiare idea. Un personaggio che ama paragonarsi all’Imperatore Adriano e che durante il rapimento del nipote continua a circondarsi di oggetti d’arte pagati milioni di dollari piuttosto che concedere qualcosa alla trattativa coi rapitori.

Gli oggetti, come ripete, “non cambiano mai, sono ciò che appaiono”: sembrerebbe essere questo il motivo per cui non ama concedere nulla nemmeno allo sfortunato nipote. Ma la verità è che ogni persona ha un suo prezzo, tranne la nuora Gail che non riesce mai a “comprare”. Rifiuta, infatti, qualsiasi aiuto economico dopo il divorzio dal marito e chiede solo la custodia dei suoi figli, cosa ritenuta uno smacco dal vecchio che non spiega come sia possibile che qualcuno non miri ai suoi soldi. Non si riesce quasi a tifare per i buoni, rappresentati dai Getty, mentre si prova una certa pietas per i rapitori, in particolare per “cinquanta” che farà di tutto per evitare che il giovane Paul muoia.

Interpretazione toccante e convincente di Michelle Williams che ha dimostrato a tutto il mondo che anche chi ha interpretato per anni una sbandata in Dawson’s Creek alla fine può farcela e diventare una grande attrice.
Unica pecca del film alcune parti del doppiaggio degli attori italiani, molto probabilmente in lingua originale rende di più e l'aver trasformato l'Italia nella solita macchietta senz'anima, cedendo a diversi luoghi comuni. Lo sceneggiatore, infatti, non si è reso conto di quanto sia tragica la realtà dell'andrangheta, trasformata invece in una banda di puzzolenti barboni sudati che al massimo si concedono qualche bicchiere di vino.

Le Brigate Rosse, invece, sono dei comunisti da manifestino politico e nel film non fanno paura a nessuno, nonostante per anni abbiano seminato il terrore e i carabinieri italiani, infine, vengono ritratti come se fossero stupidi. Il film racconta un'Italia senza sfumature, senza rendersi conto che quella degli anni '70 è stata una realtà dura di cui ancora si paga il prezzo.

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