Attualità Reggio Calabria

Bartolomeo Musicò: Io, sopravvissuto alle stragi della 'ndrangheta

Ritorno dopo 24 anni sul luogo della strage

Reggio Calabria - L'appuntato Bartolomeo Musicò torna nei luoghi in cui subì un attentato dalla 'ndrangheta e in cui rimase gravemente ferito. Era il primo febbraio 1994 insieme al collega si trovava sulla SS 106. Insieme a Salvatore Serra, Musicò era in pattuglia. Un normale servizio, in una terra che di normale ha poco in quegli anni: erano gli anni della strategia stragista, gli anni in cui la mafia di Totò Riina e la 'ndrangheta dei boss Graviano e Filippone, erano insieme per ricattare lo Stato e ottenere benefici e protezione. Bartolomeo Musicò rimase ferito, mentre il collega morì: a sparare, furono due killer, Villani e Calabrò.

"Non ricordo nulla, solo di essere stati attinti da diversi colpi di pistola", dichiarò all'epoca a Mixer da un letto d'ospedale. Fu fortunato, anche se la sua vita da allora è cambiata per sempre. Pochi giorni prima, sull'autostrada A3, all'altezza dello svincolo di Scilla, vengono uccisi i carabinieri Fava e Garofalo. Si comprende come ci sia una strategia precisa dietro quegli attentati agli uomini dell'Arma. In un primo tempo per quegli agguati vengono individuati solo gli autori materiali, Consolato Villani e Giuseppe Calabrò.

I due, dopo varie vicissitudini, vengono condannati. Ufficialmente si tratterebbe di azioni isolate, ma le indagini condotte dal pm Giuseppe Lombardo, con il coordinamento del procuratore capo Federico Cafiero de Raho e del sostituto della Dna, Curcio, forniscono una verità diversa: quei fatti furono causati da una strategia stragista di 'ndrangheta e cosa nostra per destabilizzare lo Stato italiano. A distanza di 24 anni, Musicò è tornato allo svincolo di Saracinello, luogo in cui nonostante la pioggia di proiettili, rimase miracolamente vivo. E lo fa nel giorno delle commemorazioni dei colleghi periti, Fava e Garofalo.

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