Attualità Chiaramonte Gulfi

Incendio pineta di Chiaramonte, nessun risarcimento danni per le aziende

Stato di calamità proclamato, ma resta come sempre un contenitore vuoto.

Chiaramonte Gulfi - Nessun risarcimento danni è stato previsto per le aziende colpite dal terribile incendio che ha devastato la pineta di Chiaramonte Gulfi e che ha messo a dura prova queste aziende. Azienda agricola Tumino, azienda agricola Cascone e azienda agricola Brugaletta, non avranno nessun risarcimento perché il dipartimento di Protezione Civile Regionale non ha ritenuto che vi siano i presupposti giuridici affinchè si possa avanzare una richiesta di risarcimento.

La documentazione, nero su bianco, è stata inviata al sindaco di Chiaramonte Gulfi e all’assessorato Regionale del Territorio e ambiente il 25 ottobre del 2017. Secondo quanto si evince dal documento, in pratica la Protezione Civile sostiene che l’incendio è di natura colposa e non una calamità naturale. Testualmente, si legge: “Nel nostro ordinamento civilistico il risarcimento è il ristoro dovuto a chi subisce un danno, che nel caso che ci riguarda si configurerebbe quale danno di natura patrimoniale, scaturente da una condotta illecita extracontrattuale fonte di obbligo risarcitorio. L’illecito civile è strutturalmente composto da una condotta materiale, antigiuridica dolosa o colposa, un nesso di causa e un danno ingiusto. Pertanto, qualora ne sussistano i presupposti, il danno deve essere risarcito dal soggetto che ha in custodia la cosa dalla quale è derivato il danno. Sempre secondo il codice civile, si definisce custode il soggetto che ha la disponibilità effettiva, di fatto e giuridica, di una cosa ed i relativi poteri di controllo sulla medesima. Appare evidente che, alla luce di quanto riferito, nessuna responsabilità può essere ascritta al Dipartimento regionale della Protezione Civile che, non essendo custode di beni demaniali e non avendo posto in essere condotte illecite come sopra precisate, non è tenuto al risarcimento di alcun danno”.

In pratica il Dipartimento di Protezione Civile, non essendo proprietaria del demanio, non è tenuta a risarcire alcunchè. E allora chi dovrebbe risarcire queste persone che hanno avuto centinaia di migliaia di euro di danni? L’azienda Forestale? Il Comune? Sempre nello stesso documento, si fa riferimento al fatto che le attività di prevenzione e previsione devono essere svolte secondo i cosiddetti “principi di difesa passiva”, cioè attraverso il controllo del territorio tramite avvisi, procedure previste che possono creare criticità e piani di protezione.

Insomma la Protezione Civile se n’è lavata le mani e fa il classico scarica barile. Ma allora una domanda sorge spontanea: a cosa è servito ottenere lo stato di calamità naturale? A cosa sono servite le passerelle di onorevoli locali, regionali e persino la venuta dell’ex Presidente Rosario Crocetta a Chiaramonte? Una storia che tristemente si ripete e che purtroppo: proclami. Proclami a non finire, fatti di paroloni come stato di calamità naturale a cui quasi mai seguono fatti. Ed è così che lo stato di calamità, quasi sempre, resta soltanto un contenitore vuoto, pieno di promesse che poi non si è in grado di mantenere.

Ricostruiamo, a questo punto, l’iter di questa tragedia ambientale e umana che ha compito con memoria indelebile la città di Chiaramonte. Subito dopo l’incendio del 30 giugno, viene convocata d’urgenza la giunta regionale in cui viene dichiarato il famoso stato di calamità per i Comuni di Patti, Nicosia, Grammichele e Chiaramonte. Era il 4 luglio 2017. In quell’occasione, è stata anche deliberata l’attività che il dipartimento di Protezione Civile doveva svolgere: “Elaborare una mappa dettagliata delle località colpite, anche in misura minore, e predisporre un progetto analitico dei danni al fine di poter stanziare risorse e rilanciare i territori colpiti dagli incendi”. Delibera firmata dall’allora presidente Rosario Crocetta.

In quell’occasione il Dipartimento di Protezione civile aveva fatto una relazione molto vaga sulla situazione di Chiaramonte, in quanto non era stata ancora effettuato il sopralluogo. Si parla, nella relazione, soltanto dell’evacuazione del centro anziani e non si fa cenno alle aziende distrutte. Adesso, se i proprietari vogliono provare ad avere un risarcimento, possono sperare solo nella bravura dei loro avvocati.